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Martedì, 17 Maggio 2022
Economia

Lattiero caseario in crisi: «Stralciamo investimenti improduttivi e si metta in campo un “piano mais”»

Vista la grave situazione del settore lattiero-caseario, la sezione di prodotto di Confagricoltura Piacenza si è riunita nei giorni scorsi per avanzare sui tavoli nazionali alcune proposte ritenute fondamentali

In considerazione della grave situazione del settore Lattiero-caseario, la sezione di prodotto di Confagricoltura Piacenza si è riunita nei giorni scorsi per avanzare sui tavoli nazionali alcune proposte ritenute fondamentali. Solo nella prima settimana di marzo i costi delle razioni per gli animali sono incrementati del 30% rispetto alle quotazioni precedenti già pericolosamente onerose. A questo si aggiunga che alcuni componenti, come il panello di lino, ormai mancano sul mercato a prescindere dal loro prezzo. La medesima tendenza si registra per i fertilizzanti indispensabili nelle prossime settimane. Anche il costo del gasolio agricolo è fuori controllo. Ciò, in un contesto in cui le aziende registrano pensati livelli di indebitamento, anche conseguentemente agli investimenti effettuati che non hanno portato ad adeguati riscontri dal punto di vista del profitto.

«La situazione è, se possibile, ulteriormente aggravata dal quadro di profonda incertezza politica»  –sottolinea Alfredo Lucchini, presidente della sezione. «La maggior parte delle aziende non sarà in grado di reggere oltre qualche mese, se non si realizzeranno azioni immediate e se non si pianificheranno quelle strutturali che chiediamo da anni. A fronte delle quotazioni di mais e soia e della mancanza di prodotto, chiediamo la possibilità di approvvigionamento da Paesi extra Ue annullando le barriere all’importazione. Dobbiamo inoltre poter mettere in campo da subito tutte le tecnologie disponibili, le varietà di mais e soia Ogm che importiamo e utilizziamo nei mangimi – spiega Lucchini – devono poter essere impiegate almeno per la filiera zootecnica. Va accelerata la revisione normativa per lo sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecniche Tea. Oggi si possono avere varietà resistenti alle fitopatie e allo stress idrico che garantiscono ottime performance di produttività. Questa è la strada della vera sostenibilità che fortemente auspichiamo venga intrapresa. Torniamo a chiedere, come già in passato, un “Piano mais” per valorizzare e difendere questa coltura alla base delle filiere zootecniche limitandone al contempo l’uso nei biodigestori».  Confagricoltura Piacenza chiede, in merito, attenzione anche nella realizzazione degli impianti agroenergetici: devono poter migliorare il potenziale produttivo, non limitarne o vincolare le rese. In particolare, l’associazione degli imprenditori agricoli chiede di incentivare il fotovoltaico sull’enorme disponibilità di tetti dei fabbricati agrari e non sui terreni di cui chiede la riconversione a produttivi anche di quelli incolti. «La Pac torni ad essere una politica agraria - prosegue Lucchini -   venga tutelata l’agricoltura che produce cibo e con essa gli allevamenti moderni e intensivi». Confagricoltura Piacenza chiede un drastico taglio alle pratiche pseudo ambientali: si tratta di un milione di ettari, il 10% della Sau nazionale, destinata a coltivazioni non essenziali o alla non produzione. «Non siamo più soli – sottolinea Lucchini - a fronte della necessità di recuperare indipendenza alimentare Confagricoltura Nazionale e altri stakeholder di primo piano in Paesi come la Francia e la Spagna, propongono una sospensione delle pratiche che sottraggono terreno alle colture come le “buone” pratiche agro-ambientali previste dalla condizionalità rafforzata nella nuova Pac e le aree a focus ecologico della precedente programmazione. Vorremmo che i contributi per queste pratiche inutili fossero dirottati innalzando i contributi per vitello nato e prevedendo dei premi accoppiati per le colture. L’emergenza va considerata tale – prosegue Lucchini - si soprassieda sui controlli onerosi su fattori di rilevanza non fondamentale». La sezione di prodotto lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza ha inoltre focalizzato una serie di richieste specifiche come l’indicizzazione del prezzo del latte ad un’equa correlazione con un paniere di prodotti lattiero-caseari tra cui le più prestigiose Dop. Nell’ambito del Grana Padano – hanno evidenziato gli intervenuti - si rileva la difforme applicazione del punto 1.12 del piano di regolazione dell’offerta che prevede l’equa correlazione del prezzo del latte con quello del formaggio, ma i produttori di latte non sono in grado di far valere singolarmente quanto disposto nei confronti dei caseifici a cui vendono il prodotto. «Chiediamo di effettuare un’analisi dei prezzi a livello di filiera – prosegue Lucchini - i produttori di latte forniscono i caseifici i quali, invece di trasformarlo, preferiscono a loro volta rivenderlo con interessanti maggiorazioni. Serve la trasparenza sul prezzo finale e un maggior equilibrio di filiera in virtù del valore aggiunto che ciascun passaggio effettivamente comporta ponendo fine a pericolose politiche di dumping». E poi una serie di azioni strategiche di medio periodo, in primis la revoca dei piani di regolazione dell’offerta nella filiera delle DOP o l’eventuale assegnazione delle quote produttive delle DOP stesse del Grana Padano agli allevatori. Ampliando l’orizzonte: il mai sopito appello alla realizzazione di un piano idrico che veda nuovi invasi, nello specifico nell’areale piacentino e reggiano e il potenziamento di quelli esistenti, così da essere in grado, finalmente, di trattenere l’acqua quando c’è per disporne quando serve ai campi e alla cittadinanza.

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