Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia

La sostenibilità del latte va declinata tenendo conto di diversi fattori

Webinar organizzato dall’Università Cattolica e dedicato al "Latte tra valore nutrizionale ed impatto ambientale"

La sostenibilità del latte va declinata tenendo conto di diversi fattori: ambientale certo, ma anche economico e nutrizionale. E’quanto emerso dal webinar organizzato dall’Università Cattolica e dedicato al "Latte tra valore nutrizionale ed impatto ambientale". Dopo l’introduzione il professor Lorenzo Morelli, Direttore DiSTAS - Università Cattolica del Sacro Cuore, ha ricordato che su questi aspetti sta lavorando l’International Dairy Federation attraverso la costituzione di un gruppo di ricerca plurifunzionale (cross-standing committee effort) per produrre evidenze scientifiche ed individuare indicatori, validati scientificamente e condivisi da una vasta comunità di esperti del settore, che considerino gli effetti ambientali della produzione alimentare in relazione al fabbisogno di nutrienti. Le relazioni moderate dal giornalista Federico Mereta, dopo il saluto di Valeria Del Balzo esperta in nutrizione (quando si parla di dieta sostenibile occorre ovviamente considerare i consumi che fanno riferimento a porzioni e frequenze, che devono essere rispettate. Infatti, sia da un punto di vista nutrizionale, sia ambientale la partita della corretta alimentazione si gioca sulle quantità consumate) sono state svolte da Andrea Poli, NFI, da Guendalina Graffigna, Università Cattolica del Sacro Cuore, da Stephan Peters, Chair SCNH-IDF, Manager nutrition science NZO, Olanda e da Giovanni Pomella, D.G. Parmalat e Vicepresidente Assolatte.

graffignalatteunicatt2-2«Una dieta sostenibile - ha detto Poli - è attenta ai valori della nutrizione, parlare di dieta universale è un riferimento poco condivisibile. La scelta corretta è per una dieta bilanciata e razionale. Il latte presuppone un impatto nutrizionale con un effetto sull’ambiente. Pesa del 2,7% sui gas serra ma evidenzia ottimi risultati per la nutrizione, per grassi, vitamine e calcio, elementi che non si possono rimpiazzare con costi paritetici; pertanto bisogna valutare bene il rapporto tra i due aspetti. Il calcio ha positivi effetti sulla pressione perché combinato con i grassi ha un efetto ace-inibitorio, con le proteine che hanno benefici effetti sull’umore e sull’appetito per il loro effetto saziante che induce un apporto calorico indotto. I grassi trans-insaturi diminuiscono del 40% il diabete. La valutazione della sostenibilità è dunque una questione di equilibrio; certo è bene ridurre l’impatto ambientale ma è assurdo che derivi da una riduzione della produzione di latte. Quindi valutare a 360°, approfondendo bene gli argomenti.

«Il consumatore oggi - ha detto la Graffigna - oggi è attento alla sostenibilità (anche se durante il Covid si è un po’ attenuato..) ma questa visione va inserita in una fascia di elite per cultura e possibilità economiche. C’è attenzione per l’ambiente, per il benessere animale, meno per il commercio equo e solidale. Secondo gli opion- leader nella dieta corretta va ridotta drasticamente soprattutto la carne rossa, meno il latte ed i derivati». «Una dieta equilibrata e sostenibile- ha ricordato Stephan Peters- è aspetto più complesso che limitarsi a considerare che si devono usare meno prodotti animali e più vegetali. Meglio parlare di nutrienti, per punteggio di densità e sull’effetto- salute. Bisogna valutare salute, ecologia, cultura ed economia». «Il consumo medio del latte - ha rilevato Pomella - è in declino causa cambiamenti culturali, stili di vita, mutamenti demografici, fake news, benessere animale ed impatto ambientale».  Bisogna lavorare per migliorare sempre più la qualità, con un sistema di controlli certificati per origine e filiera innovativa ed offerta di prodotti alternativi, per una alimentazione equilibrata; va posta sempre maggior attenzione al benessere animale e lavorare per i processi produttivi per ridurre l’impatto; puntare sulle energie alternative, una gestione responsabile dei rifiuti, una riduzione degli sprechi. Ed ancora: affinare ottimizzare logistica, packaging, ambiente e lavoro. Insomma un sistema sostenibile frutto di una visione d’insieme ambientale, economica, sociale e nutrizionale, quindi valutato nel suo complesso. 

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