Per i capitali da investire è necessario conoscere i mercati e i clienti

Lezione di Andrea D. Beltrame Private banker - Credito Valtellinese agli studenti dell’indirizzo di management degli intermediari finanziari della Laurea magistrale gestione di azienda della Cattolica

Per investire un capitale in differenti classi di investimento così da comporre un portafoglio diversificato il più rispondente possibile alle esigenze dell’investitore da un punto di vista del trade-off rischio-rendimento, è necessario conoscere bene sia i mercati che i propri clienti. Fondamentale dunque analizzare bene lo scenario macroeconomico e decidere appunto “l’asset allocation", una gestione finanziaria di cui ha trattato  Andrea D. Beltrame Private banker - Credito Valtellinese agli studenti dell’indirizzo di management degli intermediari finanziari della Laurea magistrale gestione di azienda, corso del prof. Simone Rossi alla Facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica di Piacenza. Beltrame ha spiegato la necessità di un approccio “top down” ovvero una politica di gestione specializzata nella selezione di titoli di società prescelte in base ad una analisi settoriale, dopo considerazioni di carattere macro economico, compiendo un processo di selezione progressiva. «E’ necessaria - ha detto - una previsione dell’andamento dei tassi e monetari di un paese, quindi un processo di selezione progressiva. Successivamente si crea un “portafoglio” di investimenti per l’area prescelta».

A livello di composizione e gestione del portafoglio si possono distinguere due macro-categorie di asset allocation. Quella definita strategica (o passiva) e quella tattica (o attiva). L’obiettivo della prima è quello di replicare un indice di riferimento, assumendo come ipotesi che il mercato sia efficiente, caratterizzato quindi, da titoli o classi di titoli che in nessuna maniera risultano sopravvalutati o sottovalutati, poiché tutti gli operatori hanno a disposizione tutta l’informazione disponibile. In questa tipologia di approccio si punta tutto, per così dire, sulla diversificazione.

La bontà dell’allocazione passiva si valuta misurando lo scostamento (tracking error) del portafoglio replicato dal mercato di riferimento. L’orizzonte temporale di siffatta politica di investimento non può che essere medio-lungo. I costi associati sono tipicamente inferiori a quelli dei prodotti a gestione attiva. L’analisi dei sistemi economici- ha chiarito- si basano sulla situazione politica, sul contesto sociale,sulla situazione finanziaria e su quella macro-economica. Ci sono poi gli “indicatori di mercato”, ovvero i dati statistici dell’andamento dell’economia. Per i dati “macro” sono più importanti i dati “anticipatori”, perché la previsione muove molto i mercati ed i dati di consenso. Per questo- ha consigliato- bisognerebbe leggere il Sole 24 Ore del sabato.

Ha trattato poi del ruolo delle banche centrali, del Pil ma, ha ribadito: «Il vero “termometro” è la Borsa e l’indice Mibtel dove sono riuniti i titoli a maggiore capitalizzazione e liquidità di mercato. Il Ftse Mib è il paniere più importante di Piazza Affari al quale appartengono tutte quelle azioni di società che svettano per capitalizzazione e per liquidità di mercato». Il dato macro-economico va letto con gli indicatori di mercato. Standard and Poor's, società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo, per esempio è sempre in anticipo. Uno dei punti di riferimento è il mercato australiano perché questo paese è tra i maggiori produttori di materie prime e si muove soprattutto, più che sul dollaro, verso lo yen giapponese e lo Yuan cinese. Ha quindi esaminato il significato dei tassi di disoccupazione ed, ancora più importanti tra gli indicatori, i sussidi che sono settimanali. Si guarda anche all’incremento dei salari medi orari, ovvero la possibilità di spesa e l’aumento dei consumi.

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