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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Economia

Latte spot, il mercato si mantiene vivace

Lo sottolinea il direttore di Agripiacenza Latte, Roberto Arata, che dirige il Consorzio che raggruppa circa 150 produttori di latte (e circa 25mila mucche)

Il latte spot (ovvero quello conferito sfuso in cisterna) conferma il suo momento favorevole tanto che il più recente prezzo di listino lo segnala a 0,46 centesimi al litro. Lo sottolinea il direttore di Agripiacenza Latte, Roberto Arata, che dirige il Consorzio che raggruppa circa 150 produttori di latte (e circa 25mila mucche) delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Piemonte e Friuli Venezia Giulia e che gestisce e commercializza latte utilizzato principalmente per la produzione di Grana Padano, Bianco d'Italia, Parmigiano Reggiano, Provolone, Gorgonzola, latte alimentare e formaggi freschi.

«Peccato - rimarca Arata - che a fronte di un mercato molto vivace, destinato probabilmente a crescere ulteriormente nei prossimi mesi anche per quanto riguarda, burro e creme di latte faccia da contraltare l’aumento esponenziale dei costi produttivi, non solo quelli energetici, ma soprattutto per quello delle materie prime per l’alimentazione dei bovini, tanto che complessivamente si è generato un costo complessivo del latte alla stalla che è prossimo ai 46 centesimi. Il latte spot resta vivace nel prezzo anche perché è drasticamente diminuito l’import di cisterne dalla Germania ed altri paesi Ue che preferiscono trasformare in polvere di latte e burro, i cui prezzi sono in costante ascesa. Del resto è aumentato l’export verso i paesi del Sud-Est asiatico che privilegiano creme di latte, burro e mascarpone».

E' comunque curioso notare come ancora una volta la sorte dell'"oro nero" (ovvero il petrolio) e quella dell'"oro bianco" (il latte) siano accomunate. Quando il prezzo del petrolio aumenta anche le quotazioni del latte salgono. E' accaduto di nuovo, con il prezzo del barile schizzato a oltre 81 dollari, mentre lei quotazioni del latte spot sono salite repentinamente. Peccato che appunto nel contempo siano aumentati anche i prezzi delle materie prime e dell'energia.

La favorevole congiuntura del mercato lattiero caseario è confermata dall'andamento dei prezzi dei due grandi formaggi Dop, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, che da soli assorbono una parte rilevante del latte italiano. Pur se con una lenta progressione, il prezzo del Parmigiano Reggiano continua a crescere e la media calcolata in settembre da Ismea si colloca a 11,47 euro al chilo, con un aumento del 23,3% rispetto all'anno precedente. Per il Grana Padano, dopo le flessioni registrate a inizio anno, le quotazioni si mantengono sostanzialmente stabili, collocandosi a 7,98 euro al chilo. Importante il balzo in avanti del burro, che quota 2,71 euro al chilo, il 10,1% in più rispetto al mese precedente, percentuale che sale al 36,9% se il confronto lo si fa con il 2020. Intanto va segnalato che finalmente è stato raggiunto al Ministero dell’Agricoltura, dopo oltre un mese di trattative tra allevatori, industria della trasformazione e grande distribuzione, un accordo di aumento di quattro centesimi in più per ogni litro di latte.

Il meccanismo di extra-remunerazione degli allevatori prevede più passaggi: la grande distribuzione si impegna a riconoscere un premio “emergenza stalle” che viene corrisposto alle imprese della trasformazione, che a loro volta lo riversano integralmente agli allevatori, sino a 3 centesimi di euro al litro di latte, con una soglia massima di intervento pari a 0,41 euro al litro. Le imprese di trasformazione, incluse le cooperative, si impegnano poi a riconoscere agli allevatori loro fornitori un premio aggiuntivo sino a 1 centesimo di euro al litro di latte entro la soglia dei 41 centesimi. I prezzi si riferiscono al latte conferito nella regione Lombardia, dove si raccoglie più della metà della produzione nazionale e che costituisce il parametro di riferimento di tutte le altre regioni. L’accordo che istituisce il “Premio emergenza stalle” ha validità fino al 31 marzo 2022. All'applicazione dell'intesa seguirà una campagna pubblica di sensibilizzazione sul consumo di latte e derivati e per la valorizzazione di una produzione nazionale che supera le 12 milioni di tonnellate all'anno. «Il protocollo di intesa è un risultato reso possibile dallo sforzo di tutte le parti che compongono la filiera - ha detto il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli in un video su Facebook -. È un passo fondamentale, perché tutela le nostre eccellenze del settore, messe sotto pressione da margini sempre più esigui dovuti alla crescita dei costi delle materie prime».

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