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Un momento dell'evento

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Luigi Calamari: lo studioso, il docente, l’uomo

In suo onore nella Sala Piana della Cattolica docenti ed amici hanno dissertato sul futuro della zootecnia, non solo da un punto di vista qualitativo e produttivo, ma anche etico, ovvero quel rapporto tra uomo ed animale che oggi viene denominato benessere

Un minuto di silenzio carico di commozione, ma anche una vera e propria standing ovation per ricordare Luigi Calamari, docente della Cattolica, scienziato innovatore nell’alimentazione delle bovine da latte, uomo di fede, umile e riservato ma sempre disponibile con tutti, scomparso a metà di febbraio di quest’anno e che ha lasciato un incolmabile vuoto tra i colleghi dell’università, del mondo della ricerca e dell’imprenditoria agricola e dell’allevamento che ha potuto, grazie ai suoi studi, migliorare qualità e produzioni. In suo onore nella Sala Piana della Cattolica docenti ed amici hanno dissertato sul futuro della zootecnia, non solo da un punto di vista qualitativo e produttivo, ma anche etico, ovvero quel rapporto tra uomo ed animale che oggi viene denominato benessere, i cui parametri sono però ancora da definire compiutamente, anche se oggi è un obiettivo che tutti perseguono. Per questo nell’assemblea Aspa (associazione per le scienze e le produzioni animali) il nome di Luigi Calamari è stato un leitmotiv proprio per i suoi monumentali studi in questo settore. «Luigi - ha detto il professore Francesco Masoero - era contento della creazione del Dipartimento di produzione animale e nutrizione di cui era una figura fondamentale e che oggi ci lascia un vuoto enorme; siamo ancora increduli». «Una bibliografia immensa - ha ricordato il presidente Aspa Bruno Ronchi - frutto di studi svolti con passione, rigore e competenza. Fondamentali le sue ricerche sullo stress da caldo e sulla qualità del latte, come sul benessere della vacca e sui profili metabolici, anche per offrire soluzioni concrete agli allevatori, un rapporto con il mondo produttivo intenso senza però sottrarre spazio alla didattica e alla formazione permanente». La giornata verteva su tematiche di forte rilievo: l’etica nella ricerca, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla fisiologia degli animali, il benessere, la comunicazione e la trasmissione delle informazioni delle ricerche.

Ha iniziato il professore Giuseppe Bertoni con un parallelo tra il Beato Nicolò Stenone e Luigi, non certo per una proposta di beatificazione, ma solo per sottolinearne l’affinità di pensiero, ovvero l’umiltà e la prudenza nella ricerca scientifica. «La scienza - ha precisato - si serve della tecnica, ma la pratica non può procedere senza la scienza; scientismo e tecnicismo ne sono due degenerazioni. L’etica trova fondamento in una fede in Dio o nell’uomo, ma non disponiamo di un’etica all’altezza della tecnica e dell’economia globale; prevale il relativismo». Occorre dunque sempre il principio di precauzione che salvaguardi il nostro pianeta da interventi imprudenti. Non bisogna confondere la verità con le opinioni, l’etica garantisce equilibrio alla tecnica. «L’uomo - ha sostenuto Bertoni - ha diritto ad utilizzare gli animali perché ne ha bisogno, ma si pone il come lo fa (benessere) ed il rispetto dell’ambiente. Per ogni produzione animale (qualità, nutrizione, igiene, benessere, ambiente ecc) servono altre scelte su base etica, oltre che scientifica ed aggiornata. Di tutto questo Luigi è stato un esempio». Umberto Bernabucci dell’Università della Tuscia ha trattato del clima che cambia e degli influssi sulla qualità del latte e sulle strategie per mitigarne gli effetti. «Entro il 2050 i dati prevedono un aumento ulteriore e ne emergono i problemi di acclimatamento allo stress degli animali, i vari problemi di salute e sulla qualità del latte. Lo stress da caldo modifica i rapporti delle caseine, soprattutto l’Alfa e la ripartizione dei nutrienti. Bisogna agire sul management(strutture,sistemi, raffrescamento ecc) con protocolli idonei e sull’alimentazione: qualità della fibra ed antiossidanti, con selenio e vitamina E. Ovviamente tutto questo influisce sulla qualità dei formaggi».

«Luigi - ha ricordato Erminio Trevisi dell’Università Cattolica (il primo che mi accolse quando vi arrivai) - aveva al suo attivo 48 pubblicazioni sul benessere. A volte la società è ostile al nostro approccio, ma la ricerca serve a capire  il nostro rapporto con gli animali; i modelli di valutazione sono utili non solo scientificamente, ma per dare un valore oggettivo. Va ricordato che anche la sofferenza consente un adattamento alla vita ed in ogni caso gli animali non possono vivere come noi ed il benessere va definito per ciascuna specie se riguarda il confinamento. Quindi l’allevamento non è tout cour negativo». L’adattamento è una risposta allo stress e può essere negativo ma anche positivo, in base alla risposta biologica. Per valutare il benessere servono dei modelli, ognuno ha un proprio metodo, ma la nostra Università e Calamari già dal ’94 si è occupato di welfare con propri indicatori. Infine Marcello Mele dell’Università di Pisa e Giorgio Setti caporedattore dell’Informatore zootecnico hanno relazionato sui principi guida per una buona e corretta divulgazione scientifica. Di questa giornata, per lo spessore scientifico e culturale che l’ha contraddistinta, Luigi Calamari sarebbe stato sicuramente soddisfatto.

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