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Giovedì, 11 Agosto 2022
Economia

«Il provvedimento del Governo sul futuro delle Banche è un attacco al credito cooperativo»

Un appello critico sottoscritto da 156 economisti. Una approfondita analisi nel libro “Banche popolari, credito cooperativo economia reale e costituzione” presentato a Palazzo Galli

Un panorama generale sul sistema bancario italiano con approfondimento su storia, realtà e possibile futuro delle banche popolari e del credito cooperativo è stato tracciato a Palazzo Galli –Banca di Piacenza dal prof. Marco Vitale, economista d’impresa ed editorialista di importanti quotidiani. L’occasione è stata fornita dalla presentazione del volume”Banche popolari, credito cooperativo, economia reale e Costituzione",

La frase di Aristotele – ildiscostarsi in partenza anche di poco dalla verità si moltiplica all'infinito via via che si procede - ha affermato prof. Vitale, calza alla legge di modifica delle Banche popolari che costituisce un attacco al credito cooperativo. Il provvedimento del Governo è basato infatti su due colossali non verità. La prima è la convinzione che, in materia bancaria, contano solo le grandi dimensioni e, la seconda, è che solo il patrimonio è baluardo di stabilità.

È certo vero – ha continuato l’oratore - che soprattutto in alcune delle banche coinvolte, sono necessarie importanti correzioni di rotta, ma, in questi casi, un legislatore saggio, stimola una vera riforma dell' istituto e non promuove un'aggressione incostituzionale. La riforma delle popolari (e l'idea di voler abolire il voto capitario prima in toto ora solo per le banche sopra gli 8 miliardi di attivo), interviene in modo brutale su uno dei punti più delicati del rapporto tra economia e democrazia. La verità è quella che ha detto Prodi nel corso di un recente incontro al Centro Studi della CISL: le banche popolari «sono un esperimento interessante, unico, che ora si vuole chiudere in un attimoperché da noi sono considerate una deviazione dalle regole del sistema”. Ma da quale sistema? – ha domandato il professor Vitale - da quello delle grandi banche che ci ha portato sparati alla catastrofe finanziaria del 2008 e che sta, alacremente, lavorando per la prossima catastrofe? L'inconsistenza di molti degli argomenti avanzati dal Governo per giustificare il provvedimento, sono rese evidenti da un'analisi seria, come quella contenuta nell'appello sottoscritto da 156 economisti di valore, provenienti da un numero impressionante di Università da tutta Italia. La verità è che non esiste capitale sufficientemente alto per evitare gli effetti della "mala gestio". Forse che il Monte dei Paschi di Siena (MPS), per fare un solo esempio, non aveva accumulato un patrimonio sufficientemente grande nei suoi 600 anni di storia senza distribuzione di dividendi, prima che questo patrimonio, una volta diventato SpA, venisse, in breve tempo, dilapidato da una dirigenza disastrosa...

Nelle pagine dell’agile volume si susseguono, oltre quello del prof. Vitale,  saggi e interventi di Riccardo Cappellin, Claudio Casaletti,  Giuseppe Porro e di  Fulvio Coltorti,economista e per lunghi anni responsabile dell'ufficio studi di Mediobanca, la cui analisi si evidenzia la virtuosità del modello popolare.  Le banche popolari, scrive, sono istituti che assicurano il soddisfacimento della domanda di finanziamento espressa dal sistema delle imprese e, in particolare, da quelle di piccola e media dimensione che rappresentano notoriamente il nostro vantaggio competitivo. La forza dei numeri  suffraga la sua tesi con la forza dei numeri. Dal 2008 le banche popolari hanno guadagnato quote di mercato, per quanto riguarda il credito erogato all'economia reale, passando dal 22% al 25,5%. Hanno poi visto crescere significativamente il numero dei soci, passato da 1,15 a 1,33 milioni, oltre che aumentare il numero dei clienti arrivato a 12,3 milioni, con un balzo di un milione e mezzo. Infine, le banche popolari hanno aumentato il loro credito verso il terzo settore, per sette punti percentuali in più del sistema bancario nel suo insieme. Tutte cifre su cui riflettere, oggi che si parla di matrimoni fra popolari come frutto dell'ineluttabilità della trasformazione di esse in società per azioni.

Il partecipato incontro svolto nella Sala dei depositanti , è stato concluso dall’avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari che ha ricordato come le banche sono nate storicamente per svolgere una duplice funzione: intermediare tra risparmiatori e imprenditori impegnati nella realizzazione di progetti di investimento, e trasferire la ricchezza da una generazione a quelle successive. Per questo le banche sono delle autentiche miniere di fiducia, un tesoro che non può venire meno, pena la decisione dei risparmiatori di non affidare più i loro risparmi. Di conseguenza la banca non è un’impresa come le altre, e non può avere come unico scopo quello di massimizzare il profitto. Il suo compito è invece quello di accrescere il capitale sociale, base della fiducia. In una economia ed una finanza partecipativa prospera una società, una cultura equilibrate che si oppongono all’uniformità ed omogeneizzazione tecnocratica per le quali solo le grandi dimensioni meritano rispetto. E’ in atto un tentativo di omogeneizzare e banalizzare tutte le nostre strutture bancarie, per sottoporle al pensiero unico di chi pensa che le banche popolari, e tutto il credito cooperativo, siano un’anomalia del sistema. Ed in effetti si tratta di un’anomalia rispetto al loro sistema. Ma il loro sistema è esattamente quello che i padri costituenti non volevano.

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