Le imprese femminili calano, 467 in meno in un anno

Il Comitato per l'imprenditoria femminile: «Questo ci stimola a lavorare ancora di più e in rete»

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Sono 6.463 le imprese femminili piacentine. Rappresentano il 21,6% delle imprese che lavorano nel nostro territorio. Se questo è il dato medio provinciale, molto diversificata è la situazione a livello comunale dove ci si spinge fino al 37% di Cerignale (10 delle 27 imprese registrate sono femminili). Operano in tutti i settori di attività anche se i numeri maggiori si concentrano nel commercio e in agricoltura. Sono infatti 1.722 le imprese registrate nella sezione commercio all’ingrosso e al dettaglio e 1.244 quelle inserite nell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Sia l’uno che l’altro contesto di attività hanno conosciuto una contrazione di imprese nell’ultimo anno così come in quelli precedenti (-123 in agricoltura tra il 2013 ed il 2016, -125 nel commercio, nello stesso lasso temporale). A Piacenza le donne esercitano l’attività di intrapresa in larga prevalenza con imprese individuali (68,4% del totale); le società di capitale sono il 16,1%, quelle di persone il 13,4%. Hanno la forma dell’impresa cooperativa l’1,7% delle aziende. Il 19,2% di queste realtà è artigiana: di queste una percentuale prossima al 55% è attiva nel settore degli altri servizi (in particolare servizi di lavanderia e pulitura, acconciatori, trattamenti estetici ed altri servizi per la persona). Lo stock di imprese femminili è diminuito anche se preso nel suo complesso: la variazione tra il 2015 ed il 2016 è stato dello 0,6%, in negativo (e del -6,2% tra 2013 e 2016). Tornando al confronto temporale più ampio, sono 4 i settori nei quali si è registrata una crescita di imprese registrate: attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+60 imprese), altre attività dei servizi (+40 imprese), noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+15 imprese), attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+10 imprese). Le iscrizioni consolidate nel complesso, nel corso del 2016, sono state 429, le cessazioni 467. Nelle province vicine si sono registrate, nell’ultimo anno, dinamiche differenti. Un calo del numero di imprese femminili si è infatti verificato anche a Cremona e Pavia ma a Parma, Reggio Emilia e Lodi il segno della variazione è positivo, così come a livello regionale e nazionale. 

I dati di contesto sono stati oggetto di una riflessione all’interno del Comitato per la promozione dell’imprenditorialità femminile della Camera di commercio: «La contrazione del numero delle imprese femminili osservata nel corso dell’ultimo anno spinge il Comitato  ad intensificare il proprio impegno per mettere a fuoco ed affrontare le criticità».

Se occorre un rafforzamento della capacità delle donne di intraprendere serve, a nostro parere, creare opportunità di incontro e di conoscenza reciproca al fine di stimolare la crescita di relazioni tra imprenditrici così come può essere utile indirizzare le aspiranti imprenditrici verso nuovi ambiti e settori di intrapresa dove in effetti emergono numeri positivi e dove abbiamo percepito grande fermento.  Non è un caso che il Comitato abbia promosso momenti di confronto e di crescita come il percorso esperienziale “ER – Donne in prima linea”, giunto ormai alla terza edizione. Sono tante le imprenditrici, soprattutto -ma non solo- di ultima generazione che hanno dimostrato di voler crescere attraverso la formazione. Il segno positivo delle variazioni nelle altre province emiliane deve essere un obiettivo verso il quale tendere, anche in relazione al grande potenziale delle imprenditrici o aspiranti tali che abbiamo potuto incontrare e di cui abbiamo apprezzato valore e capacità».

«La verita è che il grande potenziale dell'imprenditoria femminile è ancora in parte da esprimere: mettere al centro le donne può creare valore economico e relazionale. Pensiamo che Piacenza debba creare più occasioni di visibilità per il sistema imprenditivo femminile», concludono. 

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