La coltivazione del nocciolo: con Terrepadane buona opportunità di reddito per gli agricoltori piacentini

E’ una pianta con poche esigenze, che non richiede molte cure, scarsamente soggetta ad avversità, molto produttiva e soprattutto remunerativa. Quella della Langhe, la varietà migliore, è pagata molto bene: il resoconto del convegno

E’ una pianta con poche esigenze, che non richiede molte cure, scarsamente soggetta ad avversità, molto produttiva e soprattutto remunerativa. Quella della Langhe, la varietà migliore, è pagata molto bene. Stiamo trattando del nocciolo la cui coltivazione è stata oggetto di un incontro tecnico organizzato da Terrepadane presso il Palazzo dell’Agricoltura cui è intervenuto Tommaso Patrignani della Ferrero, Stefano Bottino responsabile di un’O.P del Piemonte che associa coltivatori di nocciole e Giorgio Mazzoni per Terrepadane (presente anche il direttore Dante Pattini) che dovrebbe fungere, in caso di adesione di un buon numero di imprenditori piacentini (100 ettari inizialmente fino a 500 in cinque anni), come “collettore” (contratti di coltivazione, indirizzo per l’azienda agricola nella scelta delle varietà, tecniche agronomiche da adottare, stoccaggio e vendita ecc), così come da sempre lo fa per i cereali. La Turchia è la prima produttrice al mondo seguita dall’Italia, con produzioni di alta qualità tra cui la celeberrima Tonda gentile delle Langhe. E’ una coltivazione assai redditizia tanto che si sta diffondendo nel mondo. In Cile si è passati da 100 a oltre 12.000 ettari e così in molti paesi dell’Est che tra l’altro utilizzano materiale vivaistico italiano. Gran parte delle 200.000 barbatelle vanno all’estero. A Piacenza ce ne sono attualmente circa 70 ettari, per esempio a Mottaziana e con piante micorizzate per il tartufo. E’ quindi la nostra una provincia che potrebbe puntare, sia in pianura, ma anche in collina e montagna, su questa coltivazione estremamente redditizia, con un buon mercato, perché com’è noto viene utilizzata in tutte le preparazioni dolciarie industriali. Un nome su tutti: Ferrero. L’azienda – ha spiegato Patrignani - garantirebbe il ritiro del 75 % del prodotto mentre il 25% andrebbe per il mercato libero per annate favorevoli nel prezzo. La Ferrero garantisce un prezzo finale di base più una parte (30%) in base a quello internazionale. Ci sono poi variabili legate alla varietà ed alla qualità, così come ad eventuali avversità. Quella più temuta è causata della cimice asiatica che trasmette un odore disgustoso del frutto che passa poi nel cioccolato. Ci sono piante- spia e trappole che raccolgono anche 7/8 kg degli insetti. Ma grazie a queste trappole a ferormoni e relativi bollettini, con adeguati trattamenti, si può evitare danni al raccolto. Ferrero garantirebbe per aggregare la filiera, anche software di gestione, formazione know, dialogo con istituti finanziari”.

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Il nocciolo è una pianta a portamento arbustivo o arboreo appartenente alla famiglia delle Betulacee, è originaria dell’Asia e nel nostro paese è coltivata in molte regioni dalla pianura fino a quote montane ad altezze di 1400 metri. Può raggiungere un estensione di 3-4 metri, ma con le dovute potature e le forme di allevamento l’altezza può essere facilmente tenuta sotto controllo. “Il nocciolo- ha spiegato Bottino- è generalmente una pianta rustica, sia per le sue esigenze climatiche che pedologiche; predilige suoli sciolti a ph tendenzialmente neutro e mal si adatta a terreni compatti con ristagno d’acqua. Il noccioleto non è mai o quasi mai fatto oggetto di vere e proprie operazioni di potatura. Abitualmente, infatti, si provvede alla spollonatura, all’eliminazione di rami e branchette morte od esaurite. E’ una coltivazione poco esigente per i terreni, subisce pochi danni da eventi climatici; le operazioni sono completamente meccanizzabili, produce con regolarità (dopo il 5 anno); la raccolta (circa il 60%) è in agosto (la migliore); va effettuata subito, evitando di lasciarle sul terreno; il resto dopo 10/15 giorni”. Sono seguite numerose domande da parte del pubblico presente con il coordinamento di Mazzoni. Terrepadane ancora una volta si pone come punto di riferimento per l’innovazione e per nuove opportunità di reddito per gli agricoltori piacentini.

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