Legge Stabilità, Coldiretti: "Bene i 20 milioni per il rilancio della carne"

L'associazione gialla: "A Piacenza dal 2011 meno 11,5% di allevamenti suini"

“In un momento particolarmente delicato per la zootecnia italiana, con i falsi allarmi lanciati sulla carne e le instabilità del comparto è fondamentale l’intervento di sostegno degli allevamenti italiani, settore chiave del Made in Italy a tavola, che vale da solo 32 miliardi di euro, un quinto dell’intero agroalimentare tricolore”. Così Andrea Minardi, vice presidente di Coldiretti Piacenza e allevatore di Besenzone commenta positivamente l'approvazione degli emendamenti Oliverio e Guidesi alla legge di Stabilità che consentono di aumentare la compensazione IVA sulle carni bovine e suine destinando al comparto ulteriori 20 milioni di euro.

“L'Iva che gli allevatori devono corrispondere al fisco nei regimi di detrazione forfettaria dell’imposta, spiega Emanuele Gonsalvi, responsabile fiscale di Coldiretti Piacenza, va calcolata sottraendo dall’aliquota ordinaria sull'ammontare delle vendite, le percentuali di compensazione stabilite con decreto ministeriale. Ebbene per il settore carne, analogamente a quanto disposto per il latte, grazie agli emendamenti alla legge di stabilità di prossima approvazione, tali percentuali di compensazione aumenteranno di 0,70 punti percentuali, e passeranno dunque dal 7 al 7,7% per la carne bovina e dal 7,30 all’8% per la carne suina.”

Si tratta di difendere il primato italiano a livello europeo per numero di prodotti a base di carne “Doc”, con Piacenza che può contare su ben 3 specialità di salumi che hanno ottenuto la denominazione d’origine su  40 specialità nazionali. “Ora l’obiettivo è quello di estendere l’obbligo di indicare la provenienza delle carni in etichetta anche ai prodotti trasformati come i salumi, conclude Minardi, perché è inaccettabile che oltre 2 prosciutti su 3 consumati in Italia provengano da maiali allevati all’estero senza che il consumatore lo sappia e recando un danno alle nostre realtà produttive. Proprio a causa della concorrenza sleale e della mancanza dell’obbligo dell’etichetta d’origine sui salumi in commercio, nell’arco di quattro anni, le aziende suinicole piacentine si sono ridotte, secondo elaborazioni Coldiretti sui dati della Bdn, del 11,5 per cento.”

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