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Imprese, nel primo trimestre 2016 si attenua il calo in Emilia Romagna

La fine della recessione appare nella riduzione della mortalità, nonostante il ritardo con cui si manifestano gli effetti del ciclo economico sulla demografia delle imprese. Ma solo un’ampia e duratura ripresa è condizione per una sostanziale ripresa della natalità

Nel primo trimestre dell’anno, le imprese attive in Emilia Romagna perdono 2.376 unità (-0,6 per cento) rispetto al trimestre precedente: è la riduzione congiunturale più contenuta degli ultimi 8 anni. Diminuiscono le imprese dell’agricoltura (-770), delle costruzioni (-765) e del commercio (-655). Segnali positivi da alcuni settori dei servizi. Accelera ancora la crescita delle società di capitale (+1.015), mentre rallenta la riduzione delle ditte individuali (-2.798) e società di persone (-576).

A fine marzo 2016, le imprese registrate in regione sono risultate 460.152, ossia 2.743 in meno (-0,5 per cento) rispetto alla fine del 2015. La riduzione congiunturale rilevata appare relativamente limitata: il saldo tra iscrizioni e cessazioni nel tessuto imprenditoriale è negativo, ma si tratta della flessione più contenuta degli ultimi 8 anni, con la sola eccezione del primo trimestre del 2011. E’ quanto emerge dall’analisi del Registro delle imprese delle Camere di commercio, elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.

L’andamento della consistenza delle imprese registrate regionali si conferma relativamente peggiore rispetto a quello nazionale, che nel trimestre ha segnato una flessione lievemente più contenuta (-0,3 per cento). Rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, le iscrizioni (8.762) sono diminuite e le cessazioni (11.285) si sono ridotte in misura lievemente più contenuta, ma entrambe hanno segnato il nuovo livello minimo degli ultimi dieci anni. Il dato delle imprese attive rende l’effettiva capacità della base imprenditoriale. A fine marzo, erano407.904, 2.376 in meno (-0,6 per cento) rispetto al trimestre precedente. I segnali di ripresa hanno solo lievemente limitato la tendenza stagionale negativa del trimestre. A livello nazionale, la riduzione delle imprese attive è risultata più contenuta (-0,4 per cento).

Settori di attività economica Gli andamenti settoriali appaiono ampiamente differenziati. La riduzione delle imprese attive si deve in gran parte all’agricoltura, silvicoltura e pesca (-770 unità, -1,3 per cento), alle costruzioni (-765 unità, -1,1 per cento) e all’insieme del commercio (-655 unità, -0,7 per cento). Il settore manifatturiero ha perso lo 0,9 per cento. Solo alcuni settori dei servizi hanno fatto registrare segnali positivi, in particolare l’immobiliare (150 unità, +0,3 per cento) e l’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (64 unità, +0,3 per cento). Forma giuridica Gli andamenti sono nettamente divergenti anche per le tipologie di impresa. La contrazione della base imprenditoriale è derivata dall’andamento negativo delle ditte individuali (2.798 unità, -1,2 per cento) e dalla flessione delle società di persone di 576 unità. Al contrario l’aumento delle società di capitale (+1.015 unità, +1,2 per cento) è stato il più ampio riferito al primo trimestre dal 2008. La fine della recessione appare nella riduzione della mortalità, nonostante il ritardo con cui si manifestano gli effetti del ciclo economico sulla demografia delle imprese. Ma solo un’ampia e duratura ripresa è condizione per una sostanziale ripresa della natalità.

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