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Giovedì, 11 Agosto 2022
Economia

La presidenza di Cna Piacenza all’assemblea nazionale di Firenze

La presidenza provinciale di Cna Piacenza, guidata dal Presidente Dario Costantini in veste di delegato, da Marisa Savi, Roberto Rivoli, Fabrizio Finetti e dal Direttore Enrica Gambazza, ha partecipato all’Assemblea Nazionale svoltasi a Campi Bisenzio di Firenze

La presidenza provinciale di Cna Piacenza, guidata dal Presidente Dario Costantini in veste di delegato, da Marisa Savi, Roberto Rivoli, Fabrizio Finetti e dal Direttore Enrica Gambazza, ha partecipato all’Assemblea Nazionale svoltasi a Campi Bisenzio di Firenze.

I lavori dell’Assemblea, a cui hanno partecipato anche il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e dell’Ambiente Luca Galletti e il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, sono stati aperti dal Presidente Nazionale di CNA, Daniele Vaccarino, che nel suo discorso ha evidenziato come “Per far ripartire l’Italia sia necessario e fondamentale far ripartire l’impresa”.

"L’aumento del Pil italiano - ha detto Vaccarino durante la sua relazione - è un segno evidente del fatto che la ripresa, per quanto lenta, debole e congiunturale, c’è. E deve molto agli interventi in materia di lavoro fatti dal Governo. I dati raccolti dal nostro Osservatorio, che effettua un monitoraggio mensile su oltre 20mila imprese e 125 mila dipendenti, ci dicono che nei primi dieci mesi dell’anno l’occupazione è cresciuta del 3%. Il Governo con il disegno di legge di stabilità ha presentato una manovra finalmente dal carattere espansivo che offre alcune significative risposte a richieste da lungo tempo avanzate dal nostro mondo”.

“CNA - ha commentato il Presidente Provinciale Costantini - si è sempre impegnata per spingere il governo verso decisioni che favorissero la ripresa e facessero segnare un’inversione di tendenza rispetto al passato. I primi dati registrati finora sembrano incoraggianti, ma c’è ancora moto da fare per poter concretamente parlare di ripresa. Ci sono ancora troppe criticità e troppi vincoli nei confronti di chi fa impresa oggi in Italia, a partire dal carico burocratico e dalla pressione fiscale che è la più alta di tutta l’area euro. La strada intrapresa potrebbe essere quella giusta, ma servono ancora tanti altri aggiustamenti per per permettere ad artigiani e imprenditori di lavorare e di continuare a produrre quelle eccellenze che sono il vero valore aggiunto del made in Italy”. 

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