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Martedì, 16 Agosto 2022
Economia

L’importanza della conservazione del suolo per uve di qualità e per conservare al meglio il vigneto

Le buone pratiche per la conservazione dei suoli e le produzioni vitivinicole di qualità della collina piacentina e faentina sono l’obiettivo del progetto PRO-VITERRE che coinvolge, coordinato da I.TER Soc. Coop, azienda bolognese attiva nello studio dei suoli, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza  ed otto aziende vitivinicole piacentine: Conte Otto Barattieri di San Pietro, La Pernice, La Tosa, F.lli Piacentini, Il Baraccone, Il Ghizzo, I Perinelli, Res Uvae, e due faentine La Sabbiona e San Mamante.

Il progetto è stato presentato stamattina alla Cattolica di Piacenza da Carla Scotti da I.Ter, alla presenza del prof. Stefano Poni Direttore del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili, del Presidente del Consorzio vini Doc colli piacentini Roberto Miravalle, dai titolari delle azienda piacentine coinvolte nell’iniziativa e, in videoconferenza, con Stefanno Nannetti funzionario della Regione e con Marco Campanacci viticoltore faentino e l’enologa Marisa Fontana che opera presso varie cantine romagnole.

Il progetto ha carattere triennale ed è stato ammesso a finanziamento dalla Regione Emilia-Romagna ai fini della Misura 16 del PSR 2014-2020. Obiettivo primario è quello di definire le “linee guida delle buone pratiche agronomiche per la conservazione dei suoli dei principali ambienti vitivinicoli della collina emiliano-romagnola”, valorizzando e promuovendo il ruolo del viticoltore come “custode” della tutela del suolo e del territorio.

“PRO-VITERRE- è stato sottolineato dal prof.Poni- nasce in risposta all’esigenza di valutare, anche alla luce dei cambiamenti climatici, alcune delle principali tecniche di gestione del terreno applicate alla viticoltura collinare”.

“Mutamenti- ha sostenuto il dott. Miravalle- che creano problemi con l’inerbimento permanente, per cui si impone la necessità di riportare azoto alla vite; ci sono anche difese alternative, ovvero quello della semina delle crucifere che possono operare una sorta di “aratura biologica” del terreno e senza impatti particolari. Ma è altresì importante divulgare le soluzioni relative alla carenza idrica”.

“Tutto ciò è insomma- è stato ribadito- il recupero e lo sviluppo delle “buone pratiche agronomiche” al fine della protezione dei suoli vitati e del mantenimento delle produzioni di qualità nella collina emiliano-romagnola, un obiettivo scaturito tra ricercatori esperti in discipline quali la pedologia e la viticoltura e ben dieci aziende vitivinicole (otto piacentine e due faentine), che alla fine di settembre, davanti ad un notaio hanno dato vita alla costituzione ufficiale del gruppo operative”.

Le verifiche e valutazioni del progetto prevedono monitoraggi eseguiti tramite osservazioni in campo, studio dei suoli, campionamento e analisi chimiche in aziende vitivinicole collocate in ambienti pedologici diversi. Essi saranno volti a testare, individuare e condividere, le tecniche agronomiche più idonee alla preservazione dei suoli dall’erosione idrica superficiale e al mantenimento e/o aumento della sostanza organica.  Obiettivo principale è l’individuazione delle buone tecniche di gestione del suolo per poter abbinare i benefici di carattere ambientale, come il mantenimento della sostanza organica, con il miglioramento dei livelli produttivi della vite sia in termini qualitativi che quantitativi.

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Il ricorso all’inerbimento, ad esempio, se da un lato è ottimale per la preservazione dei suoli dall’erosione e l’accessibilità al vigneto nelle stagioni umide, può incidere, stante anche l’influenza del riscaldamento globale, sullo stress idrico delle piante con conseguente calo di produzione. Fondamentale quindi analizzare come, quando e in quali suoli ricorrere a tale tecnica e ai suoi indiscussi benefici in termini di riduzione di fenomeni erosivi, aumento della portanza del terreno e del tenore di sostanza organica.

Il metodo di lavoro prevede un approccio partecipativo e condiviso nell’ottica di avvicinare i risultati della ricerca all'adozione di nuove pratiche da parte dei viticoltori: un passo importante verso una “cultura del territorio” intesa anche come maggiore consapevolezza del ruolo che essi possono rivestire sulla protezione del suolo e sulla tutela della sostenibilità ambientale.

“Si conosce- ha detto Poni- ancora poco dell’apparato radicale e sull’interazione tra suolo ed ambiente e dobbiamo offrire soluzioni pratiche alle azienda”.

Per Stefano Pizzamiglio della “Tosa” di Vigolzone “bisogna ricordare che i clienti sono sempre più attratti ed incuriositi dal rapporto terra- vino di cui i francesi sono precursori; naturalmente auspichiamo che questi progressi nella coltivazione garantiscano un adeguato valore aggiunto, un giusto rapporto qualità-prezzo”.

“Ed in più- ha ditto Chiara Azzali della Pernice di Castel Nuovo Valtidone- i vantaggi consistono anche nell’aumentare, in modo sostenibile, la vita del vigneto”.

“Bene la ricerca- ha ribadito Marco Campanacci- perchè la cura del terreno è fondamentale per combattere l’erosione e tutelare il paesaggio, connubbio indispensabile per vino ed agriturismo”.

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