La filiera, componente essenziale per un sistema agroalimentare moderno

All’Itas Raineri Marcora un convegno organizzato dall’associazione laureati in scienze agrarie e forestali di Piacenza coordinato da Erminio Trevisi docente della Cattolica di Piacenza

In un moderno sistema agroalimentare, a garanzia del consumatore, è fondamentale la qualità e la tracciabilità dei prodotti, che può essere garantita solo da un’efficiente filiera, ovvero l'insieme articolato che comprende le principali attività, le tecnologie, le risorse e le organizzazioni che concorrono alla creazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto finito. Per delinearne le caratteristiche generali ed esaminarne due fondamentali, ovvero quella del latte e del vino, si è svolto all’Itas Raineri Marcora, un convegno organizzato dall’associazione laureati in scienze agrarie e forestali di Piacenza coordinato da Erminio Trevisi docente della Cattolica di Piacenza.

Dopo il saluto del presidente Giuseppe Bertoni (ognuno cerchi di svolgere bene la propria professione per migliorare la società), e di Poggi vicepreside Itas, ha preso la parola Daniele Rama docente Unicatt che ha spiegato come è strutturata una filiera agroalimentare, ovvero una sintesi di mercati che concorre alla formazione ed al trasferimento di un prodotto fino alla sua utilizzazione finale.  Per valutarne efficacia ed efficienza  si sono vari parametri. E’ lo spazio delle tecniche (concatenamento operazioni) che muta con le nuove tecnologie ed è lo strumento che consente di comprendere il comportamento dei diversi attori al suo interno. La filiera deve essere in grado di creare valori, creando incentivi economici e vantaggi competitivi, sfruttando a proprio vantaggio le aspettative di mercato, ma anche le incertezze, dando garanzia di collocamento del prodotto.

Ha poi evidenziato esempi di filiera dove emerge la leadership predominante della Gdo e dove la cooperazione può rivestire un ruolo per dare giusta sinergia tra produttori e trasformatori. Dell’impianto legislativo entro cui opera la filiera, ha trattato Cecilia Balletta di Fedagri Lombardia Confcooperative. Ha parlato dei contesti di riferimento e delle opportunità e di come si sono modificate le strategie con la globalizzazione. Deve sempre operare nel rispetto del singolo produttore, con le esigenze dei consumatori che guidano le scelte strategiche. Le filiere devono evolversi e comunicare qualcosa di nuovo rispetto ad altre realtà.

«Bisogna valorizzare al massimo le ricchezze del territorio e poi arrivare al mercato ed ai consumatori. Sono sistemi complessi che operano in un contesto politico, normativo ed economico. La filiera deve saper interpretare le caratteristiche intrinseche ed i fabbisogni della società. Roberto Arata è il direttore del Consorzio Agri Piacenza Latte che esprime un fatturato di circa 70 milioni di euro ed è presente in diverse regioni italiane per la compravendita del latte dei soci e la trasformazione con un proprio caseificio. Ha il riconoscimento come organizzazione produttori (O.P.) da parte della regione Emilia-Romagna e della Lombardia. Arata ne ha delineato il ruolo come organizzatrice nell’ambito della filiera ed ha spiegato la doppia modalità di contrattazione usata per la vendita del latte. A prezzi fissi per brevi periodi (tre mesi), oppure con una parte fissa per garantire i costi ed il rimanente indicizzato in base al prezzo del formaggio, del burro  e della polvere di latte. Sovente infatti bisogna contrattare anche con realtà multinazionali (come Lactalis) che operano in un contesto di mercati europei. E’ previsto un pagamento qualità, con prelievi bimensili ed analisi di quattro parametri ed una media trimestrale. Infine l’enologo Francesco Fissore della Cantina Sociale Valtidone: ne ha tracciato una panoramica aziendale ed i dati dell’ultima vendemmia: 70mila quintali di cui 25 di bianchi e 45 di rossi, 6 milioni di bottiglie e 16 milioni di fatturato. Del personale fanno parte molti periti agrari e laureati.

Ha poi delineato la natura pedoclimatica dei terreni (limoso ed argilloso) ed ha spiegato che l’85% del raccolto è ancora manuale. Si opera in totale sinergia con i soci e gli agronomi indicano tempi e modalità per trattamenti (con Sms), raccolta e consegne in cantina, il tutto con totale tracciabilità. L’Haccp è garantita sia dalla Cantina che da laboratori esterni a tutela del consumatore. In futuro, proprio per uniformarsi alle nuove esigenze dei mercati, oltre alle normali tipologie territoriali si punterà anche su prodotti Bio e Vegan e questo comporterà anche nuove assunzioni di giovani tecnici. Per la loro formazione scuola ed università rivestono una fondamentale importanza.

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