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Pomodoro, Confagricoltura convoca la sezione di prodotto

Lambertini: «La trattativa rispetti i tempi altrimenti si rivedano i pre-contratti»

La trattativa per il contratto quadro del pomodoro da industria è in una fase di stallo con le rappresentanze delle industrie di trasformazione che di fatto non hanno assunto posizione inviando ai tavoli referenti senza potere decisionale. Confagricoltura Piacenza ha fatto il punto convocando la sezione di prodotto il 2 febbraio. I mercati mondiali spingono la domanda e l’industria ha fatto sapere di necessitare maggiori quantitativi rispetto alle ultime campagne, ci sarebbero i presupposti per una trattativa di soddisfazione da parte di tutti i partecipanti alla filiera, ma non è così. La parte agricola ha risposto positivamente alle richieste delle industrie e le OP si sono impegnate, attraverso i pre-contratti, a fornire indicativamente 28.5 milioni di quintali per la prossima campagna. L’incremento produttivo sarebbe in buona parte dovuto alla crescita di prodotto bio che, parallelamente, le industrie hanno rassicurato di poter lavorare senza che questo prodotto generi ritardi nel ritiro di quello tradizionale.  Fin qui tutto bene, se non che con questi quantitativi, stante l’attuale capacità di trasformazione del bacino, la campagna dovrebbe durare 60-65 giorni aumentando notevolmente le difficoltà e i rischi connessi al prodotto tardivo.

«Per riuscire a trasformare tutto questo prodotto senza difficoltà non si deve verificare alcun intoppo né in fabbrica, né in campo. Ad assumersi il rischio di una campagna così lunga e intensa non possono essere solo gli agricoltori» – commenta Giovanni Lambertini, presidente della sezione di prodotto provinciale e regionale. «Se si procede con il dare applicazione ai pre-contratti è necessario che nell’accordo quadro vengano contemplate premialità significative, con ulteriori incrementi che vadano a coprire il rischio incrementale a mano amano che ci si avvicina alla stagione autunnale, per il prodotto tardivo, su cui nessuno, nonostante la grande competenza produttiva degli agricoltori piacentini, è in grado di fornire garanzie. Chiediamo che la tabella dei difetti minori venga semplificata e che le penalità per questi difetti vengano ridotte. Infine, è giunto il momento di fissare la base cento del grado brix a un riferimento oggettivo che potrebbe essere 4.85, già leggermente superiore alla media registrata dall’OI». La sezione di prodotto ha concordato sulla necessità che queste rassicurazioni giungano dalla sottoscrizione dell’accordo quadro chiedendo che le parti, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, si approccino alla trattativa con la volontà di giungere entro la metà di febbraio anche alla definizione di un prezzo di riferimento che possa essere un punto di equilibrio in considerazione del continuo incremento dei costi produttivi. Va rilevato, infatti, il sensibile aumento del costo degli agrofarmaci e delle attrezzature a cui si affianca un maggiore onere delle polizze assicurative: un quadro che, in mancanza di certezze, potrebbe spingere gli agricoltori a rivedere i piani colturali. «Chiediamo trasparenza e senso di responsabilità – conclude Lambertini – in questi giorni gli agricoltori stanno procedendo alla prenotazione delle piatine, se la parte industriale dovesse continuare a sfilarsi dai tavoli della trattativa è opportuno che anche le Op si sentano sollevate dall’obbligo di onorare i pre-contratti. Sarebbe, tuttavia, una prospettiva pericolosa e restiamo convinti che una maggior collaborazione all’interno della filiera tuteli di più gli interessi di tutti rispetto ai giochi di parte».

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