Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

Il sistema economico piacentino produce molta meno ricchezza di 10 anni fa, Cgil: «Ora un confronto sul futuro»

La ricerca Ires allarma il sindacato, Piacenza penultima dietro Ferrara per ricchezza prodotta in regione. Il segretario Zilocchi: «Fermiamoci a riflettere tutti su dove sta andando il territorio». Il pendolarismo porta ricchezza altrove, la logistica non produce valore

Giuliano Guietti (Ires) e Gianluca Zilocchi e Ivo Bussacchini (Cgil)

Nel realizzare una fotografia dei dieci anni di crisi economica in Emilia-Romagna, Piacenza non ne esce benissimo. La Cgil di Piacenza ha diffuso una ricerca effettuata da Ires, che mette a confronto le nove province della nostra regione prima dell’avvento della crisi economica del 2007-2008 e ora. La ricerca prende così a confronto il 2007 e il 2017. Si scopre che l’Emilia-Romagna è una locomotiva trainata da realtà come Bologna e Parma, e che Piacenza e Ferrara (ai confini della regione) hanno accumulato un ritardo difficile da colmare. Soprattutto il territorio produce molta meno ricchezza rispetto a dieci anni fa: il 10% in meno.

L’ANALISI DI IRES

«La crisi dell’ultimo decennio – ha spiegato Giuliano Guietti di Ires in una conferenza stampa alla Camera del Lavoro di Piacenza - ha causato grossi cambiamenti in tutto il mondo. Uno di questi è la crescita dei divari tra le diverse realtà territoriali. È cresciuto il divario tra le aree del mondo, e così anche tra le realtà regionali e territoriali. La nostra regione ha però reagito meglio di altre realtà italiane alla crisi. Ma le differenze pre-esistenti al suo interno, tra le diverse province, si sono allargate ulteriormente». L’indagine di Ires ha preso in considerazione alcuni indicatori socio-economici per un confronto tra le province: valore aggiunto prodotto sul territorio, reddito dei residenti, unità di lavoro, tasso di occupazione, tasso di mancata partecipazione al lavoro, indice di dipendenza strutturale (ci dice per ogni 100 persone residenti quante non lavorano e quante lavorano), percentuale di laureati.

«Due realtà provinciali – prosegue Guietti - segnano miglioramenti importanti (Bologna e Parma), due realtà periferiche (Piacenza e Ferrara) su quasi tutti i numeri rimangono più indietro. Piacenza è un caso particolare: il tasso di occupazione è tra i più alti in Italia, come riportato dalla stampa nazionale (quasi il 70%, nda). È però una provincia periferica in cui molti non lavorano sul territorio, ma in altre province. Il 10% degli occupati piacentini lavora fuori, sono12mila persone che quotidianamente escono, prevalentemente in Lombardia, e producono ricchezza lì. C’è addirittura un piccolo numero di piacentini che si sposta quotidianamente in Svizzera. L’alto tasso di occupazione e la bassa produzione di ricchezza sul territorio derivano da questa dinamica».

Balza infatti agli occhi l’indice di valore aggiunto (la ricchezza prodotta): siamo 10,9 punti percentuali sotto il dato del 2007. I piacentini producono valore aggiunto per altri territori. Infatti sul reddito disponibile dei residenti, i numeri sono migliori e tra i più alti dell’Emilia-Romagna. Si lavora altrove, si produce più ricchezza lì, ma lo stipendio poi finisce in tasca ai piacentini che decidono di rimanere a vivere sul territorio.

Male sull’unità di lavoro (dieci punti sotto il livello del 2007) che misura l’occupazione prendendo in considerazione solo un monte ore giornaliero di otto ore. Visto che il tasso di occupazione è tra i più alti in Italia (ma Bologna ci è comunque davanti) e l’unità di lavoro perde percentuali, significa che sempre più occupazioni sono di poche ore al giorno o alla settimana: sono “lavoretti”, part time. «Abbiamo scoperto – aggiunge Guietti - che sempre più inattivi ritornano attivi. Una parte di popolazione che prima non aveva necessità di lavorare, ha cambiato idea in questi dieci anni. Calano gli inattivi, mentre il tasso di disoccupazione non ha visto scossoni».

Per quanto riguarda l’indice di dipendenza strutturale, Piacenza sconta un peggioramento significativo. Nel 2007 era al 58,2%: su 100 persone dieci anni fa, quasi sessanta non lavoravano, o erano troppo giovani o anziani. Il livello di equilibrio secondo gli esperti è di 50. In tutte le province siamo sopra i 50, ma in questo caso Piacenza è terzultima in regione (peggio solo Ravenna e Ferrara) e ha superato quota 60,2%.

E Piacenza non se la cava bene anche per i laureati. Eravamo al 16,6% nel 2007, ora al 22,7% nel 2017 (terzultimi, dietro abbiamo Ravenna e Reggio Emilia), inferiore nettamente alla media regionale, che è alta. Piacenza annaspa anche in questo. Ma l’Italia è il penultimo Paese Ue, dietro alla sola Romania. Un problema comune in tante realtà italiane, che non ci fa onore. 

LA CGIL: «DATI PREOCCUPANTI»

Il segretario provinciale della Cgil Gianluca Zilocchi legge i numeri in maniera molto negativa. «Ci sono ovviamente andamenti non omogenei in questa Regione - ha dichiarato - che in questo decennio ha vissuto un terremoto e alcune alluvioni. Ma si evidenziano elementi preoccupanti per Piacenza: la perdita di diversi punti di valore aggiunto, la capacità di creare valori in più e ricchezza. Siamo al penultimo posto della Regione dopo Ferrara. Piacenza è la città con il più alto tasso di pendolarismo verso la Lombardia, quindi si crea ricchezza per altri. Elementi che ci fanno essere preoccupati, ci indicano la difficoltà del territorio a ripensarsi durante e dopo la crisi. Stiamo chiedendo con forza una discussione sullo sviluppo del territorio. Ci sono state anche polemiche con l’Amministrazione comunale, perché eravamo stati esclusi dal tavolo dello sviluppo economico. Il progetto, comunque, al momento si è arenato, ma noi abbiamo alcune proposte per i prossimi 15-20 anni di Piacenza e provincia. Se non facciamo questa discussione siamo davanti a un grosso punto interrogativo».

«Piacenza – rincara la dose Zilocchi – è un territorio che ha perso capacità, competitività, attrazione e ricchezza rispetto al resto della regione. Il lavoro che si crea non consente di rimanere competitivi rispetto agli altri territori. È giunto il momento di convocare il tavolo del territorio per lo sviluppo tra politica, categorie e università. Se si perdono anche 11 milioni di investimenti del Bando Periferie poi…Siamo inoltre preoccupati sulla fattibilità di un nuovo ospedale, e l’attuale stop alla riqualificazione dell’area del consorzio agrario ferma. Bisogna correre ai ripari. La popolazione piacentina sta invecchiando e s’impoverisce, la gente è meno attiva e i posti di lavoro sono tanti ma di poca qualità e durata. Ci stiamo dimostrando un territorio che non è capace di creare valore. Bisognerebbe pensare ad esempio a quanto valore aggiunto crea la logistica sul territorio».

Guietti prova ad allargare il campo dell’analisi. «Rendiamoci conto che nell’ultimo trimestre si sono sì registrati 387mila occupati in più in tutto il territorio nazionale, ma 390mila sono anche quelli in più a tempo determinato…Significa che sono calati gli autonomi e soprattutto quelli a tempo indeterminato. Questo è il trend». «Anche le proposte di queste ore del Governo – ha commentato ancora Zilocchi, riferendosi allo sforamento del 2,4% del deficit annunciato in queste ore - ci vedono freddi come sindacato. Si fa troppo deficit e solo per introdurre spese aggiuntive e non certo sviluppi di crescita».

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