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Domenica, 2 Ottobre 2022
Economia

Latte, Confagricoltura: «Serve un intervento in extremis per salvare il comparto»

Filippo Gasparini, presidente della sezione di prodotto lattiero-casearia: «Completamente disatteso l’auspicato “atterraggio morbido”»

Ci aveva visto giusto Filippo Gasparini – presidente della Sezione di Prodotto lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza - che non più tardi del novembre scorso aveva denunciato che «sul nostro settore si sta abbattendo una tempesta perfetta. In questo momento bisogna avere il coraggio di amministrare un comparto che non si sta amministrando. Senza una vera politica di settore – aveva rimarcato Gasparini - tutte le diseconomie finiscono sui produttori che si trovano ad andare alla ricerca di quote da affittare, quando le quote dopodomani non ci saranno più».  Oggi sembra ormai certo che il nostro Paese splafonerà la quota assegnata e le stalle che hanno superato la propria quota dovranno sostenere la multa di 26 centesimi per ogni litro prodotto in più. Con un prezzo di latte alla stalla in continua flessione si fa presto a capire che tra qualche mese le aziende dovranno sostenere spese per aver prodotto senza aver neppure coperto i costi fissi. 

«Gli affitti di quota stanno raggiungendo livelli insostenibili e puntano a pesare attorno alla metà della multa – sottolinea Gasparini - è come imporre alle stalle più competitive di chiudere.  La nostra proposta di prevedere un atterraggio morbido per gli ultimi mesi del regime quote-latte è stata completamente disattesa».  Con i prezzi di affitto delle quote alle stelle, secondo Gasparini, il sistema premia le aziende più inefficienti, che cedono i diritti a produrre, senza alcun contenimento dell’offerta. Qualsiasi effetto, in termini di sostegno al prezzo, si volesse ottenere applicando fino in fondo la quota sarà vano.  «Tutto questo sacrificio finanziario – commenta Gasparini - non servirà a contenere l’offerta che ormai è tale e non avrà, come ha avuto negli anni di piena applicazione, alcun effetto positivo sul prezzo il cui ribasso, peraltro, oggi è causato da ben altri fattori di mercato, quali una riduzione della domanda mondiale (in particolare cinese) di derivati del latte ed un tracollo della domanda interna della filiera delle Dop.  Ma non è tutto – prosegue Gasparini - il dramma rischia di consumarsi nella nuova campagna di produzione alla quale gli allevatori si affacceranno scarichi di liquidità, di potenziale produttivo, senza la protezione costituita dal capitale delle quote-latte, quindi senza regole, ma per contro imbrigliati a valle da quote legate alla produzione del formaggio, che per gli allevatori hanno gli stessi svantaggi delle quote-latte, intermini di limiti alla produzione, ma non costituiscono valore in termini di capitale, in quanto sono detenute dalla trasformazione.  Il problema è che, parlando della nostra zona – prosegue Gasparini - il Grana non assorbe tutto il latte prodotto e per i nostri costi produttivi i mercati del latte alimentare e formaggi freschi, con quotazioni del latte allineate su scala mondiale, sono di fatto preclusi. Ci saranno dunque forti tensioni tra i produttori perché la libertà di offerta si scontrerà con una domanda iper controllata e schiacciata dagli anacronistici piani di contenimento della produzione di forme di Grana. Una politica che non è una mera azione di tutela, ma ha ricadute economiche e che lascia perplessi, vista in ottica di un mercato globale, dove segmenti di mercato abbandonati con l’intento di tenere tonico il prezzo vengono presto occupati da produzioni similari. 

Le nostre proposte per salvare il comparto sono due.  La prima di carattere contingente è una manovra d’emergenza: abbassare il valore del prelievo sulle produzioni extra quota-latte a livelli affrontabili, con il risultato di calmierare gli affitti delle quote-latte in questi ultimi due mesi. La seconda, riguarda una strategia di medio periodo: costruire un comparto organizzato – spiega Gasparini – dove gli sforzi sono finalizzati a rendere solido il segmento delle produzioni Dop, dove produzione e trasformazione perseguono l’obiettivo comune di far confluire il latte italiano nei nostri formaggi tipici per poi venderli nel mondo. La condizione per far questo oltre all’aggregazione è una seria politica strutturale di export dei formaggi Dop a pasta dura. Tutta la filiera del Grana abbandoni vecchie manovre di contenimento della produzione che in un mercato globale aperto e infestato di similari non raggiunge più lo scopo di sostenere il prezzo, a favore di una nuova politica di marketing e di sviluppo dei commerci esteri, più aggressiva su scala mondiale, per queste nostre produzioni di pregio che hanno un bacino di vendita potenziale enorme rispetto all’areale di produzione. Lo strumento è il consorzio la cui sola funzione di tutela è obsoleta. Al suo posto serve un’azione più economica e commerciale».

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