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Economia

«Per crescere occorre tendere ad obiettivi interconnessi»

L'economista Domenico Siniscalco, Managing Director e vicepresidente di Morgan Stanley, ex ministro dell’Economia e delle Fiinanze nel secondo e terzo Governo Berlusconi in Cattolica

Se si vuole crescere, bisogna andare verso obiettivi interconnessi.

«Per crescere occorre tendere ad obiettivi interconnessi»

«Si daranno le risorse a chi ne ha bisogno, ma ora è giunto il momento di guardare agli obiettivi di crescita in modo interdisciplinare, soprattutto verso quelli ambientali. Dobbiamo essere consapevoli che la distinzione Stato-mercato è superata, così come è opportuno capire tutta l’importanza che hanno gli effetti esterni». Così l’economista Domenico Siniscalco, Managing Director e vicepresidente di Morgan Stanley, ex ministro dell’Economia e delle Fiinanze nel secondo e terzo Governo Berlusconi, ha evidenziato quelle che saranno le priorità (anche se è ancora presto per delinearle, ma bisogna cominciare) dell’economia politica dopo la pandemia. E’ intervenuto (introdotto da Francesco Timpano, direttore del CeSPEM (Centro studi di politica economica e monetaria “Mario Arcelli”, presente il figlio Federico, anche lui economista). come ospite della XVII Lezione Mario Arcelli che si è svolta all’Auditorium Mazzocchi dall’Università Cattolica di Piacenza. Dopo il saluto di Anna Maria Fellegara, preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’ateneo piacentino (»c’è necessità di decifrare quello che avviene oggi»), ha preso la parola Siniscalco per ribadire che «l’economia è anche una scienza sociale che ci deve aiutare a capire le implicazioni di politica economica della pandemia».

«C’è stata - ha ricordato - dai primi contagi a Wuhan, lentezza nell’informazione: ben tre mesi. Assistiamo ad un impatto macro-economico e distributivo con un ritorno della politica fiscale rispetto a quella monetaria, ad un progresso della costruzione dell’Europa ed ad una sempre maggiore esternalizzazione». Siniscalco ha tracciato un breve excursus sulla pandemia ed i dati che l’hanno caratterizzata (compresi quelli attuali) ed ha sostenuto che «i recenti vaccini con vettore mNRA rappresentano quelli del futuro, un’innovazione fondamentale». A parere di Siniscalco la risposta politico-economica alla pandemia è stata di un minor consumo, meno produttività, più debito e più diseguaglianza, con un impatto differente tra i settori, con un meno 8/12% , circa il 6/8% del Pil. Con il consolidarsi della ripresa produttiva, cambieranno radicalmente le misure di cui l’Europa ha bisogno al fine di emergere più forte dalla crisi. Gli interventi a sostegno della congiuntura, in passato volti a limitare la caduta del reddito, dovranno essere orientati alla creazione di nuove fonti di guadagno; le misure finalizzate al mantenimento del potenziale di crescita dovranno lasciare il posto a programmi in grado di favorire la riallocazione delle risorse di capitale e di lavoro in favore dei settori con maggiori opportunità di sviluppo.

La possibilità di rilanciare l’economia dell’area dell’Euro dipenderà dal modello di governance che si saprà adottare. «Recentemente - ha ricordato - le autorità europee sono intervenute con decisione, sospendendo le norme sugli aiuti di stato e in materia fiscale e introducendo nuovi, efficaci strumenti comuni di gestione delle crisi. La Banca Centrale Europea (BCE) ha adottato misure di natura straordinaria per consentire di assorbire lo shock determinato dalla pandemia; i processi di digitalizzazione e di automazione hanno registrato una accelerazione decisa, in grado di modificare in maniera radicale il sistema produttivo e il mercato del lavoro». «Sono stati introdotti - ha spiegato - nuovi strumenti comuni di intervento fiscale al fine di garantire una ripresa economica rapida e diffusa. Il programma Next Generation EU (NGEU) ha ampliato i margini di intervento fiscale e fatto comprendere la necessità di riallocare le risorse, con tecnologie sempre più moderne».

«Altra innovazione - ha soggiunto - è l’impegno dei paesi dell’UE a modernizzare le proprie economie con il ricorso ai Fondi europei, avviando investimenti in grado di autofinanziarsi grazie a guadagni di produttività e a ricadute positive sulla domanda. Sussidi di politica fiscale, con le Banche centrali che hanno acquistato titoli pubblici; è scomparsa la disciplina degli aiuti di stato e la distinzione tra debito pubblico e privato. Così va realizzato un volume adeguato di investimenti pubblici in ciascuna fase congiunturale, attuando con efficacia politiche di riforma strutturale, in tal modo si potrà accrescere la produttività. Tenendo conto delle lezioni apprese durante la pandemia si potrà emergere dalla crisi con un’economia più solida ed una più stretta coesione politica e sociale».

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