«La qualità dell’acqua migliora ma resta ancora molto da fare»

Un momento del convegno

Il progetto Bevisicuro si propone di costruire una cultura condivisa della sostenibilità e della valorizzazione della risorsa acqua come elemento strategico per la salute umana ed un futuro diverso attraverso azioni differenziate e tra loro integrate. Domenica e lunedì sono state due giornate dedicate alla sostenibilità in viticoltura, con la Valtidone come palcoscenico ed una serie di eventi che si sono svolti nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 WaterProtect, che vede come protagonisti Università Cattolica, Arpae Emilia Romagna e PiaceCibosano, ma che coinvolge nella partnership anche tutti gli attori della filiera del territorio (dal consorzio di bonifica, alle professionali agricole, fino alla Ausl, al Consorzio fitosanitario, al Ireti e alla cantina di Vicobarone).

Obiettivo del progetto è quello di valutare la qualità dell’acqua potabile in Val Tidone e di stabilire il contributo della viticoltura allo stato di salute dell’ambiente. «Il programma - ha spiegato Nicoleta Suciu, ricercatrice presso l’Università Cattolica - coinvolge 7 paesi dell’Unione, per ognuno dei quali viene studiato un caso, che per noi è la Valtidone, con il coordinamento generale di un istituto di ricerca belga. L’obiettivo è di contribuire alla attuazione di misure di mitigazione e migliori pratiche di gestione, volte alla tutelala e al ripristino della qualità delle risorse idriche nelle aree con attività agricola intensiva. Il progetto coinvolge 175 aziende, il 39% del totale delle aziende presenti sul territorio».

Gli agricoltori si stanno adeguando a realizzare misure di mitigazione e migliori pratiche di gestione per minimizzare le vie di contaminazione diffusa delle risorse idriche, mentre con riferimento alla contaminazione puntiforme (ossia le contaminazioni che avvengono o possono avvenire durante le fasi di utilizzo dei prodotti fitosanitari), nuove pratiche di gestione sono in corso di studio insieme alle autorità regionali. Come è noto, i viticoltori della Val Tidone sono da tempo impegnati a migliorare le proprie prestazioni di sostenibilità: ne è un esempio la Cantina Sociale Vicobarone, cui 97 soci sono direttamente coinvolti nell’attività WaterProtect, che aderisce al programma VIVA “La Sostenibilità nelle vitivinicoltura in Italia”, dal 2014 e ha ottenuto la certificazione di sostenibilità nel 2016 con l’obiettivo di fare da volano per l’intero territorio della valle.

Durante l’incontro che è seguito oggi lunedì alla Residenza Gasparini dell’Università Cattolcia sono stati messi a confronto la viticoltura della Val Tidone, con altre due realtà territoriali Europe, il bacino del Bollaertbeek in Belgio e la parte bassa del bacino del Fiume Llobregat in Spagna. Nel primo caso abbiamo coltivazioni in pieno campo, nel secondo frutteti e orticoltura. Un confronto che dovrebbe consentire agli stakeholder locali e internazionali presenti durante la tavola rotonda di lavorare insieme per trovare le soluzioni migliori per un’acqua di buona qualità. Il report sulla qualità delle acque nell’Unione Europea, pubblicato quest’anno dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), mostra un leggero miglioramento dello stato ecologico e chimico delle acque superficiali e sotterranee nei 27 paesi dell’Unione, sottolineando la relativa efficienza delle politiche europee volte alla tutela e al ripristino della qualità delle risorse idriche europee.

Tuttavia lo stato chimico delle acque sotterranee rimane scarso a causa della presenza dei nitrati e dei prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura. Infatti, il 16% delle acque sotterranee europee non supera lo standard ambientale relativo alla presenza dei nitrati e il 6,5% ha una concentrazione di prodotti fitosanitari superiore al limite di 0.1 μg L-1. Per comprendere quanto la viticoltura influenzi la qualità delle acque è appunto nato il progetto europeo H2020 WaterProtect.

Nella tavola rotonda del pomeriggio, dopo le relazioni del mattino, moderata da Donatello Sandroni, numerosi gli interventi degli operatori del territorio a partire dai sindaci della Valtidone, fino ai rappresentanti delle professionali agricole, passando ovviamente per il Consorzio di Bonifica, il Consorzio Vini, l’Ordine degli agronomi e molte altre voci rappresentative della realtà del territorio. Con loro Elena Murelli, della Commissione parlamentare Politiche UE del Parlamento.

«Dietro ai buoni risultati ha detto Manuel Ghilardelli sindaco di Ziano - c’è un grande lavoro di tutto il territorio, rispettoso dell’ambiente come della qualità del prodotto, sinergia indispensabile». «Un progetto - ha detto Marco Delledonne dell’Asl - che si sposa bene con le direttive Ue e che coinvolge tutti gli organismi che si occupano di captazione, ma in cui è indispensabile - ha rilevato Francesca Sormani (e con lei Ruggero Colla, anche lui formatore) l’educazione professionale degli operatori che (come ha evidenziato il presidente del Consorzio Fitosanitario Matteo Cattivelli) è già di buon livello ma che deve ulteriormente crescere». «Essenziale - ha ribadito Colla - la formazione obbligatoria ed i corsi».

«La formazione - ha chiarito la Sormani - è normata di recente, ma si scontra con gli impegni pressanti degli imprenditori ed un’età media elevata. Bisogna coinvolgere i giovani, futuro di una agricoltura di qualità ed ecocompatibile». Della normativa europea ha trattato l’onorevole Murelli sottolineando l’aspetto di formazione-informazione per l’agricoltore stesso in dialogo con chi adotta decisioni e confronto con il resto del mondo. Eugenio Bertolini di Ireti ha chiarito che in Valtidone c’è scarsità di acqua nella zona alta e scarsa qualità nelle zone basse; Zermani presidente del Consorzio di difesa ha detto che «il nostro partner è la Regione, un territorio fortemente antropizzato controllato dai Consorzi. Conservare l’acqua non è un danno ambientale, noi abbiamo investito 40 milioni di euro per stoccarla in questo territorio».

Per Sidoli presidente del Consorzio vini e sindaco di Vernasca «mancano le infrastrutture per l’irrigazione in collina e serve un piano provinciale delle acque, un governo unico per evitare conflitti nella catena degli utilizzatori». «Si deve tenere conto dei mercati - ha ribadito Filippo Gasparini presidente di Confagricoltura; noi siamo imprenditori e tutto deve essere commisurato al prezzo per una competizione permanente. Siamo però soli ad affrontare tutto ciò, con costi in crescita esponenziale per benessere animale e tutela ambientale», un concetto condiviso dal presidente Cia Franco Boeri “perché le nostre eccellente coltivate in modo differente e di qualità vanno pagate; negli altri paesi ci sono pesi e misure differenti. Bene puntare su biologico e biodinamico ma i tempi sono maturi? Come conciliare con le esigenze produttive in «Il sistema - ha ribadito Giovanni Cremonesi direttore di Coldiretti Piacenza - deve avere rispetto del lavoro degli agricoltori che sono ben consapevoli di ciò che producono e di come lo fanno; quindi ci vogliono regole comuni in un mercato unico, con un sistema di controlli che valga per tutti». «Bisogna - ha detto Bruno Chiusa del Consorzio fitosanitario (con lui Ruggero Colla) ottimizzare i fitosanitari ancora disponibili; le attuali normative consentono sostanze essenziali per l’agricoltura integrata che caratterizza ormai l’intero territorio regionale. Ma noi siamo qui anche per fronteggiare le emergenze come quella della cimice asiatica ed altre».

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