Traversa di Sant'Agata: una soluzione adatta a soddisfare le imprese agricole e a tutelare l'ambiente

Il resoconto della presentazione della traversa sul LungoTrebbia di Rivergaro. Un’opera che, negli intenti dei progettisti, vuole stabilizzare il corso dell’acqua mettendo Rivergaro nelle condizioni di poter fruire dello specchio di acqua che storicamente ha sempre avuto

La presentazione sul lungo Trebbia di lunedì sera

«Abbiamo scelto un percorso partecipato, per evitare speculazioni e disinformazione; direi che la serata è stata caratterizzata da un dibattito partecipato e civile dove abbiamo avuto la possibilità, grazie ai tecnici intervenuti, di sviscerare tutte le peculiarità che caratterizzeranno l’opera». Commenta così il presidente del Consorzio di Bonifica Fausto Zermani l’incontro pubblico di presentazione della traversa di Sant'Agata che si è svolta lunedì sera sul LungoTrebbia di Rivergaro, un’opera che, negli intenti dei progettisti, vuole stabilizzare il corso dell’acqua mettendo Rivergaro nelle condizioni di poter fruire dello specchio di acqua che storicamente ha sempre avuto e dando ai campi la possibilità di avere acqua per le colture agrarie che producono cibo e che costituiscono quel magnifico paesaggio che lo contraddistingue.

«L’opera - commenta Zermani- non è stata abbastanza compresa; non è affatto vero che si eleva esternamente per 3 metri, perché è realizzata quasi tutta sotto; anzi- soggiunge- è condivisibile la preoccupazione di chi osserva le attuali arginature in ghiaia; queste ultime, costruite per poter alzare artificialmente l’acqua e farla entrare nei canali, costituiscono uno spettacolo al quale non siamo abituati e stonano soprattutto se pensiamo che lambiscono l’area del parco. Il progetto dell’opera mira a svolgere le stesse funzioni delle attuali arginature, senza però movimentare significativi volumi di ghiaia e sfruttando al meglio l’ingegno umano e gli studi ingegneristici.

Ed i costi di circa 3 milioni di euro saranno coperti con un percorso di recupero da altri interventi finanziati dallo Stato e non escludiamo neppure la possibilità di un autofinanziamento da parte degli utilizzatori, ovvero delle imprese, anche se queste valutazioni sono ancora premature. Quello che è certo- ribadisco- è che questo costo non inciderà minimamente sulla tassa di bonifica a carico dei contribuenti, ma solo ed esclusivamente sul costo irriguo.

La realizzerà il Consorzio affidandola con gara di appalto ad una ditta esterna; i lavori dureranno circa un anno, compatibilmente con le situazioni stagionali; entro l’anno dovrebbero chiudersi le valutazioni di impatto ambientale, quindi l’opera potrebbe essere terminata entro il 2021 e apporterà benefici su 2000 ettari di territorio a servizio delle imprese che operano nel settore primario. «La traversa sarà, tutto sommato, poco impattante anche visivamente nei confronti dell’alveo del fiume, svolgendo un’azione efficacissima e la gente potrà apprezzarla per quello che potrà fare per il territorio. Questo incontro è stato un modo per avvicinarci direttamente alla collettività per renderla partecipe e cercare di sgombrare il campo da ogni equivoco».

L’arch. Pierangelo Carbone tecnico del Consorzio ha ripercorso la storia della struttura ideata nella seconda metà dell’Ottocento su iniziativa degli agricoltori per incrementare la quantità delle acque derivate da Trebbia da sempre scarse nei mesi estivi. «Noi- ha chiarito- guardiamo al futuro cercando di attuare le esigenze di coloro che operano nel settore primario, ottemperandole con le vincolanti normative ambientali. Questo è il punto di partenza. Il secondo step è quello di evitare opere che poi vengano portate vie dalle piene del Trebbia; c’è un’attività continua di cantiere che movimenta ghiaia; dobbiamo superare questi costi e gli impatti sull’ambiente, evitando danni e fermate al settore primario. La soluzione - ha detto - è una struttura che duri nel tempo, al servizio di oltre 100 aziende che vivono grazie a questa opera e vicino a loro e quindi è necessario garantire la compatibilità. Per far le cose per bene, per valutare tutti i possibili impatti ambientali, stiamo raccogliendo dati da tre anni. Da tutte le informazioni raccolte scaturisce poi un progetto definitivo».

Di questo ha trattato l’ingegnere Stefano Croci che ha presentato le diverse ipotesi progettuali per superare il dislivello del Trebbia, far alzare le acque e completare le opere di presa. «Tenendo conto di tutte le ipotesi, delle valutazioni ambientali, dei rapporti costi benefici la traversa più il canale a cielo aperto appare la più razionale e la meno impattante. E’ una soluzione definitiva, fissa il fondo dell’alveo, è poco visibile in superficie. Il tutto sarà rivestito con ciotoli di fiume; saranno attuati scogliere e gabbioni per proteggere le sponde, il tutto comprensivo di una scala di risalita per i pesci». Sono seguiti diversi interventi anche critici sui percorsi di progettazione, ma si è trattato di un dibattito civile e partecipato «che - si è augurato Zermani - serva a chiarire che il Consorzio opera sempre per il bene e la tutela del territorio e di tutte le componenti della società civile come ha sempre dimostrato in occasione di eventi climatici estremi, purtroppo sempre più frequenti, dove la tecnica deve supportare la convivenza dell’uomo con un eco-sistema sempre più mutevole».

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Giampaolo Maloberti, del dipartimento Agricoltura della Lega, ha sostenuto che «La realizzazione della traversa porterebbe alla creazione di un laghetto che potrebbe essere utiulizzato a fini balneari come una piccola spiaggia, e avrebbe influssi benefici sul turismo».

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