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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Economia

Imu: con la mancata sospensiva sono fuorilegge migliaia di aziende

Coldiretti Emilia Romagna interviene ancora sull'Imu agricola: «Impossibile rispettare il pagamento della rata entro il 26 gennaio»

Migliaia di aziende agricole non riusciranno a rispettare la scadenza della prima rata dell’Imu, fissata per il 26 gennaio dopo che la seconda sezione del Tar del Lazio ha deciso di non confermare la sospensiva del decreto che fissa il pagamento dell’Imu per le zone montane entro il prossimo lunedì. È quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna sottolineando che una scadenza in tempi così ravvicinati viola il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente. Coldiretti regionale inoltre ribadisce che far pagare l’Imu sui terreni in base all’altitudine in cui si trova il palazzo comunale introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario. L’applicazione del sistema altimetrico prevede che a pagare siano le aziende il cui palazzo comunale si trova sotto il 280 metri, anche se i terreni sono ad altezze superiori. In Emilia Romagna molti Comun si trovano nel fondo valle e i terreni sono ad altitudini maggiori e finiranno con il dover pagare l’Imu, mentre il loro vicino è magari esentato perché la casa del Comune si trova ad altezza superiore.

L’incoerenza del criterio di calcolo genera tensioni sul territorio e – afferma Coldiretti Emilia Romagna – rischia di attenuare l’importanza della positiva scelta di differenziare l’imposta a favore degli agricoltori professionali, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti nella relativa gestione previdenziale, che continuano a godere, in zone montane o di collina sopra i 280 metri, della esenzione Imu. È perciò indispensabile – conclude Coldiretti Emilia Romagna – mantenere l’impegno a rivedere anche per il 2014 le evidenti incongruenze nei criteri per la delimitazione dei terreni agricoli in base all’altitudine. Anche perché i tratta di cifre importanti. Secondo elaborazioni di Coldiretti Emilia Romagna, infatti, un’azienda di un imprenditore coltivatore diretto con una media di dieci ettari, con colture di seminativi, frutteti, vigneti e bosco, nelle zone collinari e montane dovrà pagare mediamente una Imu di 1.500 euro all’anno.

“Sembra non arrivare mai la parola fine sulla vicenda Imu 2014; la seconda sentenza del tar del Lazio, non ha confermato la sospensiva del decreto che fissa il pagamento dell’Imu per le zone montane entro lunedì prossimo e dunque oltre 4000 aziende agricole associate a Coldiretti Piacenza non riusciranno a rispettare la scadenza della prima rata.” Queste le parole di Emanuele Gonsalvi, responsabile fiscale di Coldiretti Piacenza, nel sottolineare che, in mancanza di proroga, la scadenza del tributo in tempi così ravvicinati viola il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente. “La questione Imu, afferma Luigi Bisi, presidente della Coldiretti piacentina, sta diventando la storia infinita. Non è possibile continuare a ricadere nello stesso errore, occorre fare chiarezza sulla vicenda e soprattutto mantenere l’impegno a rivedere anche per il 2014 le incongruenze dei criteri di applicazione. Non possiamo accettare un decreto “correttivo” che riveda i criteri applicativi per l’anno 2015 tralasciando l’iniquità dell’imposta per l’anno passato. L’assunto dal quale partire per arrivare ad una conclusione equa della vicenda è che i terreni in questione sono utilizzati per lavoro ed il pagamento di una tassa su di essi si configura come un costo particolarmente gravoso poiché incide sulla sopravvivenza delle aziende agricole di montagna.”

Un costo aggiuntivo non indifferente, secondo elaborazioni di Coldiretti Emilia Romagna, infatti, un’azienda di un imprenditore coltivatore diretto con una media di dieci ettari, con colture di seminativi, frutteti, vigneti e bosco, nelle zone collinari e montane dovrà pagare mediamente un’imposta di 1.500 euro all’anno. Il gettito stimato da Coldiretti Piacenza in capo alle aziende associate raggiunge un valore di oltre 1,8 milioni euro. L’incoerenza del criterio di calcolo iniziale ha generato tensioni sul territorio ed inoltre toglie valore alla positiva scelta di differenziare l’imposta a favore degli agricoltori professionali, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti nella relativa gestione previdenziale.

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