Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

La coltivazione del nocciolo, buona opportunità di reddito per collina e montagna

Un momento dell'incontro

E’ una pianta con poche esigenze, che non richiede molte cure, scarsamente soggetta ad avversità, molto produttiva e soprattutto remunerativa. Quella della Langhe viene pagata 300 quintali. Stiamo trattando del nocciolo la cui coltivazione è stata oggetto di un incontro tecnico organizzato dall’associazione laureati in Scienze agrarie e forestali di Piacenza. Relatore Alessandro Roversi già docente di Coltivazione arboree e frutticoltura industriale alla facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza.

La Turchia è la prima produttrice al mondo seguita dall’Italia, con produzioni di alta qualità tra cui la celeberrima Tonda gentile delle Langhe. E’ una coltivazione assai redditizia tanto che si sta diffondendo nel mondo. «In Cile - ha chiarito Roversi - si è passati da 100 a oltre 12mila ettari e così in molti paesi dell’Est che tra l’altro utilizzano materiale vivaistico italiano. Gran parte delle 200mila barbatelle vanno all’estero. A Piacenza ce ne sono circa 70 ettari, per esempio a Mottaziana e con piante micorizzate per il tartufo». E’ quindi la nostra una provincia che potrebbe puntare, soprattutto per collina e montagna, su questa coltivazione estremamente redditizia, con un buon mercato, perché com’è noto viene utilizzata in tutte le preparazioni dolciarie industriali. Un nome su tutti: Ferrero. Il nocciolo è una pianta a portamento arbustivo o arboreo appartenente alla famiglia delle Betulacee, è originaria dell’Asia e nel nostro paese è coltivata in molte regioni dalla pianura fino a quote montane ad altezze di 1400 metri. Può raggiungere un estensione di 3-4 metri, ma con le dovute potature e le forme di allevamento l’altezza può essere facilmente tenuta sotto controllo. Il nocciolo è generalmente una pianta rustica, sia per le sue esigenze climatiche che pedologiche, predilige suoli sciolti a ph tendenzialmente neutro e mal si adatta a terreni compatti con ristagno d’acqua.

alessandroRoversinocciolo-2Il noccioleto non è mai o quasi mai fatto oggetto di vere e proprie operazioni di potatura. Abitualmente, infatti, si provvede alla spollonatura, all’eliminazione di rami e branchette morte od esaurite, al diradamento delle pertiche troppo vecchie o all’eliminazione di quelle colpite da Agrilo. Le indagini sperimentali sulla concimazione del nocciolo, sono rare, frammentarie e condotte in ben determinati ambienti e cultivar, e quindi l’applicazione pratica dei loro risultati si presenta piuttosto problematica. «Quella (potatura) manuale è meglio di quella meccanica, ma mancano tecnici esperti in grado di eseguirle». E per quanto riguarda la concimazione? «Un aiuto - ha aggiunto Roversi - sarebbe quello di conoscere quanto 'mangia' la pianta, ossia i consumi annuali di elementi minerali per produrre una certa quantità di nocciole». Il noccioleto è molto sensibile alla scarsità d’acqua, quindi, in alcune  circostanze la sopravvivenza degli impianti è legata alla loro irrigazione; difatti la carenza d’acqua, nella coltivazione del nocciolo, provoca uno squilibrio vegetativo che è causa di riduzione dello sviluppo della pianta, della limitata formazione dei germogli e differenziazione delle gemme. Poche le avversità. Quella più temibile è della cimice asiatica che trasmette un odore disgustoso del frutto che passa poi nel cioccolato. Ci sono piante-spia e trappole che raccolgono anche 7/8 kg degli insetti. La produttività è di 1,5 /2.0 Ton a d ettaro. Ma Alcuni arrivano anche a 3 tonnellate. «Insomma- ha concluso Roversi- una coltivazione poco esigente per i terreni, subisce pochi danni da eventi climatici; le operazioni sono completamente meccanizzabili, produce con regolarità ed è una cogitazione in ascesa per la sua remunerabilità».  La riunione si è chiusa con l’assemblea dei soci presieduta dal presidente prof. Giuseppe Bertoni. Sono intervenuti tra l’altro Paolo Marzaroli per la Banca di Piacenza, il direttore di Confagricoltura Piacenza Marco Casagrande, Renzo Ruggerini per la Croce Bianca e Franco Boeri presidente della Cia di Piacenza.

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