La finanza comportamentale in Cattolica

Operatori del settore e autority insieme in un convegno per comprendere cosa influenzi le scelte dei consumatori

La finanza comportamentale protagonista di “Wealth Management Behavioral Finance”, il convegno internazionale organizzato a Piacenza dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e da Banca Generali, il 10 e 11 maggio scorsi, quando sono saliti in cattedra i protagonisti del risparmio gestito. La finanza comportamentale è un ramo della ricerca finanziaria che si occupa in primis di capire quali siano i principali errori commessi dagli investitori nelle loro scelte di investimento, per identificarne le cause e cercare di porvi (per quanto possibile) rimedio fornendo opportuni suggerimenti.

Secondo infatti la teoria finanziaria classica, l’investitore è un essere perfettamente razionale e pertanto immune da errori di valutazione; purtroppo la realtà dei fatti dimostra invece esattamente l’opposto. Le scelte degli individui possono essere influenzate da caratteristiche demografiche soggettive quali l’età, il gender, il livello di istruzione e di esperienza. Ma influisce anche  lo scenario macroeconomico. Comprendere le cause e le conseguenze dei comportamenti di investimento è un tema che interessa a diverso titolo le banche, gli intermediari finanziari e i consulenti, per poter migliorare la loro offerta in termini di prodotti e servizi, ma anche i regulators al fine di ottimizzare la normativa per tutelare il mercato e il sistema finanziario ma anche per sviluppare percorsi di alfabetizzazione finanziaria alla clientela.

In quest’ottica, un ruolo fondamentale lo svolge anche l’Università che ha trovato in questo convegno piacentino il punto di incontro fra l’accademia, gli operatori del settore e le autority. Dopo l’apertura dei lavori da parte del professor Andrea Lippi, docente di Economia degli Intermediari Finanziari e Finanza Aziendale dell’Università Cattolica, infatti, la parola è passata alle case di gestione M&G e Amundi che, insieme al responsabile dell’advisory di Banca Generali, Andrea Orsi, hanno fatto il punto della attuale situazione dei mercati, spiegando l’importanza crescente della finanza comportamentale come strumento per cercare di correggere alcune distorsioni interpretative da parte degli investitori e offrire nel contempo soluzioni di investimento più in linea con quanto viene percepito dagli individui nel momento in cui si trovano a dover operare scelte di investimento.

La parola è quindi passata a Consob che ha inquadrato gli orientamenti del mercato sul tema della consulenza finanziaria alla luce della Mifid 2 e del ruolo crescente della tecnologia a supporto dei consulenti nell’ambito delle scelte di allocazione del portafoglio. L’ospite più atteso è stato però Werner DeBondt, ordinario di economia alla Saint Paul University di Chicago, che ha concluso il convegno con la presentazione di un suo lavoro di ricerca sul ruolo svolto dai consulenti finanziari nella gestione del patrimonio delle coppie in crisi e in fase di separazione. Il consulente finanziario, è emerso dal convegno, gioca un ruolo sempre più importante nel cercare di ridimensionare i facili entusiasmi o le eccessive paure che possono emergere nella mente del risparmiatore.

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