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«Piacenza va meglio dell’Italia. Si punti sull'internazionalizzazione e sulla "coltivazione" di talenti»

Il rapporto sul sistema economico fotografa la situazione economica locale

E’ «positivo» il quadro che emerge dal Report 2023 sull’economia locale, presentato oggi al PalabancaEventi di via Mazzini in una Sala Corrado Sforza Fogliani (già dei depositanti) gremita di autorità civili e militari (tra gli altri, il prefetto Daniela Lupo, il sindaco Katia Tarasconi e il questore Ivo Morelli) e addetti ai lavori (i rappresentanti delle Associazioni di categoria piacentine e il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini) e aperta con un applauso di sostegno per gli alluvionati della Romagna.

Dopo sette anni di interruzione, dallo scorso anno - su iniziativa della Banca di Piacenza, dell’Università Cattolica e della Camera di Commercio - è dunque ripresa la pubblicazione del Rapporto annuale sul sistema economico piacentino, distribuito a tutti gli intervenuti al termine dell’incontro. Rapporto dove si legge che «a fronte dei principali vincoli strutturali allo sviluppo, come la debolezza della demografia, la scarsa presenza di grandi imprese, la decrescente propensione imprenditoriale, la perdita di importanti centri direzionali e di proprietà di rilevanti realtà industriali locali, la capacità di “resilienza” delle imprese si è confermata diffusa e significativa, al pari delle prestazioni positive dei territori della regione Emilia Romagna e del Nord Italia in generale. In termini di qualità della vita l’aspetto negativo preoccupante rimane lo squilibrio ambientale, che colpisce da anni anche le altre province confinanti, sia per il tipo di struttura produttiva presente che per le particolare condizioni geomorfologiche della pianura padana. La velocità del cambiamento sociale ed economico richiede risposte calibrate e condivise dagli operatori economici e dalle istituzioni locali. Di qui il monitoraggio permanente dell’evoluzione del tessuto produttivo locale e più in generale del sistema socioeconomico territoriale, insieme ad una lettura condivisa degli scenari economici, sembrano sempre più urgenti per individuare risposte collettive coerenti ed evolute da parte sia degli operatori economici sia delle istituzioni sociali e politiche del territorio».

IL SALUTO DEL PRESIDENTE NENNA - Il presidente della Banca Giuseppe Nenna (autore della prefazione al Report) ha portato i saluti dell’Istituto di credito. «Essere qui oggi - ha sottolineato, ricordando che la Banca ha chiuso il primo trimestre di quest’anno con risultati molto positivi - in questa Sala di recente intitolata a Corrado Sforza Fogliani, alla seconda edizione della Giornata dell’economia piacentina, porta il nostro pensiero al compianto presidente esecutivo di questa Banca: è stata sua, infatti, l’idea di riprendere a celebrare questa Giornata per presentare il Rapporto del sistema economico piacentino curato dal Laboratorio di Economia Locale-LEL (Centro di ricerca dell’Università Cattolica) sotto la responsabilità scientifica del prof. Paolo Rizzi. Un’iniziativa che era diventata tradizione per il territorio a partire dagli Anni ’80 del secolo scorso, ma che si era interrotta ormai da quasi un decennio».

GLI INTERVENTI - Il direttore dell’Ufficio studi di Unioncamere Emilia Romagna, Guido Caselli ha “giocato” con i numeri per dimostrare che «Piacenza va meglio dell’Italia», mentre Lorenzo Turci, ricercatore del LEL, ha passato in rassegna alcuni dati significativi del sistema Piacenza riguardo l’andamento della popolazione (le nascite sono in aumento ma il tasso di invecchiamento cresce), l’anagrafe delle imprese, con una debole crescita di quelle attive nell’ultimo anno, l’export (in calo), l’ambiente (non bene l’inquinamento, con il livello dell’ozono troppo alto). Il prof. Rizzi ha preso in esame i due settori sui quali il Report ha posto maggiore attenzione, il commercio e i servizi alla persona, illustrandone punti di forza e debolezza e ha chiuso il suo intervento ricordando una frase ripetuta spesso dal presidente Sforza: “Dopo aver perso negli anni tanti centri decisionali, bisogna invertire questa tendenza. Piacenza deve tornare a contare di più, molto di più. Soprattutto, deve sveltirsi a tenere a Piacenza le risorse che Piacenza produce”. Roberto Ruozi, professore emerito della Bocconi, ha posto l’accento sulla «buona capacità di resilienza» del sistema Piacenza e sulla difficoltà a trovare margini di ulteriore crescita. Secondo l’illustre ospite «occorre puntare sull’internazionalizzazione e sulla “coltivazione” di talenti».

LA SITUAZIONE - Il 2022 ha consolidato la ripresa dell’anno precedente anche a Piacenza, dopo la crisi pandemica del 2020. Il valore aggiunto provinciale ha raggiunto i 9,6 miliardi di euro con una crescita del 3,9% a prezzi base, con un incremento relativo inferiore alla regione (+4,1%) e all’Italia (+3,9%), ma che ha compensato le perdite dell’anno terribile del Coronavirus. Allo stesso modo l’occupazione è cresciuta di oltre 1.000 unità, raggiungendo i 125.265 addetti nel 2022, migliorando ulteriormente il tasso di occupazione ormai prossimo al 70%. Anche il numero di imprese attive è salito di 55 unità, seppure con un trend di lungo periodo del tutto negativo, a parte la dinamica delle società di capitale, che salgono a 5.587 e contribuiscono a rafforzare il tessuto produttivo piacentino. Va tuttavia segnalato come il tasso di disoccupazione abbia ripreso a crescere (+6,5%) con oltre 8.600 disoccupati in provincia di Piacenza, trainato dall’aumento del tasso di disoccupazione femminile. Preoccupa soprattutto il costante aumento della quota di contratti a tempo determinato, che ha raggiunto nell’ultimo anno il 57,4% del totale delle attivazioni.

Sul fronte dei rapporti con l’estero, le esportazioni si riducono in modo drastico, scendendo a 5,8 miliardi di euro per un calo soprattutto delle vendite in Europa che rappresenta oltre il 75% del totale dell’export piacentino. Il contemporaneo incremento delle importazioni (7,6 miliardi di euro) ha determinato un peggioramento del deficit commerciale provinciale. Il quadro demografico presenta luci ed ombre: da un lato il totale dei residenti si riduce di oltre 300 unità con una popolazione provinciale che scende a 283.435 unità; dall’altro lato i nati sono risaliti a 1.986 unità (+140) per l’aumento del tasso di fecondità. Tuttavia il saldo migratorio sempre molto elevato (7,0) non è più sostenuto dalla crescita della popolazione straniera, che, dopo trenta anni di continuo aumento, scende a 42.124 unità (‐552), lasciando intravedere scenari demografici preoccupanti in termini di incremento degli indici di dipendenza strutturale e degli indici di vecchiaia, già oggi nettamente superiori ai livelli medi nazionali.

Se allarghiamo l’analisi alle componenti sociali ad ambientali dello sviluppo locale, come evidenziati dai rapporti sulla qualità della vita del Sole 24 Ore e sull’ecosistema di Legambiente, possiamo elencare gli indicatori in cui Piacenza registra posizionamenti negativi. In primis gli infortuni sul lavoro, per i quali il territorio si pone al 106° posto nella graduatoria nazionale, poi la qualità dell’aria, consolidato punto di debolezza dell’area (97°), la qualità ricettiva e la densità di posti letto (rispettivamente 98° e 95°). Emerge quindi una scarsa competitività dell’offerta del settore alloggi a fronte di una crescita notevole della domanda e dei flussi turistici in entrata. Ancora la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (eolico, idroelettrico, solare e geotermico) in cui il posizionamento di Piacenza è modesto (94°), così come il tasso di imprenditorialità giovanile (75°). Si conferma l’ambito ecologico come il più penalizzato in provincia di Piacenza, con i dati davvero negativi su emissioni di polveri sottili (82°), biossido di azoto (67°) e soprattutto ozono (90°), nonostante i netti miglioramenti nell’ultimo decennio. Ma anche la quantità di rifiuti urbani per abitante (105°), le vittime da incidenti stradali (90°), il tasso di motorizzazione (80°), i consumi idrici procapite (81°), a testimoniare un modello di sviluppo e consumo ancora poco orientato alla decarbonizzazione e alla transizione energetica. Il bicchiere mezzo pieno è al contrario legato ad alcuni indicatori sicuramente positivi. Dal punto di vista demografico il saldo migratorio e la quota di immigrati regolari sulla popolazione (2° posto in Italia), così come il numero di imprese straniere (16°), nonostante l’inversione di tendenza dell’ultimo anno. Nell’ambito economico si conferma la ricchezza del territorio, con il terzo posto nella graduatoria nazionale per i depositi bancari per abitante, l’elevato tasso di occupazione (11°), l’elevatissima propensione alle esportazioni (11°), nonostante il calo inatteso dell’ultimo anno.

La pandemia del 2020, le spinte inflattive precedenti e successive alla crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina hanno certamente acuito le pressioni sul lato debole del mercato del lavoro piacentino e sul tessuto sociale del sistema locale. Di qui l’urgenza di interventi condivisi da parte delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria, sempre più consapevoli della necessità del coordinamento delle iniziative, come dimostrato nella progettazione legata al PNRR o nei nuovi progetti per l’attrazione di investimenti non solo nel settore logistico. Il nuovo Piano Territoriale di Area Vasta di Piacenza (PTAV 2021) propone come vision di sviluppo una “provincia attraente, snodo territoriale ed eccellenza nel sistema padano”, che cerchi quindi di superare il modello della “capitale della logistica”, e riconosca il valore strategico delle vocazioni storiche del territorio: la food valley fondata sui comparti della trasformazione della carne, del caseario, del vitivinicolo e del pomodoro; l’automation valley, che rappresenta un vero e proprio distretto attivo nei comparti delle macchine industriali, della raccorderia e della meccanica avanzata, con fortissima propensione internazionale e deciso orientamento all’innovazione tecnologica; il settore dei servizi alla persona, che offre una rappresentazione emblematica della partnership pubblico‐privato con realtà nel sanitario e nel sociale capaci di integrare efficienza economica, sensibilità solidale, risposta creativa ai bisogni crescenti di una popolazione sempre più vulnerabile.

Le nuove sfide del sistema piacentino sono quindi legate al consolidamento dei tradizionali fattori competitivi e cooperativi del tessuto locale, ma richiedono un ripensamento continuo dei modelli di consumo e produzione nell’ottica della sostenibilità, ovvero dell’equilibrio tra dimensione economica, sociale e ambientale della vita collettiva.

IL SISTEMA DEL CREDITO - Per quanto riguarda la dinamica dei depositi negli ultimi anni, Piacenza ha seguito il trend espansivo regionale e nazionale fino al 2021, per poi diminuire leggermente nel 2022. Dal 2011 al 2021 i depositi sono cresciuti del 70,7% a Piacenza, raggiungendo un picco di 10,8 miliardi di euro, per poi scendere dell’1.2% nell’ultimo anno a quota 10,7 miliardi. La crescita complessiva dal 2011 al 2022 è stata del 68,7% a Piacenza, 73,0% in Emilia‐Romagna e 66,1% in Italia. La dinamica dei prestiti è diversa rispetto a quella dei depositi. Il trend è inizialmente decrescente e poi stabile o in lieve crescita per tutti i territori analizzati. L’evoluzione dei prestiti nella provincia di Piacenza diminuisce del 18,2% fino al 2020 - toccando un minimo di 6.474 milioni - e negli ultimi due anni cresce del 3,3% (2021: +0,6%; 2022: +2,7%), un tasso di crescita secondo solo a quello regionale (+4,0%). A livello strutturale, si conferma un dato storico del territorio piacentino: uno scarto tra impieghi e raccolta molto più ampio di tutte le province limitrofe. Questo testimonia la forte propensione piacentina al risparmio, che però non è accompagnata da livelli altrettanto elevati di investimenti produttivi sul territorio. La provincia di Piacenza è stata la prima, nel 2014, a scendere sotto al livello di parità fra prestiti e depositi. Il numero di sportelli bancari è in diminuzione in tutti i territori analizzati. Questa decrescita è spiegata dai diversi cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nell’ambito del settore creditizio (avvento del digitale, dell’home banking, riduzione dell’uso del contante…). A livello nazionale la riduzione dal 2011 è stata del 37,6%, a livello regionale del 38,4%. In provincia di Piacenza questa decrescita è stata molto più lenta, assestandosi a - 27,1% nel 2022. A Piacenza il calo degli sportelli è stato minore, arrivando a 56,1 sportelli ogni 100.000 abitanti nel 2022, risultato che deriva anche dalla politica di sostegno al territorio portata avanti dalla banca locale, Banca di Piacenza. Il calo maggiore si è registrato invece a Parma (-39,5%), dove nel 2022 si contano 48,1 sportelli ogni 100.000 abitanti.

RINGRAZIAMENTI - Al termine della relazione l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, “ringrazia il presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Piacenza, Giuseppe Nenna, per aver confermato la Giornata dell’economia piacentina ed i componenti del Comitato di indirizzo e di coordinamento, Eduardo Paradiso, Domenico Capra, Alessandro Saguatti, segretario generale della Camera di Commercio di Piacenza, per il prezioso lavoro di accompagnamento nel percorso di analisi e di ricerca. Un sincero ringraziamento anche agli imprenditori e agli operatori che hanno partecipato ai diversi focus group di approfondimento, in ordine alfabetico: Corrado Albertin, Ulisse Belluomini, Roberta Bonini, Stefano Borotti, Eleonora Corsalini, Francesca Cavozzi, Alessandro De Santis, Cristian Gaiani, Michela Gandolfi, Paola Gemmi, Simona Lavelli, Cristian Lertora, Claudio Oltremonti, Gianluca Menozzi, Martina Platè, Fabrizio Samuelli, Vittorio Sanna. Grazie a loro il rapporto sul sistema economico piacentino si è arricchito anche di valutazioni e previsioni difficilmente ricavabili dalle statistiche ufficiali. Ancora un riconoscimento anche ai direttori e referenti delle Associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confapi, Libera Artigiani, Unione Provinciale Artigiani, Lega Cooperative e Confcooperative, per aver facilitato l’incontro con gli operatori economici soci delle loro organizzazioni. Infine, ma non ultimo, segnaliamo il contributo dell’Ufficio Studi di Unioncamere Emilia Romagna nelle persone del suo direttore Guido Caselli e di Mauro Guaitoli, per aver condiviso dati, ricerche e analisi e così arricchito in modo significativo il presente rapporto”.

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