Nella serata di fine anno voleranno dalle bottiglie di spumante italiano circa 48 milioni di tappi

Piacenza eccelle, una delle poche in Italia, nel binomio cucina-vino “spumeggiante”

Nei fatidici 30 giorni che l’Osservatorio Economico Internazionale dei vini spumanti e frizzanti prende a riferimento (dal primo ponte feste dicembre alla chiusura della settimana di Epifania), gli italiani berranno qualche bottiglia in più rispetto alle festività del 2018-2019. Una media di poco più di 2,5 milioni di bottiglie al giorno. Per la sola serata di fine anno voleranno circa 48milioni di bottiglie, altre due concentrazioni per Natale e per Epifania. In termini di tipologia di consumo grandi differenze: tradizione per Natale con più vini dolci e dry, per Epifania più vini Rosè anche ancora molto pochi rispetto ad altri paese, mentre una festa di Capodanno con più vini secchi e brut. In totale circa 77 milioni le bottiglie made in Italy stappate per un valore alla produzione di circa 280 milioni di euro a fronte di una spesa degli italiani di 630 milioni di euro. Saranno solo 3,7-3,9 milioni le bottiglie straniere, stappate soprattutto in ristoranti delle metropoli e in veglioni di locali notturni e in località di vacanza.

In Italia c’è voglia di bollicine. Il consumo regionale chiede anche una produzione locale. E’ la sostanziale differenza dell’Italia con Spagna che ha 1 sola DocSpumante nazionale, la Francia che ne ha 6, quasi tutte metodo tradizionale classico. Questa orizzontalità produttiva è un patrimonio eccezionale, ma ha anche forti difficoltà di penetrazione, di conoscenza, di destinazione ampia. Sono produzioni di nicchia che restano tali, ma valorizzano ospitalità, accoglienza. Gli spumanti d’Italia sempre più attrazione, buongusto e bellezza per i turisti stranieri. E Piacenza, le sue bollicine prodotte sui Colli Piacentini, non si discostano da altri distretti locali, anzi la “viticoltura antica ed etrusca” diviene un vantaggio, un punto base fondamentale della biodiversità varietale. La storia del vino a Piacenza ha sempre avuto una matrice “effervescente”: è il caso della Malvasia, dell’Ortrugo, del Moscato, della Bonarda…senza dimenticare influssi stranieri più recenti come il Marsanne e il Roussanne, per caratterizzarsi. Oggi molti sono gli spumanti indigeni eccellenti che troviamo nelle liste anche dei ristoranti stellati piacentini. Piacenza eccelle, una delle poche in Italia, nel binomio cucina-vino “spumeggiante” da sempre…proprio già fin con i vini “di bosco” degli etruschi.  

Il boom delle bollicine tricolori ha inizio dal 2005 con la nascita del Forum Spumanti d’Italia a Valdobbiadene che per 10 anni ha parlato con una voce unica,  evidenziando le differenze tipologiche e esaltando diversità identitarie e di metodo, coinvolgendo e informando centinaia di MW, sommelier, opinion leader del mondo che così hanno “conosciuto” la varietà e qualità dei vini spumeggianti italiani. Si è sdoganato, come dico, il “metodo italiano” che è una produzione autonoma e unica al 100%. La enologia spumantistica italiana è diventata un pilastro dell’economia nazionale, con una bilancia export e un contributo al Pil di non poco conto: un valore totale annuo all’origine su 2,2 mld di euro che superano i 6,1 mld di euro al consumo finale.

Complessivamente oltre 870 milioni di euro verranno spesi in bollicine per le festività 2019-2020. Segnale di speranza e di voglia di vivere si direbbe…per dimenticare e guardare oltre una crisi politica perenne, un lavoro precario e latitante, vertenze industriali, vendite lente nei negozi ”. Rispetto all’anno precedente l’Ovse rileva una crescita dei consumi nazionali del 3,3% (2,4 mio/bott in più), secondo anno consecutivo, dopo un lustro ad andamento piatto. A fronte di un quasi stazionare valore unitario in cantina all’origine si riscontra un incremento di prezzo medio sul mercato del 4,4% (+0,40 cent a bottiglia): incremento dovuto esclusivamente alle etichette nazionali più conosciute. Valori al consumo stazionari, se non in calo, per le etichette top di Champagne. 

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