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«Latte, gli agricoltori del territorio dovrebbero essere tutelati dalle Dop»

Lucchini (Confagricoltura Piacenza): «La politica del Consorzio del Grana impatta su tutto il comparto, anche il Ministero pare abbia chiesto lumi»

l Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale (Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea) del Ministero delle politiche agricole avrebbe inviato al Consorzio di tutela del Grana Padano una lettera (che sarebbe stata poi diffusa ai consiglieri) in cui chiede di conoscere quali iniziative siano state assunte al fine di acquisire i dati necessari per conseguire e mantenere l’obiettivo dell’equa distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera di produzione del Grana padano DOP, attività prevista al punto 1.12.4 del Piano di regolazione dell’offerta del formaggio Grana Padano DOP. L’indiscrezione è stata recentemente riportata anche sul quotidiano locale di Piacenza. La missiva chiederebbe conto delle conclusioni a cui sarebbe dovuto giungere il Comitato di Gestione, al quale era stata demandata l’individuazione dei percorsi e dei criteri che evidenziano un’equa correlazione tra il valore del Grana Padano, con i suoi derivati (panna, burro, siero) e quello del latte ad esso destinato. Anzi, l’ufficio scrivente chiederebbe che vengano inviate le conclusioni elaborate dal Comitato di gestione, per verificare se le stesse siano idonee a garantire la tutela del prodotto e degli altri interessi dell’intera filiera coinvolta. Infine, si formulerebbe anche l’ipotesi che l’attività di monitoraggio non fosse stata attuata o non fosse risultata sufficiente e si inviterebbe il Consorzio a svolgere una più incisiva azione.

«Da quanto apprendiamo, i contenuti di questa comunicazione sono perfettamente nel solco del problema che come Confagricoltura Piacenza denunciamo da anni», commenta così Alfredo Lucchini presidente della sezione Lattiero-casearia dell’associazione piacentina di imprenditori agricoli. La produzione di latte in Italia nel 2020 è cresciuta del 4% arrivando all’80% del fabbisogno nazionale, le prospettive per il 2021 parlano di aumenti in doppia cifra per i primi 2 mesi. Il comprensorio del Grana Padano produce più della metà del latte italiano, ma solo un terzo della produzione del comprensorio viene trasformato nel prestigioso DOP (circa il 20% della produzione nazionale). «La programmazione delle produzioni di latte deve prevedere un ruolo attivo degli allevatori, ma come abbiamo ribadito più volte, così non è per la filiera del Grana Padano, il cui Consorzio di tutela ha approvato piani produttivi che non considerano l’andamento della produzione di latte della zona di origine» - puntualizza Lucchini. La norma istitutiva delle DOP, a livello europeo, ne stabilisce la creazione proprio per migliorare il reddito di tutti gli agricoltori del territorio di produzione stesso. «In questo caso abbiamo una DOP che viene subita da buona parte del sistema allevatoriale perché – sottolinea Lucchini - essendo l’asset principale del comparto, influenza l’intero settore tramite politiche che mettono in discussione la lealtà della concorrenza del mercato del latte interno. Tutti aspetti già rimarcati nel bollettino settimanale n.22 Anno XXVII del 12 giugno 2017, dell’Autorità Garante Della Concorrenza e Del Mercato». Gli aiuti, tramite i PSR, ai progetti di filiera sono stati assegnati prioritariamente a piani di sviluppo aziendale di realtà zootecniche della filiera DOP. «Questa scelta di allocazione delle risorse pubbliche potrebbe anche essere punto di dibattito aperto – prosegue l’allevatore - ma solo a patto che tutto il latte della DOP restasse nel circuito DOP. Questo non accade, perché il positivo e costante aumento di produttività e innovazione genera conseguentemente anche un incremento di offerta di latte, trend che confligge con le pianificazioni produttive del Consorzio che non ha rivisto in proporzionale rialzo i volumi del trasformato. Una piccola parte di latte eccedente al corrispettivo dei piani produttivi viene comunque trasformata in DOP con i conseguenti oneri di penalità, ma la maggior parte del latte eccedente viene reimmessa sul mercato e va a fare concorrenza al latte prodotto da stalle della medesima zona che, escluse dalla DOP stessa, non hanno neppure potuto beneficiare di contributi di filiera per l’ammodernamento aziendale. Un meccanismo che altera, di fatto, l’equa competizione di mercato”. Questa situazione, si pone in contrasto da quanto previsto dal piano produttivo all’art. 1.11 “Impatto sulle altre produzioni” che in caso di eccessiva disponibilità sul mercato di latte del circuito DOP, prevede assegnazioni aggiuntive di formaggio Grana Padano rispetto agli obiettivi del piano produttivo in corso, al fine di disincentivare la vendita sul libero mercato di latte da parte dei caseifici produttori di Grana Padano ed evitarne gli impatti conseguenti. Ogni volta che vedo una stalla nuova – conclude Lucchini - provo insieme ammirazione e preoccupazione: ne leggo il potenziale produttivo e innovativo con l’orgoglio dell’imprenditore, ma vedo anche, con rammarico, l’opportunità trasformarsi in problema. Il prestigioso formaggio è ben valutato dai mercati, ma i buoni riscontri vengono ottenuti con una politica di prudenza che ha ben poco a che vedere con mutualismo, marketing e con la conquista di nuovi spazi commerciali, dove i similari stanno via via guadagnando posizioni, a riprova che la domanda esiste.  Anche alla luce della recente sospensione dei dazi Usa e di una conseguente crescita della domanda, le pianificazioni future della produzione del formaggio dovrebbero essere riviste al rialzo. Speriamo che le richieste di chiarimento ministeriali siano, finalmente, occasione di sprone in tal senso».

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