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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cgil

«In Italia più di 1300 morti sul lavoro nell'ultimo anno, un’autentica strage»

A illustrare i dati 2021 del fenomeno, Bruno Carrà (Cgil): «La ripresa delle attività economiche accompagnata da una recrudescenza degli incidenti sul lavoro»

«Sono più di 1.300 i morti sul lavoro succedutisi in Italia nell’anno appena finito: una autentica ed insopportabile strage,  la sicurezza nei luoghi di lavoro va incentivata e preservata al meglio». A fare un bilancio del fenomeno in Italia nel 2021, Bruno Carrà, responsabile dipartimento Salute e sicurezza della Camera del lavoro territoriale di Piacenza. «La ripresa delle attività economiche, dopo la fase più acuta della pandemia, viene accompagnata da una recrudescenza degli incidenti sul lavoro» spiega Carrà. «Era già accaduto una decina di anni fa, nel 2010 e anche allora l’incremento degli infortuni mortali corrispondeva alla risalita dell’economia dopo la grave crisi globale del 2007-2008. In un solo anno, come si ricava dall’archivio storico dell’Inail, le denunce di incidente mortale sul lavoro passarono dalle 1.032 del 2009 alle 1.464 dell’anno successivo, con un aumento di oltre 400 casi. Si interrompe, così, un decennio di quasi ininterrotta decrescita degli infortuni mortali, passati dal 1.528 del 2001, ai poco più di mille del 2009 (dati comunque terribili). Lo stesso sta, per certi versi, accadendo ancora oggi, con gli oltre mille incidenti mortali (1.017 per l’esattezza) registrati dall’Istituto di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, soltanto nei primi dieci mesi del 2021. Un dato, comunque fortemente influenzato dalla pandemia da Covid-19 che, nel 2020, ha costretto alla chiusura di tutte le attività produttive non essenziali e al massiccio ricorso allo smart working».

«A parte il doveroso cordoglio da porgere alle famiglie colpite dal lutto - sottolinea - niente riesce ad interrompere questo macabro trend. Con la riapertura generalizzata delle attività e il rientro in azienda della maggior parte dei dipendenti, si è registrato un forte incremento degli incidenti soprattutto in itinere (lungo il tragitto casa-lavoro e viceversa). Rispetto ai primi dieci mesi del 2020, tra gennaio e ottobre di quest’anno, gli infortuni mortali sono stati il 14,8% in più, mentre i casi in occasione di lavoro sono stati il 5,2% in meno. Al netto dei contagi da Sars-Cov-2, nei primi dieci mesi del 2021 si osserva un aumento complessivo del 20,6% dei casi mortali, e comunque questi sono cifre e dati da monitorare nelle future rilevazioni. Come pure l’impennata dei contagi degli ultimi giorni rappresenta un forte elemento di preoccupazione per il mondo del lavoro, e pertanto vanno rafforzati nei luoghi di lavoro, attraverso il rinnovato coinvolgimento dei comitati aziendali, le misure di sicurezza, di sanificazione, di distanziamento e di tracciamento su cui purtroppo si riscontra ormai un calo di attenzione in quanto il green pass non può costituire l’unica misura per garantire la sicurezza». «È necessario - aggiunge il sindacalista - evitare assembramenti e va favorito l’utilizzo laddove è possibile di uno strumento come lo smart working, il lavoro agile, regolarmente contrattualizzato, evitando rigidità, per frenare e contenere l’ondata di positivi e favorire il non peggioramento dell’andamento dei contagi soprattutto negli spostamenti casa, lavoro, così come andrebbe fino in fondo previsto l’obbligo vaccinale. In sostanza occorre nei comportamenti sociali quella necessaria prudenza ed assunzione di responsabilità collettiva per il bene comune e di consapevolezza “dialogante” che una situazione come quella che stiamo affrontando impone».

«Ma tornando alla questione generale sui morti del lavoro - prosegue Carrà - va sottolineato che dietro queste cifre e al di là delle fredde statistiche, ci sono, non scordiamolo mai, i nomi, i volti e le storie dei tanti che sono usciti di casa per andare a lavorare e non vi hanno più fatto ritorno. L’impegno della Camera del Lavoro di Piacenza su salute e sicurezza individua tra i punti nodali le tematiche, come aspetti dello stesso problema, della condizione di lavoro e la qualità dello stesso come precondizioni che determinano veri livelli di garanzia di salute e sicurezza. C’è una fretta incosciente che spesso prevale su tutto per recuperare il terreno perduto che, alla fine, ha ricadute gravissime sulla vita stessa dei lavoratori e delle loro famiglie. Non è un caso, infatti, che i due settori più colpiti dall’aumento degli infortuni siano le costruzioni e le piccole e piccolissime imprese (oltre all’agricoltura), dove i controlli sono più difficili anche per la grande diffusione di queste realtà nei territori. La logica che pur di lavorare non si assuma la salute, la sicurezza e la prevenzione come elementi centrali va contrastata con fermezza, come bisogna capire che la sola logica del profitto slegata da tutto uccide il lavoro».

«Il Governo - continua - attraverso il D.L. 146/2021, ha anche messo in campo alcuni strumenti richiesti proprio dalle Organizzazioni Sindacali per rispondere all’emergenza infortuni e morti sul lavoro che sono tornati a crescere con la ripresa delle attività produttive, spesso per il mancato rispetto delle norme in materia di tutela e sicurezza, ma tanta strada c’è ancora da percorrere. Abbiamo comunque ottenuto tra le altre cose l’assunzione di 2.500 unità di personale dell’Ispettorato Nazionale del lavoro per intensificare i controlli, e regole più severe con la sospensione delle attività che pesantemente violano le norme di legge in materia di salute e sicurezza con l’obbligo di continuare a pagare le maestranze fino al ripristino della legalità. Ma chiediamo più prevenzione per la sicurezza con un rafforzamento dei servizi di prevenzione negli ambienti di lavoro perché oggi il risparmio viene così giocato e realizzato sulla pelle dei lavoratori dove si risparmia dissennatamente sul costo del lavoro e su diritti e tutele, oltre a maggiori investimenti nella formazione diffusa di lavoratrici, lavoratori ed imprese per aumentare la consapevolezza dei rischi e la capacità di prevenire sia infortuni che malattie professionali, insieme a nuove misure come introdurre il modello della patente a punti per l’accesso alle gare d’appalto sulla base della regolarità delle imprese rispetto alle normative  su salute, sicurezza e legalità e correttezza dei contratti di lavoro applicati».

«Se ritorniamo alle secche cifre - scrive Carrà - va segnalato come a livello nazionale i dati ufficiali certificati e registrati dall’Inail dei primi 10 mesi del 2021 indicano che: 1.017 sono le denunce di incidente mortale sul lavoro nei primi dieci mesi del 2021 (-1,8%); 448.110 sono le denunce di infortunio a registro tra gennaio e ottobre di quest’anno (+6,3%); 45.395 invece le patologie di origine professionale denunciate nei primi dieci mesi dell’anno (+24% sul 2020). La sicurezza è un’emergenza nazionale ed è del tutto evidente che indignazione e parole appaiono sempre più inadeguate e non bastano rispetto alla portata della questione, ormai drammatica». «Servono fatti concreti - conclude - a partire subito dall’applicazione delle norme di legge esistenti. Occorre una forte volontà Politica che corra ai ripari immediatamente. Oggi non domani. Come è necessario anche adottare tutti gli strumenti per prevenire gli infortuni e promuovere la cultura della sicurezza, oltre ad investire maggiormente nella formazione, nei controlli e nelle verifiche ispettive perché la sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto e non un costo. Tutti devono fare la propria parte e la Cgil, per questo, continuerà il proprio impegno per quanto ci compete per chiedere che la vita dei lavoratori non sia messa in pericolo ogni giorno, essendo inaccettabile morire di lavoro e perché tutelare le lavoratrici e i lavoratori significa tutelare il lavoro».

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