Lega: un tetto agli stipendi dei manager

Stop agli stipendi d'oro dei manager in tempo di crisi. La Lega Nord propone un emendamento in Senato al ddl sul lavoro, per fissare un tetto massimo. Polledri: se in tempo di crisi aziende e banche ricevono aiuti dallo Stato “è giusto che ne usufruiscano i lavoratori, non la classe dirigente”

Massimo Polledri
Un tetto per frenare una spesa pubblica che è aumentata senza controllo: ai dirigenti delle banche, stipendio massimo di 350 mila euro. La proposta arriva dalla Lega Nord che, in questi giorni, ha presentato in Senato un emendamento al disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria.

Freni, anche per le buste paga dei dirigenti di quelle società o aziende che beneficiano in forma diretta o indiretta di interventi pubblici in funzione anticrisi.
  Se lo Stato aiuta le aziende è giusto che ne usufruiscano i lavoratori  

“Un esempio di contenimento della spesa, come ormai è in atto in molti paesi occidentali, che deve essere necessariamente attuato” ha dichiarato Massimo Polledri, della Lega Nord Piacenza. “Non si può predicare parsimonia senza dare il buon esempio, senza vincolare i finanziamenti pubblici a una politica di responsabilità sociale da parte di chi ne usufruisce”, continua.

Insomma, un taglio agli stipendi d'oro pubblici, conclude l'on. Polledri. Anche perchè, in tempo di crisi,  se aziende e banche ricevono aiuti dallo Stato “è giusto che ne usufruiscano i lavoratori, non la classe dirigente”.  Il tetto, comunque, non è basso: da una stima generale si tratta di un introito pari a 15 volte lo stipendio più basso di un dipendente statale. Ma almeno, l'abisso, non è una voragine nera.

La guerra agli stipendi d'oro dei manager, in realtà, è vecchia almeno di un anno. Già lo scorso maggio, infatti, prima che scoppiasse la bolla finanziaria, il presidente dell'Eurogruppo a Bruxelles Junker, aveva dichiarato: “c'è una differenza enorme tra le nostre richieste di moderazione salariale e gli stipendi percepiti dai dirigenti e stiamo pensando a strumenti fiscali per lottare contro questi eccessi. Non si può più accettare che in termini fiscali le buonuscite miliardarie siano detassate e siano considerati costi generali”.
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