Economia

Lo studio della commissione europea: biotecnologie utili per la lotta contro i cambiamenti climatici

Casagrande (Confagricoltura): «La ricerca e l’innovazione sono indispensabili per produrre di più con meno»

«Un riconoscimento di fondamentale importanza per coniugare sostenibilità ambientale ed efficienza produttiva delle imprese agricole aperte alle innovazioni». È il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, a proposito dello studio pubblicato il 29 aprile dalla Commissione europea sulle biotecnologie, con particolare riferimento alle nuove tecniche del genoma. «Lo studio riconosce che le nuove tecniche possono dare un valido contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici – aggiunge Giansanti - dando la possibilità alle imprese agricole di salvaguardare il potenziale produttivo con una minore pressione sulle risorse naturali».

Lo studio della Commissione evidenzia anche che la vigente legislazione sugli organismi geneticamente modificati, varata nel 2001, non è adeguata a regolamentare le innovazioni tecnologiche in questione che consentono anche di aumentare la produttività delle colture, grazie a interventi mirati sul genoma.

«È stata riconosciuta la validità delle critiche che avevamo formulato alla sentenza della Corte di giustizia UE, del luglio 2018, secondo la quale le nuove tecniche di mutagenesi rientrano nella sfera di applicazione della normativa sugli OGM» - sottolinea il presidente di Confagricoltura. «Chiediamo ora alle Istituzioni dell’Unione e ai governi nazionali di accelerare il passo, con il supporto del mondo scientifico, per giungere a una chiara ed efficace regolamentazione per l’uso delle più avanzate biotecnologie in ambito europeo», aggiunge Giansanti.

«Le nuove tecniche del genoma – rileva Confagricoltura – hanno avuto negli ultimi anni una rapida diffusione a livello mondiale, anche nei Paesi terzi con i quali l’Unione europea ha sottoscritto accordi per l’interscambio di prodotti agroalimentari. Le nuove tecniche di selezione e sviluppo varietale, prima fra tutte il genome editing, che consente di migliorare un gene secondo gli stessi meccanismi che avvengono in natura accelerandoli senza fare ricorso a geni esogeni (presi da altre piante), meritano di essere normate con disposizioni specifiche» – commenta Marco Casagrande direttore di Confagricoltura Piacenza. «L’estensione anche a queste tecniche dei divieti previsti dalla normativa europea sugli Ogm è un errore che non ci possiamo permettere di fare. Agli agricoltori europei servono varietà capaci di sfruttare meglio le sostanze nutritive del terreno, o somministrate attraverso l’agricoltura di precisione, di resistere alla siccità e alle malattie riducendo ulteriormente l’uso di agrofarmaci».

Le università italiane ed il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) sono già pronti a migliorare geneticamente a costi accessibili le varietà autoctone alla base del nostro Made in Italy. Da sempre Confagricoltura è a favore della scienza e della ricerca, a maggior ragione di fronte a uno scenario che ci impone di produrre di più con meno, ponendo i nostri agricoltori in una competizione globale sempre più agguerrita. «Il Consiglio Ue ha riconosciuto il problema normativo stabilendo formalmente che sulle nuove tecniche di mutagenesi c’è “una condizione d’incertezza» che occorre superare con “nuove diposizioni” – ricorda Casagrande. Secondo il Consiglio Ue bisogna assicurare la «parità di trattamento tra i prodotti importati e quelli originari della Ue», per questo il Consiglio stesso, oltre un anno fa, invitava la Commissione a presentare, entro il 30 aprile 2021, uno studio sullo status delle nuove tecniche di mutagenesi nel diritto dell’Unione alla luce della sentenza della Corte. «Alla luce del documento presentato, auspichiamo ora che la Commissione possa presentare una proposta in cui non prevalga l’immobilismo» – conclude Casagrande. «Da troppo tempo i produttori pagano l’ipocrisia del legislatore europeo, tant’è che ci mangiamo tranquillamente mais e soia Ogm che importiamo ma non possiamo produrre. Il rischio per l’intera Europa è di rimanere al palo su un settore strategico per il futuro dell’agricoltura, mentre nel mondo, colossi come Usa, Cina, Giappone e anche Russia destinano immense risorse finanziarie alla ricerca genetica basata sulle nuove tecniche di selezione vegetale e sono pronti ad applicarne in campo i risultati».

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