Nitrati, arriva l'accordo tra Coldiretti e il governo

Il presidente di Coldiretti Luigi Bisi: «Dietro ad una normativa che non rispecchia la realtà, chiuse migliaia di aziende»

«L’accordo siglato dal Presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo costituirà un freno alla chiusura degli allevamenti, un passo in avanti su una questione che da anni flagella i nostri imprenditori agricol». È quanto afferma Luigi Bisi, presidente Coldiretti Piacenza alla luce dell’accordo siglato dal presidente nazionale Coldiretti e dai ministri delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dell’impegno a rivedere la delimitazione delle aree vulnerabili ai nitrati assunto dalla Conferenza Stato-Regioni.

«Si tratta di un vero e proprio piano salva stalle, osserva Bisi, che prevede entro 45 giorni la ridefinizione delle aree vulnerabili da parte del Governo ed entro i successivi 30 giorni la redazione della nuova mappa regionale di gestione degli effluenti da allevamento che riconsideri l’estensione delle aree vulnerabili, che oggi in Emilia Romagna ammontano a 661 mila ettari pari la 62 per cento della superficie agricola utilizzata».

Le aziende Coldiretti che hanno obbligo di presentare comunicazione di spandimento alla provincia a Piacenza, circa 230, la maggior parte con terreni in area vulnerabile, sono per lo più situate nelle fasce di bassa collina e pianura.  «Queste aziende, operanti in zone vulnerabili definite vent’anni fa, prosegue Bisi, hanno subito, nel rispettare le rigorose normative ambientali, disagi nelle operazioni quotidiane di smaltimento dei reflui nonché pesanti aggravi sui costi produttivi. Per tanto tempo l’agricoltura è stata additata come la principale fonte di inquinamento da nitrati, ignorando caparbiamente i segnali evidenti che le fonti erano altre. C’è voluto uno studio dell’Ispra perché fosse chiaro come il coinvolgimento degli allevamenti nelle problematiche ambientali sia del tutto trascurabile o, quantomeno, minimo, mentre assume un diverso peso il contributo di altre sorgenti».

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«E’ il caso di dire, conclude Bisi, che la stalla viene chiusa quando le vacche ormai sono scappate: dietro ad una normativa che non rispecchia la realtà migliaia di aziende hanno chiuso. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, in Emilia Romagna hanno chiuso i battenti più di 16 mila allevamenti di bovini (–69,4%) e 10 mila allevamenti di suini (–89%), con un calo di 320 mila vacche e 620 mila maiali. Non dimentichiamoci che dietro questi numeri, ci sono posti di lavoro persi e ricchezza sfumata non solo per l’imprenditore ma per tutto il sistema, anche piacentino che, con le sue tre Dop per i salumi e la produzione del Grana Padano, rappresenta uno degli “azionisti di maggioranza” del sistema agroalimentare emiliano romagnolo».

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