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Piacenza, in cerca di un ruolo nel turismo del terzo millennio

Intervista al piacentino Giampietro Comolli, esperto di distretti produttivi e docente di economia del turismo

Il turismo è sempre più al centro dell’economia locale e nazionale. Si parla di turismi incrociati e integrati sempre più prossimali-regionali e di fruitori e utenti di turismo che diventano sempre più visitatori; sempre meno vacanzieri, abitudinari, statici sempre più viaggiatori, curiosi e ricercatori. Da mesi Piacenza ha aperto discussioni in diversi contesti pubblici e politici, c’è voglia di fare ma così è stato anche in passato senza conseguire risultati di rilievo. Negli ultimi tre anni diverse Regioni tra le quali la nostra hanno aggiornato gli strumenti legislativi. Saranno efficaci?

Facciamo il punto con Giampietro Comolli, piacentino di nascita con lunga carriera fra Coldiretti e Consorzi di tutela vini, negli ultimi anni sempre più specializzato in  turismo e di territori produttivi che fanno sistema. 

COMOLLI: “Piacenza è una piccola città di provincia, ma strategica, logisticamente nevralgica, con unicità turistiche, un patrimonio sconosciuto. Durante Expo Milano è stata una delle città più potenzialmente in vista  grazie a un padiglione fisso a Expo per 6 mesi. Inoltre Piacenza nel 2015 ha accolto diversi expoturisti nazionali e stranieri che hanno acquistato i pacchetti turistici del progetto Unpoxexpo2015® per il 76% sul web. Eppure Piacenza è in calo di arrivi e presenze;  è molto frequentata occasionalmente, giornalmente, ma non c’è pernotto.

- Ricetta ricorrente è la necessità di “Fare rete”…

COMOLLI: ”Tutti parlano di fare rete, però poi ognuno decanta solo il proprio orto. Così non si va da nessuna parte. L’esaltazione dell’orto locale deve avvenire in fase di accoglienza, di accompagnamento, di guida sul territorio … non in fase di promo commercializzazione. Il turista straniero e non conoscitore resta frastornato, sceglie un luogo già noto e più diretto. Semplifica. E d’obbligo fare una sola e unita filiera integrata che comprenda mete, cultura e produzione alimentare. Bisogna saper applicare le opportunità dell’area vasta come destinazione turistica composta da enti pubblici, con una struttura unica locale mista in grado di fare governance, indirizzo, progetti, raccolta fondi locali, almeno il 50% del necessario. Bisogna per forza ridurre le voci decisionali, suddividere doveri e diritti, dare responsabilità dirette anche a proloco, volontariato, gal, unioni di comuni.”

- La nuova legge regionale va in questo senso?

R. COMOLLI: “ Certamente la legge quadro della Regione necessita di regolamenti che entrino nel dettaglio, ma questo può allungare l’iter procedurale, per questo occorre partire prima. C’è bisogno di creare un consorzio o società d’area, misto pubblico e privato, di direzione provinciale: fortemente sostenuto e partecipato da tutti per creare sistema fra enti e squadra di imprese, ridurre costi fissi, eliminare doppioni, confermare competenze soggettive, indicare target della domanda voluta, differire la offerta nazionale da quella internazionale e trasversale (ndr: previste dalla LR), raccogliere proposte, essere di supporto a progetti concreti, creare un unico cartellone e un unico brand, mettere in comunione e organizzare i finanziamenti dei singoli membri che operano con leggi nazionali e europee differenti,  segnalare con forza i progetti alla Destinazione Turistica Regionale che deve essere la più ampia area possibile. Da sempre credo nel brand Emilia, fin dai tempi della prima IGT del vino frizzante regionale! Ricordo che la domanda di turismi non guarda ai confini regionali e comunali, per fortuna”. 

Quindi il territorio contrassegnato da un brand unico, un prodotto leader, un sistema esclusivo. Si deve specializzare nella comunicazione e nel messaggio globale forte perché è un territorio più di arrivi che di presenze, molti nazionali e attratti da percorsi naturali, pochi internazionali da incrementare con un unico portale forte. Dieci app turistiche separate con dieci nomi diversi non servono, restano ai margini, sono un costo per le imprese. Piacenza deve puntare a pacchetti-itinerari, albergo diffuso, servizi alla persona, offerta dinamica trasversale, domanda nazionale di transito legati sempre fra via Emilia, via Po e Appennino, all’interno delle quali l’enogastronomia certificata e millenaria e la cultura storica del paesaggio hanno richieste che oggi arrivano da tutto il mondo . Il nostro territorio vanta già centinaia di eventi attrattivi che devono essere messi in ordine e in catalogo unico.

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