Economia

Cassa di Risparmio, ci si interroga su come siano potuti svanire 132 anni di storia

Un pool di dipendenti guidato da Eduardo Paradiso racconta la storia e la fusione con Parma e propone tesi alternative alle vulgata corrente

Cassa di Risparmio di Piacenza, Primo Consiglio di Amministrazione aprile 1860 Sig (4)-2

PERLETTI conte FAUSTINO Sindaco di Piacenza

Amministratori:

ANGUISSOLA cav. don GIUSEPPE

PIATTI cav. CAMILLO

SFORZA FOGLIANI cav. avv. prof. don RAFFAELE

PONTI GAETANO

NASALLI conte GIUSEPPE

MISCHIavv. cav. Marchese GIUSEPPE

BELLI cav. FRANCESCO

GIOIA avv. FRANCESCO

GEMMI prof. avv.LUIGI

FERRARI cav. avv.GIACOMO

MAGRINI CAMILLO

RICCI ODDI dott. FRANCESCO

GULIERI cav.

ANTONIO BARATTIERI conte ALBERICO

La storia della Cassa di Risparmio di Piacenza attraverso l’atto di nascita 1860, l’operatività nel corso del successivo anno, la progressiva espansione sul territorio, il nuovo Secolo e gli scenari delle due guerre mondiali, gli anni Cinquanta e Sessanta, il boom economico. La trasformazione della banca in società per azioni con la legge Amato che determinò lo scorporo tra istituto e fondazione bancaria con finalità sociali e benefiche. Poi la fusione che portò alla nascita della Cassa  di Risparmio di Piacenza e Vigevano apportatrice di sinergie al territorio, alle quali però ne seguì la sostanziale spogliazione derivata dalla fusione del 1° marzo 1993 in Cariparma e Piacenza Spa. Il gruppo è confluito nel 2000 in Banca Intesa, la quale, a metà del primo decennio di questo secolo, lo ha ceduto al Gruppo bancario internazionale Crédit Agricole. La Cassa di Risparmio di Piacenza ha ufficialmente, giuridicamente e completamente esaurito la sua mission il 21 novembre del 2016.

I 132 anni di gestione indipendente e 155 di attività della Cassa di Risparmio, sono raccontati in un interessante libro di circa 500 pagine, a cura di Eduardo Paradiso, dipendente per quarant’anni della “Cassa”, giornalista, già direttore di “Ethos magazine” e dell’emittente radiofonica Radio Tau. L’autore ha coinvolto nella sua impresa con contributi e testimonianze, Angelo Cervetto: “Il CED e le nuove Paolo Rizzi-17tecnologie”, Francesco Montescani: “L'Organizzazione e il motore di sviluppo”, il compianto Giorgio Fiori: “Vicende del Monte di Pietà di Piacenza”, Marco Natali: “Una breve storia sindacale”, Bruna Milani: “Eravamo...”,  Mariarosa Borroni:“Il risparmio e la finanza” e altri autori rimasti nell’ombra.

Il libro, presentato all’albergo Roma dall’autore, con Paolo Rizzi; Marco Natali e Giorgio Ghittoni, si sviluppa su tre tematiche. La prima ripercorre la storia centenaria dell’istituto bancario cittadino che ha avuto un ruolo da protagonista propulsore della crescita del tessuto produttivo offrendo la protezione e il sostegno finanziario alle realtà economiche produttive locali che nella seconda metà del secolo scorso hanno traghettato la realtà agricola della nostra provincia da agricola ad area manifatturiera di alta specializzazione e di respiro internazionale. In questo contesto la Cassa di Risparmio ha studiato e realizzato innovazioni tecnologiche di assoluto rilievo che già negli anni '80 la proiettavano verso il futuro quali il Bancomat (prima installazione in Italia), pagamento con l’utilizzo del POS presso i negozi convenzionati in città e provincia e altre applicazioni.

Nel 1992 la Cassa di Piacenza si fonde con quella di Parma. Al perché della fusione e al perché con la Cassa di Parma, accettando che la quota di Piacenza valesse meno della metà di quella di Parma (che così si prese il 62,01 per cento del capitale contro il nostro 37,99 per cento), è la seconda tematica svolta dagli autori che inquadrano la vicenda nell’ampio contesto politico economico internazionale e IMG_7755-2nazionale che specie nel nostro paese avevano causato turbolenza e scosse nei mercati. La situazione economica italiana si era complicata a metà luglio, quando il governo Amato decise un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i conti correnti e postali attivi. Da questo momento iniziò una massiccia speculazione sulla moneta del nostro Paese. Il definitivo colpo alla lira arriva il giorno di Ferragosto. Nel giro di 24 ore, l'Agenzia di rating Moody's declassa di ben due posizioni il debito estero dell'Italia che passa da AA1 a AA3. La Cassa di Risparmio di Piacenza già dall'inizio dell'anno aveva progressivamente intensificata la sua azione sui futures di BTP decennali al rialzo. Se nel primo scorcio dell'anno la previsione di un consolidamento della ripresa economica si era rivelata appropriata, il successivo mix di politica interna e affari europei si era rivelato problematico e la speculazione aveva preso di mira le valute dei Paesi a economia più incerta quale la lira italiana e la peseta spagnola.

In questo quadro nazionale drammatico maturò la decisone di accorparsi con la Cassa di Parma. Le strategie e gli eventi interni alla banca, ampiamente indagati dagli autori del libro, portano anche alla formulazione di ipotesi alternative alle conoscenze correnti secondo le quali l’operazione fu inevitabile per salvare la banca che stava subendo rilevati perdite dalle attività finanziarie che, nel contesto corrente, si erano rivelate azzardate. Certo la Banca registrava oltre 64 miliardi di lire come perdite su titoli, ma la situazione – è la tesi sviluppata nelle pagine del libro – era contingente e se pur grave non era tale da far considerare la fusione un’ancora di salvezza. Fu piuttosto una scelta dettata da strategie di poteri  esterni al territorio in comunella con chi non si rendeva conto del valore che stava emigrando dal proprio territorio. Tra le ipotesi anche quella secondo la quale la fusione non fu una mossa strategica per salvare il nostro istituto bancario ma per salvare la Cassa di Parma in crisi per incombenti potenziali insolvenze.

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