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Monica Venturini

Monica Venturini

Pomodoro, Confagri Parma: «Inaccettabile il prezzo di riferimento di 75 euro a tonnellata»

Confagricoltura Parma: «Industria e grande distribuzione non possono continuare a chiedere sempre più qualità agli agricoltori e poi non garantire nemmeno il pagamento dei costi di produzione»

«Il prezzo di riferimento proposto di 75 euro a tonnellata per il pomodoro da industria non può costituire la base per una trattativa perché è poco rispettoso nei confronti dei produttori agricoli e della loro professionalità. Industria e Grande distribuzione non possono continuare a chiedere sempre più qualità agli agricoltori e poi non garantire nemmeno il pagamento dei costi di produzione».
Confagricoltura Parma prende posizione sulle difficoltà del tavolo di contrattazione del pomodoro da Industria del Nord Italia che vede impegnate le industrie di trasformazione e le organizzazioni di produttori in vista della determinazione del prezzo del pomodoro per la campagna 2016.
«Il problema sostanziale è il prezzo di riferimento proposto - sottolinea la presidente di Confagricoltura Parma Monica Venturini - I 75 euro a tonnellata, lo scorso anno furono 92, non possono costituire la base per la trattiva. Un'offerta così va rigettata in toto e non si può neppure iniziare a parlare di parametri qualitativi che per giunta sarebbero ulteriormente penalizzanti. La proposta sulla quale si sta ragionando parte da un prezzo di riferimento che non può essere accolto perché ben al di sotto dei costi produttivi diretti. Inoltre, il complesso sistema delle tabelle penalizza difetti qualitativi minori ampliando ulteriormente il margine di aleatorietà».

«Se consideriamo che l'indice medio di pagamento – sottolinea ancora Venturini - negli ultimi anni, è stato del 90%, una quotazione insoddisfacente ci porrebbe da subito in affanno. Se poi alle criticità della trattativa del prezzo del pomodoro si aggiungono le perduranti difficoltà di Copador, la realtà cooperativa del settore più importante per Parma il cui peso grava esclusivamente sui produttori, rischiamo veramente che la cosiddetta food valley diventi per le nostre aziende agricole una vera e propria valle della morte e che si perda un'altra importante coltura per il Parmense quale è il pomodoro».
Confagricoltura Parma lancia un appello ad una maggiore responsabilità di tutte le parti della filiera. «Dobbiamo perseguire l'obiettivo comune – sottolinea Venturini – di favorire il dialogo all’interno dell'intera filiera al fine di governare domanda e offerta, e in questo le Organizzazioni di produttori devono fare molto di più, limitando un’offerta che se lasciata a sé stessa comprometterà la redditività dell'intero settore».

«Questo – conclude Venturini – è anche il momento in cui si deve ponderare e programmare in sinergia con il sistema. Per questo, rivolgo un invito alle Op per una significativa riduzione delle superfici programmate e per la sospensione, almeno per una settimana, della produzione di piantine in serra. Lo ritengo opportuno, essendo il ruolo delle Op quello di gestire l'offerta. Del resto, con queste prospettive, gli agricoltori non saranno certo tentati di eccedere nell'opzionare superfici a pomodoro, considerando gli elevati e inderogabili costi di produzione a cui sono anticipatamente esposti».

 

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