«Lo statalismo in Italia è trasversale: coinvolge destra, sinistra e burocrazia»

A confronto durante la prima giornata del "Festival della cultura della libertà" Pierluigi Magnaschi, Luciano Capone, Giorgio Spaziani Testa e Lorenzo Infantino

“Statalismi di destra e di sinistra. Come uscire dal dirigismo?” è stato uno dei temi snocciolati durante la prima giornata del Festival della cultura della libertà organizzato a Palazzo Galli. Al dibattito non ha potuto partecipare l’atteso Nicola Porro, ma il parterre presente ha comunque affrontato l’argomento spinoso, più che mai d’attualità. «La globalizzazione – ha esordito il giornalista de “Il Foglio” Luciano Capone, stimolato da Emanuele Galba - è stata il contrario di quello che pensavano i movimento no global: ha arricchito Paesi poverissimi. Ora hanno successo movimenti statalisti, si esce a destra dalla crisi economica in questo momento: si pensa che la sovranità nazionale sia la risposta alla crisi economica. Si vuole imporre sovranità monetaria, istituzionale, perfino alimentare. La sinistra mondiale ha dato letture sbagliate, la lotta alla globalizzazione non ha funzionato. Così come sta entrando in crisi la globalizzazione stessa, che in realtà è una crisi degli Stati nazionali che non riescono a rispondere ai problemi posti dalla globalizzazione. Il fallimento è degli Stati nazionali».

«Lo statalismo - ha aggiunto Pierluigi Magnaschi, direttore del quotidiano economico “Italia Oggi” - non è solo un concetto di sinistra, come si è pensato a lungo, ma riguarda anche la destra. La situazione in cui ci troviamo è “disperata, ma non seria”, per dirla alla Ennio Flaiano. Questo perché in Italia si è affermata una cultura sessantottarda nella pubblica amministrazione. Ma il mondo sta cambiando: ce lo dice Amazon, che ha una tecnologia avanzata e ti dà risposte in poco tempo. Come si fa a guidare un Paese in cui ci vuole mezza giornata per rinnovare una carta d’identità? O dove il centrodestra vota contro alle proposte positive del centrosinistra solo perché deve fare opposizione? Un Paese in cui ci si giustifica perché il personale di un ente non rispetta la pianta organica? L’Italia è bloccata: i politici sono impegnati dietro ai loro “balletti”, la classe burocratica difende il suo “peso” nel Paese, la Banca d’Italia aumenta i suoi dipendenti perché ritiene di dover informare maggiormente gli italiani sugli aspetti finanziari, quando non è capace di controllare lei stessa la situazione".

Ha partecipato al dibattito anche Lorenzo Infantino, professore ordinario alla “Luiss” di Roma. «La società aperta di mercato – ha spiegato - provoca delle reazioni da tutti quelli che vogliono conservare la propria nicchia, per proteggerla. La crisi che stiamo vivendo non è colpa del liberalismo: vogliono accusare noi liberali di tutto questo. È colpa del troppo interventismo, non dell’apertura verso il mondo. Il premier inglese May – ha precisato - esce dall’Europa non per chiudersi, ma per una Gran Bretagna globale. Trump invece protegge le aziende americane con soldi pubblici, imponendo dazi doganali. Non possiamo avere lui come punto di riferimento per una politica liberale, è statalismo puro. Si vuole dare troppo potere alle strutture statali. Ci vorrebbe invece una libera competizione tra monete. E, soprattutto, dobbiamo aumentare la produttività. La svalutazione non è la risposta, non possiamo continuare a svalutare. Non possiamo – è la conclusione del docente - dare il Paese in mano a forze politiche interventiste».

Anche il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ha detto la sua sullo statalismo. «Tutti questi temi li affrontiamo ogni giorno come associazione. Siamo contro gli statalismi, li affrontiamo quotidianamente nel settore della proprietà immobiliare. È sicuramente il settore in cui lo Stato italiano – o attraverso i suoi enti locali – in cui l’autorità pubblica ha dedicato maggiori “cure” e “attenzioni”. Il rammarico per le botteghe storiche chiuse a causa del commercio online c’è, però non possiamo tassare maggiormente chi vende su questa piattaforma. Pensare che una marea come l’economia del web possa essere bloccata con un provvedimento di legge è da stolti. Tanti, troppi invocano il dirigismo in questi casi e richiamano tasse, sussidi, aiuti, sostentamenti».

Come uscire allora dal dirigismo? «Non si sa dove iniziare – ha detto sconsolato Capone -. Tutti protestano per avere “più Stato”, è una gara al rialzo senza freni. C’è il rischio che questi statalisti di destra e sinistra si uniscano: è successo in Grecia con Tzipras, qua ci sono già legami tra Forza Italia e Pd, e il Movimento 5 Stelle riunisce in sé un po’ dello statalismo di destra e un po’ quello di sinistra». «Di liberali nel Parlamento italiano – è la considerazione di Magnaschi - non ce ne sono. L’unico che lo è sempre è Capezzone, gli altri sono oscillanti. Se prima contrapposti ai liberali c’erano comunisti e democristiani con le loro ideologie e idee, ora la classe politica è attenta a mantenere solo la poltrona, così come la burocrazia fa di tutto per conservare la sua».

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