Pomodoro biologico: raddoppia la produzione, nuove opportunità per il settore

La crescita dei consumi biologici e le opportunità per la filiera del pomodoro del Nord Italia sono stati oggetto di un convegno (e di una successiva tavola rotonda) coordinata da Gabriele Canali dell’Università Cattolica di Piacenza che si è svolta a Piacenza Expo nell’ambito di Tomato World

I numeri sono significativi: gli ettari investiti a pomodoro biologico dal 3,4 % del 2015 sono passati a 6,6 % nel 2017, perché aumenta la domanda ed il mercato cresce, per questo la produzione bio, affiancata a quella integrata, significa possibilità di crescita per tutto il comparto che può contare su una filiera coesa e sulla professionalità dei produttori. La crescita dei consumi biologici e le opportunità per la filiera del pomodoro del Nord Italia sono stati oggetto di un convegno (e di una successiva tavola rotonda) coordinata da Gabriele Canali dell’Università Cattolica di Piacenza che si è svolta a Piacenza Expo nell’ambito di Tomato World, giornate dedicate al sistema del pomodoro da industria. Tiberio Rabboni presidente dell’OI pomodoro da industria del Nord Italia, confermando la crescita, ha messo in guardia dai fenomeni speculativi sul falso bio che quando viene scoperto viene amplificato dai media coinvolgendo il vero bio che gode della fiducia dei consumatori: «Come OI noi puntiamo su una filiera bio del Nord Italia, vera, con regole condivise e quindi di elevatissima affidabilità, un valore aggiunto che garantiscono i sistemi organizzati ed autoregolati». 

Lorenzo Mantelli dell’Ufficio Tecnico dell'OI ha mostrato le cifre più significative delle produzioni di pomodoro bio nel Nord Italia. «Vogliamo - ha detto - rafforzare regole condivise, migliorare la qualità e la trasparenza. 40mila ora gli ettari bio in Italia dai 35mila del 2015. Ferrara è la maggior produttrice (con Ravenna 1800 Ha), Parma e cresciuta ma anche Piacenza».  La trasformazione è in passate, poi polpe e doppi concentrati, soprattutto per il canale industriale, ma anche retail (vendita dettaglio) e ristorazione collettiva. «Crediamo molto - ha detto Francesco Giardina del Mipaaf - nell’interprofessione. I consumi bio in Italia oggi rappresentano circa il 20%, il 50% per frutta ed ortaggi e uova. Per la vendita si utilizza soprattutto la moderna distribuzione. Il Sud Italia è un grande produttore, il Nord il consumatore. Il bio in Italia rappresenta il 14,5% della SAU. In Ue il primo produttore è la Spagna, quindi Francia e Germania. In Italia la regione più produttiva è la Sicilia, quindi Calabria e Sardegna ed al Su cresce la trasformazione diretta». Giardina ha parlato poi delle novità normative relative al nuovo regolamento europeo per il bio. Le nuove regole, prevedono controlli su tutta la filiera, certificazione di gruppo per le piccole aziende e banche dati per aumentare l'offerta di semi bio e saranno applicabili dal 2021.

Giardina ha anche ricordato le numerose critiche, ma come sempre bisogna accettare dei compromessi, ma l’Italia è sempre stata all’avanguardia anche in questo settore e per la normativa come per i controlli. Molti hanno lamentato l’assenza di una armonizzazione tra i vari stati membri sulle soglie di contaminazione da sostanze non autorizzate dei prodotti biologici e la possibilità di commercializzare prodotto biologico, anche se contaminato da pesticidi accidentalmente; è stata considerata troppo lunga la deroga per le produzioni biologiche in serra in alcuni paesi del nord Europa (Finlandia, Svezia e Danimarca). Molte perplessità sono state espresse, infine, anche sulle importazioni di prodotti biologici provenienti dai Paesi extra Ue perché si vuole garanzia di equità con le condizioni e gli standard qualitativi che i produttori Ue sono tenuti a rispettare. E’ seguita la tavola rotonda  coordinata da Gabriele Canali con gli interventi di Paolo Gazza, Gorino Lupi, Arturo Santini, Marzio Andrea Olgiati, Fabrizio Fichera, Francesco Scocozza e Tiberio Rabboni.  In precedenza l’onorevole Giuseppe Romanini della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha ricordato di essere stato promotore dell’etichettatura di origine per tutte le lavorazioni del pomodoro italiano, un valore aggiunto essenziale. Ha lodato l’azione dell’OI Nord Italia, uno dei riferimenti per organizzare la filiera e per la programmazione. La legge sul bio in Italia sarà approvata prima del termine della legislatura per dare ordine alle organizzazioni dei produttori. Il bio è un’attività di interesse nazionale ed ha una funzione sociale e bisogna dare provvedimenti per la programmazione. Ci sono già a disposizione le risorse e molto potrà fare l’OI.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Carla non ce l'ha fatta, il suo alpino Stefano la piange dopo la serenata davanti all'ospedale

  • San Nicolò, schianto all'incrocio tra un'ambulanza e un'auto: quattro feriti

  • Cacciatore cade in un dirupo e muore

  • «Noi facciamo sesso, licenziateci tutte». Il Centro Tice prende posizione sul caso della maestra di Torino

  • Nuova ordinanza della Regione: aperti i negozi nei festivi. Ma si rimane in fascia arancione

  • Farini, addio al ristoratore Adriano Figoni

Torna su
IlPiacenza è in caricamento