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Lunedì, 17 Giugno 2024
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«Ottimista sull’economia italiana almeno per il breve periodo»

L’economista Carlo Cottarelli è intervenuto presso l’Aula Piana alla Cattolica di Piacenza per un incontro promosso dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza in collaborazione con l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Ucid

«Sono moderatamente ottimista per la nostra economia, almeno per il breve periodo, considerato che cresciamo più di Francia e Spagna, questo nonostante l’inflazione ed il debito pubblico, anche perché per quest’ultimo è prevista una modifica del patto di crescita e di stabilità, con una riforma che dovrà consentire di rafforzare la sostenibilità del debito e promuovere una crescita sostenibile e inclusiva attraverso riforme e investimenti». L’economista Carlo Cottarelli è intervenuto presso l’Aula Piana alla Cattolica di Piacenza per un incontro promosso dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza, dalla laurea magistrale in Banking e Consulting e dal Dipartimento di Scienze economiche e Sociali, in collaborazione con l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Ucid di Piacenza. Cottarelli introdotto dal professor Stefano Monferrà ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari e Direttore di Banks, il centro studi dell’Università Cattolica dedicato al settore bancario e finanziario, ha dedicato il suo intervento all’economia italiana dopo il Covid: «uno shock economico come quelli del 2008 e del 2011, ma dal quale ci siamo ripresi molto più velocemente, anche se non sono ancora stati raggiunti i livelli di crescita del 2007. Insomma una volta superata l’emergenza sanitaria, si è ripartiti abbastanza velocemente, anche perché siamo un paese prevalentemente manifatturiero che si è riorganizzato rapidamente, favorito da una presenza prevalente di media e piccola industria».

«In precedenza - ha ricordato Cottarelli - c’erano inoltre vincoli finanziari cogenti dalla Ue per realizzare politiche espansive. Poi nel 2020 per contenere lo spread, la Bce ha proceduto ad un massiccio piano di acquisti di titoli di Stato, essenziali per un paese con debito pubblico elevato come il nostro. Misure adottate prima del Pnrr, che hanno consentito programmi di sostegno al reddito ed investimenti, con bonus per famiglie ed imprese, per sostenere la capacità di spesa degli italiani, incentivare gli acquisti e rafforzare la fiducia nel futuro, con conseguente rimbalzo produttivo come nel resto del mondo». E ancora: «Si è poi verificato un aumento dei prezzi delle materie prime, sia per la guerra in Ucraina, che per fenomeni speculativi, che ha stimolato politiche economiche fin troppo espansive. I prezzi delle materie prime sono regolate dalla domanda e dall’offerta; quindi eccesso di domanda e scarse forniture, ergo fenomeni speculativi. Prima le Banche centrali (Fed e Bce) hanno negato problemi di inflazione, poi è stato necessario aumentare i tassi per mantenere i depositi, con la disoccupazione che ha raggiunto, anche in Italia, livelli minimi, seppur sempre superiori a quelli di altri paesi europei. Cresce costantemente il Pil e aumenta tuttora».

«Il governo dice che il Pil crescerà dello 0,6%, più della Commissione Europea (0,4%) e del Fondo Monetario Internazionale (-0,2%). Io penso che lo 0,6 sia ragionevole; anzi, potremmo crescere anche di più. La Bce – ha detto - sta stringendo la politica monetaria solo gradualmente e la legge di bilancio, seppure più stretta degli ultimi anni, non lo è in modo drammatico. Incognita principale: l’Ucraina. Con l’auspicio che la situazione non porti a ulteriori shock economico-politici. Se questo avvenisse, salta ogni previsione». «Abbiamo finito il 2022 con l’inflazione a 2 cifre. Questa scenderà, anche per il calo dei prezzi delle materie prime in corso da metà 2022. Ma il volano dell’inflazione ha una notevole inerzia e la Bce resterà prudente nel combatterla. Scordiamoci di scendere al 2% quest’anno. Più probabile qualcosa intorno al 5-6%.

La Bce sarà anche prudente nell’aumentare i tassi, ma li aumenterà. Un tasso di riferimento del 2,5% per la Bce resta basso rispetto all’inflazione e salirà nel 2023. Mi aspetto arrivi almeno al 3 e mezzo per cento a metà anno. Infine uno sguardo all’Europa. In caso di shock, si continuerà a dipendere dai finanziamenti europei (Ue e Bce), anche se è stato varato un nuovo strumento contro gli attacchi speculativi, il Tpi, ossia “Transmission Protection Instrument”, per sostenere la trasmissione della politica monetaria della Bce in tutti i Paesi dell’Eurozona. Il Tpi sarà attivato quando si verifichino dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate, tali da minacciare la trasmissione della politica monetaria e il mandato di stabilizzazione dei prezzi della Banca Centrale». In pratica, attraverso il Tpi, la Bce effettuerà acquisti sul mercato secondario di titoli di Stato di quei Paesi che subiscono un deterioramento delle condizioni di finanziamento non giustificato da fondamentali specifici degli stessi Paesi. Le obbligazioni acquistate riguarderanno essenzialmente il settore pubblico, quindi emesse da Governi centrali o regionali, e avranno una scadenza fino a dieci anni. Non è escluso però che l’Eurotower possa attivare il Tpi anche per titoli del settore privato, se ricorrano le circostanze.

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