Piacentini all'estero, un progetto per capire come sono cambiate le storie di vita e di viaggio

Tra i progetti finanziati dalla Regione tramite la Consulta degli emiliano romagnoli all’estero di cui è presidente il consigliere regionale Gianluigi Molinari, per progetti di ricerca sul fenomeno migratorio, è stato aperto un bando destinato alle università con una capienza finanziaria di 80mila euro. «Ne sono pervenuti - ha chiarito Molinari - dieci per un valore di 200mila euro di richieste e ne saranno finanziati quattro, tra i quali c’è l'università Cattolica di Piacenza». Mauro Balordi, direttore della sede piacentina ha espresso la sua grande soddisfazione, ricordando che nelle sue precedenti esperienze di lavoro aveva avuto modo di conoscere numerose comunità di piacentini all’estero, gente che con caparbietà ha costruito carriere di successo, conoscere meglio la loro storia significa capire meglio quella presente». «Si tratta di un progetto che si focalizza sulla emigrazione piacentina all’estero», ha chiarito la professore Barbara Barabaschi, del gruppo di ricerca della Facoltà di Economia e Giurisprudenza che si è aggiudicata il bando.

«L’obiettivo - ha proseguito - sarà andare a capire come i piacentini emigrati si sono organizzati una volta arrivati nei paesi di destinazione, e se, e come, intrattengono rapporti con la comunità d’origine. Un progetto sviluppato in un’ottica intergenerazionale sinBarabaschiMolinariPiazzaBalordiRizzi-2nel tempo, con un focus specifico sulle attività imprenditoriali. Negli ultimi 20 anni l’emigrazione piacentina è cresciuta molto, circa il 40%. Se prima era concentrata al Sud, poi si è estesa anche al Nord e in Emilia Romagna, dove Piacenza si colloca al secondo posto». Il piano di lavoro prevede che venga costituito un comitato tecnico-scientifico dai partner del progetto e un’equipe di ricerca composta dai ricercatori universitari. La ricerca prevede: analisi quantitativa in serie storica relativa agli iscritti all’Aire dei principali Comuni di partenza della provincia di Piacenza. Case studies sulle caratteristiche delle comunità nelle principali mete di approdo dei piacentini: Londra, Parigi, New York, Buenos Aires. Indagine ad hoc sulle realtà imprenditoriali fondate dai piacentini nei Paesi di destinazione. Raccolta di almeno venti storie di vita e di viaggio sia in loco che a distanza. Azione di animazione territoriale tramite l’organizzazione di focus group presso alcune delle associazioni indagate come momento di interpretazione dei dati e di riflessione comune. Attraverso una stretta partnership con le associazioni di rappresentanza all’estero saranno individuati i testimoni da intervistare e i momenti e le modalità più opportune di somministrazione e raccolta dei questionari.

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I risultati verranno raccolti in un report di ricerca integrato con la realizzazione di videointerviste e docufilm. Il report di ricerca sfocerà in una pubblicazione da parte del Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell’Università Cattolica di Piacenza. Le conoscenze acquisite potranno dare nuovo impulso e rendere più stretti e proficui i rapporti tra Piacenza e le comunità all’estero, in particolare, potranno rivelarsi utili a definire strategie e interventi per l’integrazione e il mantenimento di positivi rapporti con i luoghi di provenienza. Giovanni Piazza presidente dell’associazione Piacenza nel mondo con sede in Provincia ha detto che «c’è una nuova emigrazione, giovane con modalità, tempistiche e problemi differenti, con Londra come punto di riferimento. La nostra missione è di promuovere la cultura, la storia e le tradizioni della città di Piacenza all’estero, nei territori dove le generazioni di cittadini emigrati hanno costituito nuove nuclei comunitari, ma mantenendo i rapporti con le comunità estere di piacentini di vecchia e nuova generazione, attraverso una  rete istituzionale di realtà associative e l’organizzazione di eventi culturali e sociali. I giovani che sono all’estero devono far conoscere le proprie esperienze ad altri giovani che intendono intraprendere la medesima strada, per renderli consapevoli che sono cambiate anche le opportunità, come le difficoltà».

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