Intervento dalla Germania sulla sovranità alimentare all'avvio del semestre tedesco alla presidenza del consiglio Ue

Confagricoltura Piacenza: «Un messaggio che condividiamo, va declinato nelle direttive»

La pandemia Covid-19 ha fatto prendere coscienza dell’importanza che riveste l’autosufficienza alimentare degli Stati membri e dell’intera Unione europea. Va posta maggiore enfasi sulla produzione interna per ridurre la dipendenza dalle importazioni. E’ il messaggio lanciato alcuni giorni fa dalla ministra tedesca dell’agricoltura, Julia Klockner, e dalla sua omologa austriaca, Elisabeth Kostinger. 

«E’ un intervento che condividiamo - dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini – Auspichiamo che sia la prefazione per una nuova stagione dell’agricoltura dell’Unione. Le due ministre hanno precisato che non vanno limitati gli accordi e le relazioni commerciali. Il settore agroalimentare italiano ha bisogno di mercati aperti - rileva Filippo Gasparini – ed è esattamente ciò che predichiamo da anni. Se non vogliamo che la dipendenza dalle importazioni diventi eccessiva dobbiamo parimenti fare in modo di poter essere competitivi: riconoscendo il valore di un uso razionale dei presìdi e degli agrofarmaci, impiegando i risultati della ricerca genetica, ben diversamente dalla via sino ad ora indicata che pone la produttività in contrapposizione con la sostenibilità e la tutela dell’ambiente, cosa che non è, come è evidenziato anche dai dati delle ricerche scientifiche».

La Commissione Europea ha recentemente presentato le sue due Strategie Farm to Fork e Biodiversity all’interno della tabella di marcia verso il Green Deal. È una buona cosa che la Commissione stia lavorando a una visione organica dell’agricoltura, della produzione di cibo e del suo impatto sull’ambiente. «Ogni strategia deve però partire dall’individuazione di obiettivi basati su dati scientifici – sottolinea Gasparini -  e la discussione deve essere libera da preconcetti ideologici che potrebbero impedire l’adozione di soluzioni utili o ostacolare approcci costruttivi orientati alla ricerca di soluzioni efficaci”. Tra gli obiettivi proposti, da attuarsi entro il 2030, ad esempio, vi è quello della riduzione, a tavolino, dell’utilizzo di agrofarmaci del 50%.  Dal 1993, grazie ad una severa revisione dei principi attivi a disposizione, il 67% delle molecole è stato ritirato dal mercato; il 26% ha pienamente superato la revisione; il restante 7% verrà ritirato non appena saranno a disposizione mezzi di protezione migliori. Questo ha reso il lavoro degli agricoltori e l’ambiente più sicuri, ma la riduzione dei principi attivi consentiti ha reso più difficile la protezione dei raccolti: meno molecole a disposizione significa anche maggiore possibilità di insorgenza di resistenze nelle piante infestanti, più problemi di insetti e di patogeni fungini. Nondimeno – rimarca il presidente di Confagricoltura Piacenza -  per qualunque discorso si faccia per un’agricoltura forte e che mira ad aumentare l’autosufficienza alimentare, è imprescindibile che ad ogni azione si consideri la politica dei prezzi, ancor più se si parla di azioni per la tutela dell’ambiente, perché hanno un costo».

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«Dobbiamo poter utilizzare i risultati delle nuove tecniche di breeding vegetale, le imprese agricole devono poter essere messe in condizione di produrre ed essere competitive, altrimenti l’intera filiera agroalimentare sarà sempre più sotto scacco dalle dinamiche mondiali – rileva Gasparini -  per le proteine vegetali, oggi, la dipendenza dai Paesi terzi supera il 90%. Ogni punto percentuale di crescita della produzione agricola vale, per l’economia nazionale, 2 miliardi di euro. La filiera agroalimentare è in grado di dare un significativo contributo alla ripresa economica duratura e sostenibile sotto il profilo sociale, ambientale e dell'efficienza energetica. Parlare di ambiente e di autoapprovvigionamento non è però sostenibile senza un’adeguata politica di rafforzamento economico dell’agricoltura; il sostegno della Pac, oggi, funge erroneamente da voce di ricavo perché non si traduce in interventi a favore dei prezzi che devono dunque ambire a regolamentarsi sui mercati. Ci aspettiamo – conclude -  che le potenzialità del settore siano adeguatamente considerate anche nel Piano nazionale per le riforme alla base del ‘Recovery Plan’ italiano, da finanziare con i fondi straordinari della UE».

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