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Pierangelo Dacrema

Pierangelo Dacrema

«L’economia, solo con il linguaggio dei numeri, può diventare una scienza triste»

Ancora l’economia protagonista dell’autunno culturale a Palazzo Galli-Banca di Piacenza. Ospite dell’incontro il docente piacentino Pierangelo Dacrema che in dialogo con il giornalista Robert Gionelli e direttamente con diverse tra le persone che hanno gremito la platea ha illustrato il suo ultimo libro “C’era una volta una scienza triste”

Ancora l’economia protagonista dell’autunno culturale a Palazzo Galli-Banca di Piacenza. Ospite dell’incontro il professor Pierangelo Dacrema che in dialogo con il giornalista Robert Gionelli e direttamente con diverse tra le persone che hanno gremito la platea (notati tra gli altri i rappresentanti del mondo agricolo Crotti, Bisi Lucchini, Lodigiani, Omati, il presidente della Banca di Piacenza, Gobbi con il presidente d’onore Sforza Fogliani), ha illustrato il suo ultimo libro “C’era una volta una scienza triste” (edito da Jaca Books, 528 p., € 22,00).

Dacrema piacentino di Castelsangiovanni, economista, è professore ordinario dal 1993 e ha iniziato la carriera accademica all’Università Bocconi nel 1981. Occupa oggi la cattedra di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università della Calabria. E’ autore di numerosi articoli, libri e monografie.

«Il motore dell’Economia - ha esordito il docente - non è stabile e ogni tanto imbrocca una crisi dovuta all’incapacità di anticipare quello che sarebbe stato facile prevedere. L’esodo biblico che da qualche mese occupa le pagine dei giornali era facile attenderselo, ma l’Europa si è dimostrata impreparata perché la politica parla solo di risorse finanziarie, di numeri e non di risorse umane. Occorre che la politica sia meno dipendente dalla finanza e punti sullo sviluppo e sul lavoro».

«Bisogna crescere è l’imperativo, ma crescere come? Il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, doveva essere il filo logico che attraversava tutti gli eventi, di ExpoMilano 2015, un’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo. Invece è stata una grande sagra, un’occasione di crescita per i ristoranti; il problema della fame nel mondo affrontato in modo sporadico e il segretario dell’Onu Ban Kimon che ne ha parlato per soli cinque minuti».

«L’economia - ha detto l'esperto - è la sperimentazione dei fatti già pregiudicati nelle cose. Sua regola è che il pensiero si traduce in azione per effetto della volontà. Nell’aritmetica del denaro manca l’«ombra» della volontà. Motivo per cui l’economia della moneta è limitata e va superata. L’economia è una scienza dello spirito, per nulla noiosa, tutt’altro che triste».

IMG_2042-2«Il capitalismo stesso - ha proseguito il prof. Dacrema - non è tutto da buttare. Ci sono impulsi buoni nella società capitalistica. Un potenziale, quello di chi vuole arricchirsi, che si può sfruttare in maniera positiva. Lo ripeto spesso: la prova provata che al centro della nostra economia esiste la moneta e il diktat assoluto della sua difesa come valore iniziale è la politica economica europea. Draghi sa che deve impedire il processo di degrado della moneta oltre il 2,5%. Se lui facesse inflazione per il 3 o 4% se ne andrebbe a casa perché violerebbe lo statuto della Bce. Qualunque premier d’Europa non ha un vincolo del genere. Rajoy in Spagna, ad esempio, sta in piedi con un tasso di disoccupazione del 25%. Quello è il tasso di degrado della società. Ci sono 30 milioni di disoccupati in Europa. Ma questo non è un problema che qualcuno si pone. Non esistono vincoli di governo al riguardo. Questa è la prova che la moneta è più importante del benessere della collettività. Il tema della diminuzione delle diseguaglianze non è valutato come tema rilevante dalla politica per il semplice assunto che se lo fosse ci si comporterebbe in modo diverso».

«Non esiste un concetto assoluto di povertà. Esistono molte povertà. In Italia è povero chi non riesce a comprare un’auto mentre in Senegal lo è chi non riesce a sfamarsi. Bisogna cercare di rendere le diseguaglianze meno brutali. La fiducia nelle scelte delle persone e nella collettività può essere il motore di una nuova economia, un po' meno triste del passato».

“C’ERA UNA VOLTA UNA SCIENZA TRISTE”

IMG_2012-2Il libro parla d’economia e si rivolge a tutti, anche a chi reputa di non avere alcuno strumento per cercare di capirne qualcosa o di saperne di più. L’economia, che Thomas Carlyle definì “scienza triste”, è in realtà una parte importante di noi, un fenomeno che bene o male conosciamo tutti, anche senza rendercene conto. Facendosi carico dell’educazione a una migliore coscienza del fatto economico, una buona scienza economica promuoverà una maggiore coscienza di ciò che intimamente ci riguarda.

Questo non è un libro “ecnico”, e non perché vuole evitare di risultare di ardua lettura, ma perché vuole raggiungere il suo scopo. Che è quello di essere un vero manuale di economia, e come tale generale, esauriente, diretto a chiarire che cosa l’economia è e per quale motivo è argomento che deve stare a cuore a chiunque. In questa pubblicazione evidenzio come la scienza economica attuale si sia appiattita a "scienza del denaro", e di come l'uomo moderno sia ossessionato nel trovare la soluzione ai problemi attuali in formule e modelli matematici.

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