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Incentivi Ue per ridurre la produzione del latte: fondi quasi già esauriti

A Piacenza 14 aziende aderenti per un totale di 30.000 quintali in meno

Sono 52mila gli allevatori europei originari di 27 paesi che hanno risposto alla prima chiamata dello schema temporaneo Ue da 150 milioni per incentivare la riduzione della produzione di latte. E a questo punto il plafond è quasi esaurito, con le domande presentate che coprono il taglio della produzione nell'ultimo trimestre del 2016 per 1,06 milioni di tonnellate, degli 1,07 milioni di tonnellate disponibili. Ovvero il 98,9%. Lo schema, approvato a luglio per contrastare il calo dei prezzi, prevede un contributo europeo di 14 centesimi (che gli Stati possono aumentare a livello nazionale) per ogni litro di latte prodotto in meno rispetto allo stesso trimestre dell'anno passato.
Per quanto riguarda i volumi, la Germania diminuirà la produzione di 286mila tonnellate, la Francia di 181mila, il Regno Unito di 112mila, l'Italia di poco meno di 24mila. Il maggior numero di partecipanti è in Francia (13000), Germania (10000), Irlanda (4500) e in Austria e nei Paesi Bassi (entrambi a 4000). In Italia i produttori che hanno aderito sono 921. “Per attribuire il restante 1,1% di riduzione disponibile (circa 11.400 tonnellate)- spiega Roberto Arata direttore di Agri Piacenza latte- ci sarà un secondo turno di domande per il periodo novembre 2016-gennaio 2017, con termine ultimo per la richiesta fissato al 12 ottobre. Questa seconda fase sarà aperta solo a coloro che non hanno presentato domanda di partecipazione al primo turno. Ma i fondi ormai sono esauriti”.

Il commissario Ue all’agricoltura, l’irlandese Phil Hogan, giudica lo schema messo a disposizione da Bruxelles per limitare il crollo dei prezzi del latte “molto interessante e di successo” e si dice sicuro che “queste misure, insieme alle altre concordate nel pacchetto latte di luglio, contribuiranno alla stabilizzazione del mercato del latte europeo”.

“A Piacenza- precisa Arata- sono state 14 le aziende che hanno aderito il che ha comportato una riduzione complessiva di circa 30.000 q. con riduzioni che variano dal 7 al 50% e concentrate soprattutto in pianura o in prima collina, nei comuni di Cortemaggiore, Carpaneto, Fiorenzuola, Alseno, Cadeo, Vigolzone, tanto per citarne alcuni. Sicuramente- spiega Arata- considerati i volumi del Nord Europa (soprattutto Germania) e Francia, questa minor disponibilità sul mercato nazionale ha favorito la ripresa dei prezzi, ed in particolare le vendite del latte spot (sfuso in cisterna), con prezzi che si mantengono tutt’ora interessanti. Una bella boccata d’ossigeno per il settore.

Sicuramente giova- soggiunge Arata- anche la ripresa dei consumi mondiali e, nel medio periodo- anche l’etichettatura obbligatoria di origine che favorirà la ripresa dei prodotti del made in Italy e quindi il prezzo della materia prima nazionale. Le industrie di trasformazione hanno già chiesto una proroga per smaltire le etichette precedenti. Dovrebbe essere di sei mesi, ma poi dovranno adeguarsi ed il consumatore potrà contare su indicazioni di origine precisa per orientarsi nelle sue scelte. E si sa che il made in Italy è il preferito!”.

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