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Migliorare la qualità dell’ambiente, il fondamentale ruolo dell’agricoltura

Confagricoltura Piacenza ha organizzato in Sala Visconti, un incontro tecnico dedicato al bando del programma di Sviluppo Rurale “Nuove tecnologie per ridurre gas serra e ammoniaca in agricoltura”, cui ha partecipato Sergio Fiocchi, funzionario dell’Area Ambiente di Confagricoltura Emilia Romagna

Ogni settore produttivo, la società civile, tutti sono chiamati a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo e dell’ambiente in cui viviamo: sono state emanate norme ben precise, soprattutto quando si superano i livelli di PM10: dalle limitazioni al traffico, all’efficientamento energetico, alle limitazioni per il riscaldamento civile e pubblico. Anche agricoltura e allevamento sono coinvolti in questi innovativi processi: lo vuole l’Europa e di converso la Regione che ha messo a disposizione delle aziende agricole 14 milioni di euro per finanziare investimenti finalizzati al contenimento delle emissioni e al miglioramento della qualità dell'ambiente.

Confagricoltura Piacenza ha organizzato in Sala Visconti, un incontro tecnico dedicato al bando del programma di Sviluppo Rurale “Nuove tecnologie per ridurre gas serra e ammoniaca in agricoltura”, cui ha partecipato Sergio Fiocchi, funzionario dell’Area Ambiente di Confagricoltura Emilia Romagna. Dopo il saluto del presidente Filippo Gasparini che ha chiesto precisi dati scientifici su come inquinano i grandi centri urbani ed ha auspicato il raggiungimento di un equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale, ha preso la parola Enrica Campisi che ha sottolineato le novità del Reg.regionale del 15/12/2017 N°3 sugli spandimenti reflui. 

L’incontro moderato dal responsabile dei Servizi tecnici Giovanni Marchesi (era presente anche il neodirettore Marco Casagrande), è proseguito poi con la relazione di Fiocchi che ha illustrato le peculiarità del bando regionale, in continuità con gli obiettivi del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 per promuovere le azioni più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra e ammoniaca. I contributi sono pensati per implementare gli investimenti delle imprese agricole in modo da diffondere l’applicazione delle tecniche più efficaci per ridurre l’inquinamento dagli allevamenti, rendendo così l’agricoltura protagonista della lotta al cambiamento climatico e al miglioramento dell’ambiente.

«Beneficiarie - ha spiegato Fiocchi - sono le imprese agricole in forma singola o associata come cooperative, consorzi di scopo o comunioni a scopo di godimento, che devono realizzare investimenti per individuare e applicare specifiche soluzioni che interessano una o più fasi del processo produttivo: interventi per la riduzione delle emissioni nei ricoveri di animali o nei contenitori di stoccaggio esterno, interventi per migliorare il microclima negli allevamenti, trattamento e distribuzione degli effluenti, cioè l’insieme dei sottoprodotti degli allevamenti, o del digestato derivante dagli impianti di biogas, una valida alternativa ai fertilizzanti commerciali». 

Per una maggiore efficacia degli obiettivi, è prevista la possibilità di combinazione con l’operazione del Psr 2014-2020 per la “gestione degli  effluenti”. Sono inoltre ammesse al finanziamento le spese sostenute per coprire i costi degli onorari di professionisti o per studi di fattibilità, entro il limite massimo del 10% e investimenti per l’acquisto o lo sviluppo di programmi informatici. Per quanto riguarda il valore dei progetti, quando l’investimento è opera di una singola azienda, l’importo può variare da un minimo di 20 mila euro a un massimo di 180 mila, importo che può invece raggiungere i 500 mila euro se i progetti vedono il coinvolgimento di più aziende agricole.

Anche l’aiuto finanziario varia in percentuale rispetto al tipo di intervento: 40% nel caso di progetti presentati da un’unica impresa agricola, e 60% nel caso di progetti collettivi o di progetti integrati, cioè iniziative realizzate da una sola impresa agricola che oltre all’obiettivo della riduzione di gas serra ed ammoniaca combinano azioni che riducono l’inquinamento delle acque. Nella valutazione dei progetti verrà considerato il tipo di approccio, della combinazione di più obiettivi, del tipo di investimento e del fatto che sia realizzato in zone vulnerabili ai nitrati o a prevalente tutela naturalistica, paesaggistica, idrologica oltre all’intensità della riduzione di ammoniaca.

«Sono tecniche - ha ribadito Fiocchi - imposte dall’Europa per migliorare la qualità dell’aria del bacino padano. Misure tecniche che comprendono anche l’alimentazione degli animali per ridurre le proteine, quindi l’azoto prodotto, sia nella stabulazione, nella fase di stoccaggio e spandimento. I costi ricadranno in parte sugli allevatori; prima dovranno attivarsi, entro il 2021 gli allevamenti suinicoli ed avicoli, poi tutti gli altri, con nuove tecniche gestionali. I comuni saranno deputati a predisporre un catasto delle emissioni e non consentiranno investimenti se non si ridurranno le emissioni; anche gli spadimenti non saranno permessi, seppur in periodi concessi, se saranno superati i prescritti livelli di PM10. Non solo l’agricoltura: tutti saranno chiamati ad una maggior tutela della qualità dell’aria e dell’ambiente».

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