"Licenziata ingiustamente", Amazon condannata e lavoratrice reintegrata

Una lavoratrice licenziata da Amazon nel marzo scorso è stata reintegrata a seguito della sentenza del giudice del lavoro Paola Di Rienzo del Tribunale di Milano, che ha condannato Amazon a reintegrare sul posto di lavoro la lavoratrice-madre 47enne licenziata, quindi, ingiustamente dalla sede piacentina del colosso dell'e-commerce di Jeff Bezos

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Una lavoratrice licenziata da Amazon nel marzo scorso è stata reintegrata a seguito della sentenza del giudice del lavoro Paola Di Rienzo del Tribunale di Milano, che ha condannato Amazon a reintegrare sul posto di lavoro la lavoratrice e madre 47enne licenziata, quindi, ingiustamente dalla sede piacentina del colosso dell'e-commerce di Jeff Bezos. Era una sentenza molto attesa dentro e fuori i cancelli dell'hub di Amazon a Castelsangiovanni. Ma la difficile vertenza dei lavoratori passata dallo sciopero del Black Friday non ha nulla (o quasi) a che vedere con la sentenza pronunciata il 29 novembre. Sessanta sono i giorni che la giudice si è presa per depositare le motivazioni della decisione, ma da subito ha disposto l'annullamento del licenziamento, la reintegra nel proprio posto di lavoro e il pagamento delle spese legali, oltre alle mensilità arretrate di stipendio che Amazon dovrà corrispondere alla lavoratrice, assistita dalla Filcams Cgil di Piacenza e sostenuta in giudizio attraverso l'avvocato Boris Infantino del Foro di Piacenza. Si legge in una nota.

«A marzo scorso è arrivata da noi in lacrime - ricorda Fiorenzo Molinari, segretario Filcams Piacenza - perché voleva andare a chiedere spiegazioni ad Amazon per la lettera di licenziamento ma arrivata ai tornelli il suo badge non funzionava più. Ha suonato al citofono, e anche qui nessuna risposta. E' arrivata da noi in lacrime, ma oggi quando le abbiamo comunicato che la sentenza favorevole era decisamente di un altro umore». Assunta in Amazon a Castelsangiovanni nel 2015 è stata licenziata dopo due anni. Motivo? Superamento periodo di comporto.

«Diciamo che se il giudice non è stato trovato a Berlino, questa volta l’abbiamo trovato a Milano. Una lavoratrice e la Filcams hanno vinto una causa di lavoro contro l'uomo più ricco del mondo: la lavoratrice quasi non ci credeva. In realtà, credo che questa vittoria di Davide contro Golia sia un messaggio di speranza per i tanti lavoratori che in questo periodo in particolare, stanno combattendo battaglie di dignità più grandi di quanto immaginiamo. Nel sindacato troveranno sempre un soggetto che li aiuta per affermare i loro diritti, spesso ignorati dagli algoritmi che, oggi come mai, vanno inseriti a pieno titolo nel piano della contrattazione tra le parti sociali».

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