«Nella fase del Covid perso il 72% di possibilità di creazioni di nuovi posti di lavoro»

Le prime stime degli effetti della pandemia sul tessuto economico piacentino. Piacenza arrivava da un 2019 che esprimeva indici importanti di occupazione e di bassa disoccupazione. Ma il Covid-19 ha sconvolto l’economia

È stato presentato oggi presso la Sala Consiglio dell’Amministrazione Provinciale, il nuovo numero – il 37 – di Piacenz@ Economia, Lavoro e Società, la rivista realizzata in collaborazione tra la Provincia di Piacenza, la Camera di Commercio di Piacenza e l’Università Cattolica del Sacro Cuore (con il contributo in particolare del Laboratorio di Economia Locale) e finalizzata al monitoraggio delle prestazioni del nostro sistema socio-economico. In questa occasione è stata presentata, inoltre, un’analisi elaborata dal dottor Alessandro Rinaldi, dirigente del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, dal titolo “Gli effetti del lockdown Covid-19 sul sistema produttivo nazionale e locale”, uno sguardo sull'attuale situazione economica e sulle conseguenze economiche della pandemia, che riguarda in particolare gli aspetti legati alla natalità imprenditoriale. «Come noto - commenta il Presidente Patrizia Barbieri - l’esperienza drammatica che il nostro territorio ha vissuto con l’emergenza sanitaria conseguente all’epidemia covid, ha avuto ripercussioni molto forti sul nostro sistema economico e, quindi, la situazione della nostra Provincia è oggi molto diversa da quella di fine 2019. La fase di prolungato lockdown ha determinato conseguenze molto pesanti sulle imprese e sul mercato del lavoro e ancora oggi i numeri di cui disponiamo, ci evidenziano una situazione molto critica. Ciononostante ci è sembrato giusto fare il punto sull’andamento dell’economia piacentina nel 2019, che come abbiamo visto dai dati che sono stati illustrati è stata un’annata nel complesso positiva per Piacenza, anche a confronto con il resto della Regione».

Le iscrizioni e le cessazioni sono un dato su cui si può fare affidamento per capire questa crisi economica. «La riduzione nel bimestre marzo-aprile – ha spiegato Alessandro Rinaldi - è doppia rispetto alle iscrizioni, stasi delle attività in tutta Italia». L’Emilia-Romagna è attaccata dal problema: -49% nel confronto tra iscrizioni-cessazioni tra il 2019 e il 2020. E purtroppo Piacenza ha il primato negativo: -65,2%, seguita da Modena (59%) e Parma (57%). «Abbiamo perso due terzi delle nascite di imprese su cui potevamo contare».

Il Covid ha colpito le province economicamente più attive d’Italia, le regioni più produttive. «E ad aprile-maggio-giugno ha un -40% di questo saldo. Piacenza tocca -42,5, diventando quarta in regione e 37esima in Italia. Quindi nella fase 2 – rileva Rinaldi - ci sono stati segnali positivi, nel Piacentino è migliorata la situazione. Comunque è un bilancio pesante, che porterà a conseguenze in futuro». Laddove ci sono stati più contagi, si è persa più occupazione. «Si è persa la metà della nuova occupazione che avremmo avuto in Italia, a Piacenza il dato è più alto: 72,6% delle possibilità di occupazione in questo periodo è andato in fumo».

LO STUDIO DI PINI E RINALDI

I COMMENTI

Antonio Colnaghi della Provincia di Piacenza ha ricordato la prima stima sulla perdita di valore aggiunto del territorio piacentino, in confronto al 2019: oltre 800 milioni di euro di valore aggiunto perso, quindi un -10% rispetto agli ultimi anni. A cui aggiungere le 7,5 milioni di euro ore di cassa integrazione tra aprile e maggio, contro le 50mila del 2019. «Il rammarico – ha espresso Colnaghi - è che venivamo da un 2019 positivo, con performance anche superiori alla media regionale in diversi indici, soprattutto nell’export. Le imprese piacentina sono 29mila, con 3456 straniere e 6200 guidate da donne, 2051 da giovani» Preoccupano i dati sul turismo del 2020. «Nel 2019 registriamo un lieve calo delle presenze (1%) e un aumento dello 0,5% degli arrivi». Ma si attende di vedere come ha influito lo tzunami del Covid. Piacenza aveva un tasso di attività del 74%, di occupazione del 70%, di disoccupazione del 5,7%: almeno su questo fronte eravamo un’isola felice nel contesto italiano. «Se il 2019 si è dimostrato positivo per il Piacentino, seguendo un trend storico degli ultimi anni, dobbiamo capire quanto il sistema piacentino andrà in basso. Quale sarà, ad esempio, l’effetto su imprese, mercato del lavoro e anche sulla popolazione».  

Paolo Rizzi, docente di economia all’Università Cattolica, ha espresso apprezzamento per il fondo per le start up di “Insieme Piacenza”, voluto dal Comune. «L’export è cresciuto moltissimo a Piacenza – ha osservato Rizzi - ma è anche un punto di vulnerabilità e lo si è visto durante la pandemia, che ora causerà un crollo. Il tasso di occupazione al 70% e la disoccupazione al 5% rappresentano un mercato del lavoro perfetto. La pandemia maledetta ha sconvolto tutto. In autunno capiremo di più i peggioramenti del mercato del lavoro». Quali settori sono più a rischio? «Tutto il comparto della meccanica e dell’agroalimentare può reagire meglio. La pandemia ha messo in crisi l’artigianato, la cultura, il turismo e la ristorazione».

«Stiamo avendo ripercussioni fortissime – ha osservato il presidente della Provincia Patrizia Barbieri - sul tessuto economico. Siamo una Provincia profondamente diversa da quella degli ultimi mesi del 2019». «La realtà piacentina – ha ricordato il direttore generale dell’ente provinciale Vittorio Silva - molto più colpita rispetto al resto d’Italia. Insieme a Bergamo, Cremona, Brescia e Lodi siamo quelli con il più alto numero di contagi, lo dimostrano anche le mappe, compresa purtroppo quella dei decessi».

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