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Martedì, 18 Gennaio 2022
Economia

Pnrr, Cingolani: «Sospeso il progetto di rinaturazione del Po»

Il ministro per la transizione ecologica a Quarta Repubblica dopo il servizio sul Po: «Nessuno è soggetto attuatore a priori, tutto verrà messo a bando»

«Il progetto di rinaturazione del Po vale 357 milioni e comprende 37 azioni che vanno dal Piemonte al Veneto. Potrei elencarle un’infinita serie di procedure tecnocratiche e burocratiche che dovrebbero tutelare gli interessi dello Stato. In particolare tutto verrà seguito dall’Autorità del bacino Po, con un accordo che coinvolge quattro regioni, l’agenzia interregionale del Po e che nel 2022 quello che avesse uno scritto generico verrà trasformato in progetto esecutivo e nel 2023 partirà per le autorizzazioni. Chiaramente l’autorità del bacino del Po nel vedere i progetti esecutivi valuterà tutte le potenziali situazioni critiche e di conflitto di interesse. Io le potrei dare questa risposta di ufficio e cavamela, ma non è proprio il mio costume. Le dico sinceramente quello che penso. Avete fatto un servizio intelligente, avete sollevato delle questioni che sono assolutamente di interesse. Non posso prescindere dal fatto che dietro il Pnrr c’è, oltre al lavoro di tante persone tra cui il mio, la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo. Non solo non possiamo permetterci dubbi, ma non possiamo permetterci nemmeno retropensieri. Io dopo aver preso visione di tutto quanto, guardato i numeri e anche capito cosa è questo intervento, ho deciso che verrà espunto dal gruppo dei 37». Queste le parole del Ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani intervistato questa sera da Nicola Porro a “Quarta Repubblica”, in merito all’inchiesta realizzata dalla trasmissione sul presunto conflitto di interessi su un progetto per la rinaturazione del fiume Po per cui sono stati chiesti finanziamenti del Pnrr.

«Dopo di che, aspetteremo che l’autorità di bacino faccia le sue verifiche, ho parlato oggi con il direttore dell’autorità di bacino. Eventualmente, se ci dovessero essere profili di conflitto di interesse, o si cancellerà del tutto il progetto oppure si procederà a normalissimi espropri. Francamente credo che la soluzione sia scritta in qualsiasi libro e non necessiti di particolare inventiva se non di grande serietà». E aggiunge: «Il secondo messaggio che volevo darle dopo avere presentato la situazione e detto del primo – che è appunto che ho deciso di fermare questo progetto  – è che, nemmeno a farlo apposta, prima che venisse il vostro interessante servizio, io avevo parlato con il generale Valerio Giardina., capo dei N.O.E. ecologico, il nucleo dell’arma sostanzialmente è vigilato dal nostro Ministero e gli avevo chiesto, con la benedizione del Comandante Generale Teo Luzi, di assisterci in tutta la fase di bandi ed esecuzione. Nemmeno a farlo apposta dopodomani sono all’Accademia degli Ufficiali dell’Arma e presenterò tutti i progetti Pnrr al Generale Giardina e al suo team perché avevamo deciso -  indipendentemente dal vostro servizio che ribadisco essere utilissimo, perché il giornalismo è sempre utile - di seguire dal punto di vista dell’implementazione ma anche dei bandi tutto quello che faremo nei prossimi giorni. Concludo dicendo che né Wef né Anepla sono firmatari di nulla, vorrei che fosse chiaro. Quando io mi sono insediato come ministro ho trovato decine di progetti che erano presentati da entità che dicevano di essere soggetti attuatori. L’Europa non vuole questo. Noi abbiamo preso anche molte idee buone, le abbiamo rielaborate in un grande programma gigantesco che dura cinque anni. Nessuno è soggetto attuatore a priori, tutto verrà messo a bando competitivo. Il mio tentativo di avere anche l’Arma che ci aiuterà nella valutazione serve proprio ad assicurar bandi competitivi fatti in maniera onesta, trasparente e corretta, nel modo e nella forma. Finché io sarò seduto su questa sedia farò del mio meglio perché questo avvenga».

In merito all’energia del futuro, Roberto Cingolani afferma: «Soluzioni compatibili per l’energia del futuro?  L’ha detto persino Greta, che per me non è un referente tecnico, in un dialogo che più in là potremmo avere bisogno del nucleare, perché potrebbe non essere sufficiente l’accelerazione data dalle rinnovabili. Che in Italia e in altri Paesi si sia deciso di non utilizzare le centrali nucleare di prima e seconda generazione con i vecchi referendum ha un suo senso e io francamente non mi imbarcherei nella costruzione di una centrale di prima o seconda generazione. Quello che non ha senso è pensare che dietro l’aggettivo nucleare si celino solo ed esclusivamente tecnologie pericolose, poco efficaci e costose…  Certamente i nuovi reattori piccoli, le macchine di quarta generazione su cui si sta cominciando a investire, potrebbero essere e dico potrebbero, perché la tecnologia non è un’opinione, e non è un’ideologia, è tecnologia dobbiamo vedere i numeri quanto costa un megawatt, quanto scorie fanno per ogni megawatt e quanto sono sicure. Supponiamo che fra 10 anni, che è il tempo ragionevole, scopriamo che questi reattori sono convenienti e sicuri, credo se ne debba parlare. Il progetto di lungo termine è quello di avere la fusione nucleare, diversa dalla fissione dove si rompe un atomo grosso per avere energia mentre nella fusione si prendono due atomi leggeri e si fanno fondere come succede nelle stelle, probabilmente sarà la vera energia universale del futuro completamente verde. Ma se non investiamo adesso in conoscenza, ricerca, sviluppo, tecnologia, innovazione, educazione guarderemo nel buco della serratura quello che faranno i Paesi che guardano al futuro con più lungimiranza di noi, questo è il messaggio che posso dare non come ministro ma come cittadino padre di tre figli, come scienziato e in ultimo come ministro e spero ci riflettano tutti».

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