«La sfida è tenere insieme la coppa piacentina e Amazon»

Il Festival “Città Impresa” debutta a Piacenza. Il sindaco Barbieri: «La città deve credere di più nelle sue capacità». Il presidente degli industriali Rota: «Servono infrastrutture e un nuovo ospedale». «Piacenza non può essere un dormitorio-satellite di Milano»

Bonomi, Barbieri, Schiavi e Rota

È Piacenza, dopo Vicenza e Bergamo, il terzo luogo “simbolo” dove si è aperto il dibattito sulle prospettive di sviluppo dell’economia e dei territori. Nella nostra città, a cavallo tra Lombardia ed Emilia, nella giornata di oggi si sta tenendo un’edizione speciale del Festival Città Impresa. L’iniziativa è promossa ItalyPost e Confindustria Piacenza, in collaborazione con il Comune di Piacenza. L’apertura del Festival, nella mattinata del 14 settembre alla Sala dei Teatini, si è svolta sul ruolo della nostra città. Hanno partecipato al dibattito – moderato dal piacentino Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera -, il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, il presidente degli Industriali Alberto Rota, e il sociologo Aldo Bonomi di Consorzio AAster. «Piacenza ha ritirato fuori la testa – ha detto Schiavi - questo Festival è proprio un primo “ciak” per il territorio. Si vuole evidenziare la sua collocazione geografica strategica, ha le condizioni ideali per essere una capitale delle reti e dei flussi del NordEst che attraversano la pianura padana e vanno verso Bologna. È uno snodo strategico importante, perciò la città deve attrezzarsi, essere consapevole della sua forza e trovare una strategia. Oltre allo sviluppo della sua industria e del lavoro deve, allo stesso tempo, rimanere una città bella, accogliente, gradevole. E queste condizioni di vivere bene ci sono tutte. Possiamo essere una città intermedia». Patrizia Barbieri-44

«Piacenza deve credere di più in sé stessa – ha spiegato il sindaco Barbieri - ha tutte le capacità per poter emergere. Noi abbiamo la possibilità di vivere in un territorio “snodo” con tutti i suoi ingressi autostradali, la possibilità di essere il retroporto di Genova e La Spezia, siamo il Polo del Ferro e dal prossimo anno riusciremo finalmente a spostare su rotaia un po’ di merci e toglierle dalla città. Abbiamo tante imprese credibili anche al di fuori della logistica e un eccellente manifatturiero e agroalimentare. Oltre che tante piccole e medie imprese che hanno resistito alla crisi. Siamo un territorio eccezionale: bisogna far comprendere fuori dal territorio le nostre condizioni».

«Piacenza è un nodo di reti – è il parere del sociologo Bonomi -, deve capire e sviluppare il proprio spazio di posizione dentro ai grandi processi di cambiamento. Deve essere una città “plurale” nella visione territoriale, Piacenza è infatti la porta della dimensione medio-padana e contemporaneamente è in mezzo a due aree metropolitane – Bologna e Milano -, e non deve dimenticare che ha zone della Valtrebbia in cui si incontrano 4 regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Liguria. Non può più essere un quartiere dormitorio-satellite della città fordista milanese, e non può più essere percepita in questo modo. Avere una pluralità significa riportare in questo grande cambiamento sia un’economia diversificata. Non c’è solo la logistica di Amazon con i soui flussi, ma anche l’industria, la media impresa, la meccatronica, agricoltura – siete un polo del pomodoro di grande importanza -, l’alimentare. Piacenza è non solo l’industria della città ,ma anche le sue valli. Bisogna costruire una coesione territoriale su tutti i livelli: economica, sociale, culturale che riesce ad andare nel mondo».

«Dobbiamo metterci in rete – è intervenuto anche Rota -, perché a Piacenza si vive bene sì, ma servono più infrastrutture, un nuovo ospedale, una viabilità più comoda e un buon collegamento con Milano, come ha sempre chiesto Confindustria. In questo modo potremmo essere attrattivi con un aumento di qualità».

Durante il dibattito il sindaco Barbieri ha inoltre sottolineato la volontà di formalizzare il protocollo d’intesa tra Comune, Ausl e Regione Emilia-Romagna per la realizzazione del nuovo ospedale. «Vogliamo farlo entro la fine del mese. Ancora non è dato sapere dove verrà costruito il nuovo ospedale». Ma Piacenza è veramente una città triste come dice qualcuno? «Quella di oggi è una “botta di vita” per il territorio – ha risposto ancora Bonomi – perché si richiamano le istituzioni e gli imprenditori a una riflessione. Un territorio è triste non quando gli indicatori economici sono in calo. Un territorio è triste quando è in agonia perché non trasforma la modernità in valori socialmente condivisi. Il Piacentino è attraversato dalla modernità, deve solo darsi una mossa e capire coma approcciarsi ad essa. Non si può più pensare a Piacenza come satellite e dormitorio di Milano. Piacenza è dentro al nuovo triangolo industriale del Paese: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, perciò è un nodo di reti. E in questo Piacenza si deve dimostrare brava a tenere insieme tutto, tradizione e modernità, coppa piacentina e Amazon. Questa è la sfida del territorio».

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