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«Ingiusto per le attività pagare la Tari»

Chiappa (Unione Commercianti): «Costi in crescita nonostante le chiusure forzate per la pandemia. Le nostre imprese continuano a pagare una tassa ingiusta»

«La tassa rifiuti Tari continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che la caratterizzano». Lo afferma il presidente di Unione Commercianti Piacenza, Raffaele Chiappa. Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it si conferma il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti.

A livello nazionale è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’annoRaffaele Chiappa-8 precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati (Ispra ha stimato per il 2020 che la produzione di tali dispositivi si è attestata tra le 160mila e le 440mila tonnellate). Nonostante questo calo della produzione dei rifiuti l’ammontare complessivo della Tari si è attestato, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 (circa 9,73 miliardi di euro).

«Un quadro ancor più preoccupante - continua Chiappa - considerando che proprio il 2020 avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Infatti l’Arera, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva stabilito che nel corso del 2020, sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del Metodo Tariffario Rifiuti (Mtr) incentrato sulla trasparenza e sull’efficienza dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che avrebbe dovuto generare un abbattimento delle tariffe. Solo una piccola parte dei Comuni   ha recepito il nuovo Metodo Tariffario Rifiuti di Arera. In questo sottoinsieme poi, a livello nazionale, nel 58% dei casi il costo della Tari, risulta in aumento per un valore medio del +3,8%. Nei Comuni che hanno impostato il nuovo metodo tariffario Arera, in sostanza, non si sono registrate le contrazioni della spesa attese né un efficientamento dei costi».

Confermati da Confcommercio anche i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia. In particolare si evidenzia come le categorie della ristorazione nel suo complesso, delle pizzerie al taglio, dei fioristi, dell’ortofrutta, delle pescherie, dei negozi e dei banchi ambulanti di alimentari, ma anche degli alberghi, siano quelli più sofferenti. Inoltre sul fronte degli interventi posti in essere dall’Arera con la delibera n. 158 del 5 Maggio 2020 per ridurre la parte variabile della tassa tenuto conto della minore produzione dei rifiuti legata alla sospensione delle attività produttive per il Covid-19, pochi e, talvolta, contraddittori sono stati, secondo i dati raccolti da Confcommercio, i risultati raggiunti. L’obiettivo della delibera era quello di indurre i Comuni al pieno ed integrale rispetto del principio europeo -chi inquina paga-: tale principio sarebbe dovuto essere il pilastro che avrebbe dovuto guidare l’azione degli enti locali nel rideterminare le tariffe in considerazione del particolare periodo storico e degli effetti prodotti dall’emergenza epidemiologica sulle attività produttive. A dispetto della delibera dell’Autorità, i dati esaminati evidenziano come, a livello nazionale, il 60% dei Comuni abbia mantenuto le tariffe invariate, mentre il 17% le ha diminuite e il 23% addirittura aumentate.

«Poco o nulla è stato fatto - conclude il presidente di Unione Commercianti Piacenza - rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi. Auspichiamo che su questi aspetti si possa intraprendere un dialogo costruttivo con tutti i Comuni e con gli enti gestori, Iren in primo luogo. Servono infatti interventi strutturali affinché venga recepito il nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera, vincolando la Tari al rispetto del principio europeo “chi inquina paga”. Ma servono anche misure emergenziali, visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19. Chiediamo allora che siano esentate dal pagamento della Tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte quelle altre imprese che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato – e, quindi, dei rifiuti prodotti - a causa della contrazione dei consumi».

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