«Libero scambio con Australia e Nuova Zelanda: a rischio l’agricoltura locale»

A diffondere la denuncia è il Consorzio La Carne Che Piace, un rete di allevatori piacentini che da tempo difende la qualità alimentare del territorio

Una nuova minaccia incombe sulla zootecnia e l'agricoltura italiana. A diffondere la denuncia è il Consorzio La Carne Che Piace, un rete di allevatori piacentini che da tempo difende la qualità alimentare del territorio. «I burocrati dell’Unione Europea, chiusi nei loro uffici a Bruxelles - esordisce il presidente Giampaolo Maloberti -, stanno portando avanti due negoziati pericolosi con Australia e Nuova Zelanda, i quali contengono anche riferimenti al settore agricolo. Il libero scambio voluto dall’UE - poco trasparente e assente di misure di compensazione - non poterà alcun vantaggio alle nostre province». «Il modello di negoziato che l’UE mette in campo - prosegue Maloberti - prevede ormai un consolidato principio di “coesistenza” per i prodotti di qualità, come le IGP; significa che vengono ammesse in un determinato mercato ma senza alcuna protezione rispetto all’utilizzo delle denominazioni commerciali già presenti in loco impedendo qualsiasi difesa dai pericolosi fenomeni di “sounding” europee, cioè di prodotti taroccati. Australia e Nuova Zelanda sono paesi con un carattere fortemente esportatore, specie in agricoltura: attraversano ciclicamente fasi di surplus produttivo - in modo particolare nel settore zootecnico - che, in un regime di libero scambio, comporterebbe l’arrivo massiccio di produzioni agricole anche sul mercato italiano, con una forte perturbazione di quest’ultimo. In Nuova Zelanda, in particolare, opera la principale multinazionale mondiale del latte, principale fornitrice del continente asiatico, capace di essere sul mercato con un costo 15cent/litro, causando una potenziale e disastrosa concorrenza sleale per le attività lattiero-casearie. Il completo smantellamento degli strumenti di difesa comporterebbe anche lo smantellamento del nostro settore zootecnico», conclude Maloberti, invitando associazioni, imprenditori e operatori del comparto a tenere alta la guardia.

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