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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Agroalimentare

L’impatto delle sanzioni e della guerra sull’economia piacentina

Crisi Ucraina: ora ci va di mezzo il vino di qualità verso la Russia, ma con le sanzioni da tempo danni per l’agro-alimentare piacentino

La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina colpisce anche il vino piacentino, anche se, ad onor del vero, il nostro agroalimentare ha subito pesanti contraccolpi già dal 2014 a causa del blocco russo alle esportazioni agroalimentari dei Paesi europei deciso come contromossa alle sanzioni sancite dall’Unione Europea dopo l’annessione della Crimea e lo scoppio della guerra in Donbas.

«Semmai - chiarisce il direttore del Consorzio Piacenza alimentare Daniele Ghezzi - si segnala una situazione di grande prudenza e quasi di attendismo nei confronti dei paesi limitrofi. Quello che veramente preoccupa è il problema dei costi delle materie prime e per tutto il packaging, e la tensione sui prezzi non esente da fenomeni speculativi. Per quanto riguarda l’Ucraina ci sono già problemi per il costo dell’olio di girasole, base per tutti coloro che preparano salse, e la pressione generale sui prodotti da trasformare».

Danni diretti, già da subito, per il vino «che - ci ricorda Massimo Perini delle cantine 4 Valli - non rientrava nelle sanzioni. Il vero problema per noi è legato ad un vero e proprio crollo del rublo. I nostri clienti russi, che operano soprattutto nella grande distribuzione, non riescono più a comprare il vino prenotato perché il costo è di fatto raddoppiato».

Così alla Cantina di Montale sono ferme migliaia di bottiglie di vino etichettate in russo, con la situazione commerciale che non preannuncia segni di miglioramento, anzi. «Stiamo faticosamente cercando di rafforzare altri mercati – prosegue Perini - come Spagna, Usa, Giappone e Cina ma veniamo da due anni di stop ai contatti commerciali a causa del Covid e quindi si sta riprendendo a rilento. Con la speranza che la situazione attuale di guerra possa risolversi rapidamente, con una ripresa del normale export verso un mercato, quello russo, per noi importante e sperando che cessino fenomeni speculativi sulle materie prime, con i costi, per esempio del vetro, che sono schizzati verso l’alto».

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