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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Economia

Jobs Act, nel Piacentino 4572 assunzioni a tempo indeterminato (più 29% rispetto al 2014)

I dati della Provincia di Piacenza dal Primo gennaio 2015 al 18 maggio fotografano l'effetto del Jobs Act nel nostro territorio. Filippo Taddei (responsabile economico Pd nazionale) in città per parlare della riforma del mercato del lavoro di Renzi

Dal 1° gennaio al 18 maggio di quest’anno le assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate del 29 per cento in confronto al 2014, ovvero sono stati sottoscritti 4.572 contratti stabili (3.545 nel 2014). Un boom che è scattato proprio con l’entrata in vigore del provvedimento governativo che prevede incentivi fino a 8mila euro: dal 7 marzo le assunzioni a tempo indeterminato sono state 2.257, ossia 865 in più (+62%). È quanto emerge dai dati – diffusi dalla Provincia di Piacenza - contenuti nel rapporto trimestrale sul mercato del lavoro, interessante in questo primo scorcio di 2015 perché sono state le prime settimane dall’introduzione della riforma del mercato del lavoro di Renzi.  Al 18 maggio, le assunzioni sono state 19.367, per maggior parte contratti a tempo determinato (10.512).Filippo Taddei-4

E di Jobs Act si è parlato nell’incontro svolto nel pomeriggio del 25 maggio nella sede dell'ex circoscrizione 3 in via Martiri della Resistenza con Filippo Taddei, responsabile Economia e lavoro del Pd, che si è confrontato su diversi temi economici.  «Non siamo preoccupati per la situazione della Grecia – ha spiegato Taddei - che è seria ma non grave. Osserviamo che chiedono un po’ di tempo che gli si può dare. Dobbiamo permettere al governo greco di avere tempo per provvedimenti proficui. Il nostro jobs act ha diversi obiettivi: quello di creare lavoro, ridurre il costo del lavoro e la redistribuzione delle tasse sul lavoro, senza abbassare lo stipendio dei lavoratori. Non abbiamo chiesto sacrifici ai lavoratori. La riforma del mercato del lavoro è creare buon lavoro, a differenza di altre economie, questo ha un vantaggio: trasferisce molte competenze e aumenta la produttività».

L’aumento dell’età pensionabile influisce sulla disoccupazione giovanile? «Nel mondo chi ha un’alta percentuale di occupati tra gli over 55, ha anche basse soglie di disoccupazione giovanile. L’Italia è un’eccezione in questo, siamo unici e cerchiamo perciò soluzioni diverse. Dal 2008 gli over 55 crescono (di un milione di lavoratori) e nel frattempo aumenta la disoccupazione giovanile. Stiamo avviando un dibattito sulla flessibilità in uscita, avrete sentito da Poletti o Renzi qualcosa che va in questa direzione. Se garantiamo margini di flessibilità qua, è facile che qualcosa ci venga restituito nei confronti dei giovani».

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