Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia

Il rimbalzo della meccanica e della manifattura piacentina: fatturato a +28% e +18%

I dati dei primi sei mesi del 2021 di un campione di aziende associate a Confindustria. Rolleri: «Si rifletterà sull’occupazione. Purtroppo le materie prime costano di più»

«La fotografia dell’industria piacentina è stranamente positiva. C’è una ripresa di ordinativi, i dati consuntivi ci dicono che la meccanica vive un incremento del 28,82% di fatturato e il manifatturiero piacentino del 18,95%. Dati estremamente positivi che si riflettono sull’occupazione. La stragrande maggioranza dei nostri associati non prevede di ricorrere alla cassa integrazione. Preoccupa però l’aumento dei prezzi delle materie prime». Così Francesco Rolleri, presidente di Confindustria Piacenza, presenta la tradizionale indagine congiunturale semestrale dell’associazione, che si basa su un campione di centinaia di aziende del territorio per 8mila addetti e 3 miliardi di fatturato. L’indagine si basa sui primi sei mesi del 2021, dopo il disgraziato e disastroso 2020, anno contrassegnato dalla pandemia.

I risultati raccolti raccontano di un “rimbalzo” dell’industria e della manifattura piacentina. Fatturato in aumento del 18,95% rispetto per il comparto manifatturiero, la meccanica +28,82%, l’alimentare +2,66%, i materiali edili del 32%. E, soprattutto, occupazione che registra un +1,94%. «Inoltre aumentano le aziende – rileva il direttore Luca Groppi - che immaginano il fatturato successivo migliore di quello precedente. Le prospettive delle imprese sono più buone». L’indagine di Confindustria è stata realizzata a inizio luglio: «Almeno due imprenditori su tre non prevedono di fare cassa integrazione da qui alla fine dell’anno».

«C’è grande soddisfazione per questi dati – commenta Rolleri - che avevamo intuito essere buoni alla fine del 2020, quando aumentavano gli ordini. C’è una situazione che ci porta a essere ottimisti ma ci sono segnali importanti da tenere sotto controllo. Stiamo vivendo una fase delicata su due fronti: si tende a dimenticare che la pandemia non è finita (e l’unico modo per combatterla è vaccinarsi) e che il prezzo delle materie prime è schizzato verso l’alto. L’aumento degli ultimi mesi è importante, rende più difficile ottenere dei margini. Confindustria nazionale dice che la situazione dovrebbe normalizzarsi verso ottobre, speriamo sia così». «Addirittura – aggiunge Groppi - si fatica a reperire i ponteggi dei cantieri delle costruzioni. Comunque chiediamo più di una proroga dei tempi per i bonus legati all’edilizia. Nei condominii è difficile reperire tutte le autorizzazioni e le carte in tempo per rispettare le scadenze».

Come mai l’industria italiana resiste e rilancia? «Il mercato italiano – risponde Rolleri - è trainante in questa fase, anche grazie agli incentivi di “Industria 4.0”. E il mercato estero è più in difficoltà, anche perché l’onda lunga della pandemia si fa sentire più altrove rispetto a noi che siamo stati i primi colpiti. Rimane, però, il tema del personale tecnico. Come avvoltoi siamo all’uscita delle scuole ad aspettare i ragazzi diplomati nelle discipline meccaniche e tecniche. Le aziende li chiamano, ma non riescono a coprire tutte le figure».

«A Piacenza c’è grande movimento – aggiunge ancora il presidente Rolleri - sta cambiando anche la mentalità degli imprenditori piacentini che si vogliono unire ed aggregarsi. Il tessuto imprenditoriale italiano è molto frammentato, le unioni sono un bene per tutti». Per Rolleri quest’epoca industriale è paragonabile a quella del Secondo Dopoguerra italiano. «C’è una crisi, ma ci sono anche nuove possibilità, come allora. E le forze politiche che all’epoca elaborarono la Costituzione ora hanno l’opportunità di riscrivere alcune regole e organizzazioni dello Stato, vista la larga maggioranza del Governo». Per l’associazione le risposte che stanno arrivando a questa crisi economica sono migliori rispetto a quella del 2009. «All’epoca la crisi era dell’intero sistema economico e finanziario – ricorda Rolleri -. Questa nasce da “fuori”, è una crisi sanitaria che si risolve con i vaccini. Quando la campagna vaccinale è iniziata, l’industria è tornata ad avere numeri positivi. E stavolta sia l’Europa che il Paese hanno investito risorse, mentre nel 2009 le aziende vennero lasciate sole».

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