Ogm, Coldiretti: «In Gazzetta la Ue dà la possibilità di vietarli»

Il direttore di Coldiretti Piacenza Massimo Albano: «La strada da percorrere è quella della tutela della biodiversità»

Albano

L’Italia è libera di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi 8 cittadini su 10, che si oppongono al biotech nei campi. Questo l’annuncio del direttore di Coldiretti Piacenza, Massimo Albano nel segnalare che sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stato pubblicato il testo della direttiva 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2015 che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio.

«Attendiamo ora, prosegue il direttore, che il Parlamento italiano metta a punto una normativa nazionale che possa dare continuità alla lungimirante scelta già fatta dall’Italia in precedenza di vietare gli Ogm dato che la nuova normativa dovrebbe entrare in vigore dopo 20 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Europea».

«La sovranità degli stati su una questione così delicata va tutelata, conclude Albano, e l’Europa con questo provvedimento ha dato dimostrazione, nonostante il pressing e le ripetute provocazioni da parte delle multinazionali del biotech, di farlo consentendo ad ogni   paese e dunque ad ogni economia di scegliere quale strada percorre. La strada che Coldiretti, e con lei il 76% degli italiani, vuole percorrere è quella della tutela della biodiversità e della conservazione di tipicità e distintività, in completa antitesi rispetto al modello omologato insito nel biotech. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura, non solo perseguono un modello di sviluppo non degno del nostro valore, ma pongono anche seri problemi di sicurezza ambientale che rischiano di minare il nostro patrimonio più grande».

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Secondo l’analisi della Coldiretti nel 2014 in Europa sono calati del 3 per cento i terreni seminati con organismi geneticamente modificati a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, secondo l’analisi del rapporto annuale 2014 dell’“International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA). La superficie ogm in Europa nel 2014 si è infatti ridotta ad appena 143.016 ettari di mais bt coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell’Unione; di questi il 92 per cento è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 131.538 ettari mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.

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